La torre di barili (e l’ambientalista col SUV)

 La torre di barili (e l’ambientalista col SUV)

La torre di barili (e l’ambientalista col SUV). Articolo di Pietro Cambi, geologo e ingegnere ambientale, membro di Aspo Italia.

C’è una scena che si ripete con una regolarità quasi scientifica.

Da una parte: una turbina eolica. Torre bianca, alta, visibile da chilometri. Non è un bonsai: è un oggetto industriale e si vede.

Dall’altra: la protesta “ambientalista”. Che arriva – guarda caso – in SUV. Spesso in gruppo, spesso con l’aria di chi ha appena scoperto la Natura cinque minuti fa, e talvolta con la creatività necessaria a infilarsi su stradine forestali o piste “di servizio” (quelle dove, guarda un po’, non dovresti stare).

Foto indignata. Story. Hashtag. E poi tutti a casa.

Ora: invece di litigare su “si vede / non si vede”, facciamo un esperimento mentale volutamente assurdo. Ma utile.

L’esperimento: costruiamola coi barili

Immaginiamo di costruire la turbina con barili di petrolio, come fosse fatta di Lego.

Trascuriamo le pale (che, in volume, contano poco rispetto al resto). Da lontano resta una torre.

Adesso la parte istruttiva: invece di lasciarla lì a produrre energia, immaginiamo di darle fuoco.

Ogni anno.

E ogni anno ne ricostruiamo una identica, sempre di barili, e la bruciamo di nuovo… per vent’anni.

Perché? Perché dobbiamo produrre la stessa energia che la turbina produrrebbe con il vento.

A quel punto la domanda diventa ridicolmente semplice. Cosa impatta di più? Una torre di acciaio e cemento che produce energia e poi si smonta, dopo decenni, recuperando acciaio rame, terre rare e smaltendo alcune tonnellate di vetroresina o carbonio (le pale giustappunto) oppure una torre di barili che bruci e ricostruisci ogni anno?

Sembra assurdo no, anche solo discuterlo. Eppure si discute, perché I barili equivalenti di petrolio si producono lontano, si bruciano lontano e in fondo finiscono in atmosfera, non si ammucchiano anno dopo anno a formare una piramide (se lo facessero dopo trenta anni sarebbero alti come una delle piramide di Giza, quella di Micerino… vi risparmio i conti).

Restiamo alla torre di barili: due conti (da esseri umani)

  • Assunzione di producibilità: 2.500 kWh/anno per kW installato.
  • Potenza: 5 MW = 5.000 kW.
  • Produzione elettrica annua: 5.000 × 2.500 = 12,5 GWh/anno.

Per produrre 12,5 GWh elettrici con una centrale termoelettrica devi bruciare più energia primaria. Se prendi come ordine di grandezza un rendimento medio netto del parco CCGT pari a circa 53%, l’energia primaria evitata è ~23,6 GWh_prim/anno.

Traduzione in barili equivalenti (BOE): usando 1 BOE ≈ 5,8 milioni di Btu (≈ 1,7 MWh), si ottengono circa 13.900–14.000 barili equivalenti all’anno.

E qui arriva l’immagine che fa male. Un barile “fisico” è 42 galloni USA, cioè circa 159 litri (0,159 m³). Quindi 13.900 barili equivalgono a ~2.200 m³ di volume. Se li impili in una torre alta 120 m (come la turbina), viene una colonna con diametro di circa 5 m. Cioè: ogni anno la turbina evita una “torre di barili” della stessa scala visiva della torre che ti infastidisce.

Debito energetico: quanto ci mette a ripagarsi?

Le analisi LCA riportate dall’IPCC (SRREN) collocano il tempo di ritorno energetico dell’eolico onshore nell’ordine di pochi mesi (circa 3,4–8,5 mesi). Dopo quel periodo il saldo è positivo. Per il resto della vita utile l’impianto produce energia “netta” rispetto a quella incorporata in fondazioni, strade, torre, cavi, ecc.

Debito ambientale (consumption-based): le cose non-CO₂

Se ragioni davvero “consumption-based”, la differenza tra eolico e fossili non è estetica: è un confronto tra filiere.

Metano: la filiera fossile ha perdite, venting e flaring; la riduzione delle emissioni di metano nel settore energia è oggi oggetto di regolazione specifica UE.

Salute: l’inquinamento atmosferico outdoor è stato classificato cancerogeno per l’uomo (IARC, Gruppo 1).

Fauna: le turbine uccidono uccelli.. risposta: sì. Ma la domanda corretta è “rispetto a cosa?”. Stime divulgate dal MIT indicano un ordine di grandezza molto più alto per i fossili per unità di energia prodotta.

La morale (da attaccare al parabrezza)

Se ti dà fastidio la turbina perché “si vede”, è legittimo discuterne. Ma allora metti accanto (mentalmente) la torre di barili che evita ogni anno. E chiediti quale paesaggio preferisci: una torre che sta ferma e produce energia, oppure una torre che non vedi perché la bruci altrove, ma che devi ricreare e incendiare ogni anno.

E già che ci sei: quando vai a protestare… magari lascia il SUV a casa. Oppure, almeno, evita le strade forestali “creative”. La coerenza, ogni tanto, è una rinnovabile anche lei.

Immagini

Copertina: Illustrazione (realistica) di fantasia: turbina eolica fatta di barili (≈13.900).

Infografica numerica: confronto volume barili evitati/anno e ingombro turbina 5 MW (assunzione 2.500 kWh/kW anno).

Numeri e riferimenti (in coda)

Numeri principali

  • Produzione: 5 MW × 2.500 kWh/(kW·anno) = 12,5 GWhₑ/anno
  • Energia primaria evitata (η_CCGT ≈ 0,53): 12,5/0,53 = 23,6 GWh_prim/anno
  • 1 BOE = 5,8 MMBtu ≈ 1,7 MWh → ~13.900 BOE/anno
  • 1 barile = 42 US gal ≈ 159 L ≈ 0,159 m³ → volume “barili” ≈ 2.200 m³/anno
  • Torre di barili alta 120 m: diametro ≈ 4,8–5,0 m
  • Energy payback eolico onshore: ~3,4–8,5 mesi (IPCC SRREN)

Riferimenti (cliccabili)

Leggi anche: Game, set e match: vincono le rinnovabili

Redazione

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