Game, set e match: vincono le rinnovabili
Le rinnovabili producono, oltre all’energia, anche ricadute positive sul territorio. Il nucleare no. Articolo di Fabio Roggiolani, cofondatore Ecofuturo Festival.
Il 23 novembre 2003, da Policoro a Scanzano, si svolse una grande manifestazione contro l’individuazione di Terzo Cavone di Scanzano Jonico come sito destinato a ospitare 60 mila tonnellate di scorie radioattive. Alla protesta presero parte circa 100 mila persone e la mobilitazione andò avanti per 15 giorni consecutivi, con una presenza quotidiana di almeno 10 mila manifestanti, fino all’annuncio ufficiale della revoca della decisione.
Quel deposito avrebbe dovuto contenere scorie radioattive altamente pericolose e inquinanti, provenienti da una centrale nucleare. Prima e dopo, due referendum popolari hanno espresso chiaramente il “no” degli italiani al nucleare. E ancora oggi nessun comune si è dichiarato disponibile ad accogliere un’ipotetica centrale, nonostante i progetti vagheggiati dal governo attuale. Certo, la mobilitazione degli ecologisti e di un grande movimento popolare è stata decisiva. Ma la verità è che l’Italia è un Paese naturalmente adatto alle rinnovabili e profondamente inadatto al nucleare.
Adatto alle rinnovabili:
- Per il Sole, che rende il fotovoltaico competitivo ovunque, con rendimenti eccellenti al Sud ma più che buoni anche al Nord;
- Per l’eolico: è vero che non abbiamo i venti costanti della Danimarca, ma le moderne pale alte oltre 200 metri intercettano le correnti d’alta quota, presenti sia lungo i crinali appenninici che in mare;
- Per l’idroelettrico: grazie alle Alpi e agli Appennini, l’Italia è stata la prima potenza europea in questo campo. E fino al 1950 produceva energia al 100% rinnovabile;
- Per la geotermia: inventata proprio in Italia, siamo stati i primi al mondo a sfruttarla, rimanendo leader fino a circa dieci anni fa;
- Per il biogas: nelle grandi pianure, la valorizzazione degli scarti agricoli e delle deiezioni animali genera energia e allo stesso tempo restituisce fertilità ai suoli, grazie a innovazioni nate dal lavoro dei nostri agricoltori e dell’industria.
- In sintesi, l’Italia ha tutte le condizioni per tornare, come nel 1950, un Paese 100% rinnovabile.
Inadatto al nucleare:
- L’Italia ha una densità abitativa 1,4 volte quella cinese e più che doppia di quella francese:. Di territori deserti, dove “nascondere” una centrale, semplicemente non ce ne sono;
- Ogni angolo del Paese custodisce siti turistici, culturali e opere d’arte. Se pale eoliche e pannelli fotovoltaici non scoraggiassero mai il turismo (smentendo gli “annientalisti”), un territorio con una centrale nucleare sarebbe invece evitato come la peste;
- Le aree con potenziale geotermico coincidono con quelle sismiche e vulcaniche: un ambiente in continua agitazione che moltiplicherebbe i rischi nucleari.
Si continua a proporre il nucleare come opzione “più conveniente”, ma la realtà è un’altra. Da anni eolico, idroelettrico e soprattutto fotovoltaico sono più economici, come riconoscono tutti gli studi internazionali e come può constatare chiunque guardando ai costi reali. Pensare di progettare oggi nuove centrali “per garantire la continuità” della rete è fuori tempo massimo. Da un lato, rinnovabili non discontinue come geotermia e biogas, insieme all’idroelettrico con i sistemi di pompaggio, assicurano stabilità. Dall’altro, il crollo dei costi delle batterie e la nascita di decine e decine di centri di storage in tutto il Paese stanno già risolvendo il problema.
Come direbbe Sinner: game, set e match vinto dalle rinnovabili. In più, l’Italia ospita aziende innovative che stanno sviluppando e già esportando tecnologie di accumulo energetico stagionale. Trattasi di sistemi a sabbia, a CO₂, a gravità e molto altro. Un settore in piena espansione che ci proietta non solo verso l’autonomia ma anche verso l’esportazione internazionale.
La rinascita delle aree interne marginali
In Italia ci sono 13 milioni di persone che vivono distribuite nel 60% del territorio nazionale. Sono comunità che hanno bisogno dello sviluppo delle rinnovabili, non solo per contribuire alla transizione ecologica, ma anche per avere ricadute economiche e occupazionali concrete e per ridurre i propri costi energetici.
Proprio per questo, di recente, intervenendo in una conferenza stampa alla Camera, dopo aver discusso con alcuni grandi produttori di fotovoltaico, ho proposto il “lodo 5 centesimi”. Chi risiede in comuni che ospitano impianti rinnovabili utility scale deve poter accedere all’energia elettrica a 5 centesimi di euro al kWh – parlo del prezzo della componente energia per essere chiari. Cioè a circa un terzo dell’attuale miglior prezzo di mercato. È una misura attuabile con la formula dei PPA (Power Purchase Agreement). Ovvero accordi pluriennali tra produttori e consumatori di energia, già oggi utilizzati a livello industriale e che, con gli opportuni accorgimenti, possono essere estesi anche al consumo domestico e ai territori ospitanti.
Le rinnovabili permettono quindi di immaginare un’energia che, se gestita non in modo predatorio, può premiare tutti i cittadini. Con un calo generale dei costi energetici, ma anche restituire un vantaggio specifico a quelle aree che hanno subìto lo spopolamento e la marginalizzazione dopo decenni di centralizzazione di fabbriche, servizi, cultura e svago nelle metropoli. Il nucleare, invece, non può fare nulla di tutto questo. E’ un’energia che richiede controllo persino militare, che ha tempi di ammortamento lunghissimi e che non offre alcuna flessibilità, né produttiva, né di prezzo.
Si tratta, in fondo, di scegliere tra:
- l’energia del padrone, che arricchisce pochi e lega i territori a un potere centralizzato;
- l’energia dei beni comuni, che distribuisce i benefici delle rinnovabili e garantisce un futuro di autonomia e giustizia per tutti.
Solo con un’energia a basso prezzo si può fare il calore rinnovabile
Quando si parla di 100% rinnovabile si pensa quasi sempre all’energia elettrica. Ma la verità è che gran parte del petrolio e gas in Italia non vengono usati per produrre elettricità, ma bruciati per riscaldare gli edifici. E in modo inefficiente. Le caldaie tradizionali, infatti, trasformano al massimo lo 0,8 di energia primaria in calore utile: uno spreco enorme. Le tecnologie delle pompe di calore geotermiche e idrotermiche arrivano a 6 unità di calore per ogni unità di energia elettrica consumata e le pompe di calore ad aria si attestano intorno a 3 a 1. Ma qui sta il nodo: se l’energia elettrica costa cara, come oggi in Italia, la convenienza di una riconversione massiccia diventa una chimera. E il nucleare non promette riduzioni di prezzo: al massimo la stabilizzazione degli attuali costi.
Le rinnovabili, invece, stanno già abbattendo i prezzi. In Spagna, dove l’adozione è stata massiccia e diffusa, i costi sono scesi anche del 60%. E chi oggi installa fotovoltaico in casa o in azienda gode di energia a buon mercato, soprattutto se partecipa a una Comunità Energetica. Combinando il basso costo dell’energia rinnovabile con l’altissima efficienza delle pompe di calore, abbiamo la chiave per una doppia vittoria: salvare il pianeta dal global warming e, per chi non guarda al clima ma al portafogli, salvare l’economia di famiglie e imprese.
La bufala del nucleare che non inquina e delle rinnovabili che inquinano
Ebbene, anche senza considerare i rischi di una centrale, senza considerare le scorie o la perdita di quel territorio per radiazioni per sempre (il sito nucleare), occorre ricordare che: mentre sotto i pannelli non ci sono perdite elettromagnetiche – perché viene prodotta corrente continua che diventa alternata solo al momento dell’immissione in rete (la corrente alternata ha emissioni elettromagnetiche, quella continua no) – intorno alle centrali nucleari invece si determina una bassa radioattività comunque doppia rispetto a quella che assorbiamo naturalmente dalla terra. Un chilometro intorno alla centrale ci sono emissioni radioattive di basso livello, paragonabili a quelle che provengono dal centro della terra (che ospita una immensa centrale nucleare naturale nel nucleo, a debita distanza da noi). Nell’arco di una vita assorbiamo radiazioni pari a quelle di circa 100 RX al torace. Per chi vive a un chilometro da una centrale nucleare queste radiazioni raddoppiano: diventano 200. Poco? Non direi.
Quando ho avuto l’onore di presiedere la Commissione Sanità del Consiglio regionale toscano, ho fatto istituire il controllo sul livello di radiazioni su indicazione del prof. Eugenio Picano, poiché gli studi indicano che la strage da radiazioni assorbite in sanità per curarsi è di dimensioni gravi. Ebbene, partire già col doppio carico non è utile e non è sano.
Chi corre e chi è fermo
Ultima considerazione: le energie rinnovabili sono in continua e rapidissima evoluzione. I pannelli solari oggi rendono il doppio rispetto a quindici anni fa e durano ormai oltre 30 anni. Le pale eoliche, dai 0,5 MW del 2000, sono arrivate oggi a 26 MW: una singola pala moderna produce quanto 52 pale del 2000.
Le energie rinnovabili diventano sempre più smart, longeve ed economicamente vantaggiose. Siamo già alla prima ondata di revamping nel solare, dove nello stesso spazio i nuovi pannelli producono il doppio di energia. Abbiamo anche pannelli da 20 watt per le capanne nel deserto, con sistemi di accumulo e lampade che consentono di illuminare di notte e caricare gli smartphone di giorno. Le rinnovabili stupiscono e si miniaturizzano.
Il nucleare, al contrario, produce senza modulazione, negli stessi spazi di prima, ed è inamovibile per sempre, anche quando diventerà un rottame. Negli ultimi vent’anni non ha avuto alcuno sviluppo significativo, se non chiacchiere per bruciare soldi e rallentare l’unica concreta soluzione per il futuro: le energie rinnovabili.
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