“Il rischio più grave”: una riflessione a latere del nuovo Report 2021 dell’IPCC

Una riflessione di Carlo Giangregorio di Generplus sul Report 2021 sul Cambiamento Climatico, un enorme lavoro di analisi di milioni e milioni di dati raccolti e trattati da centinaia di scienziati di ben 196 nazioni.

Inizialmente avevamo avanzato una provocazione, affermando che le conclusioni del report non dicono assolutamente niente di nuovo rispetto a quanto già noto ormai da molti anni, con l’unica differenza forse che sono state confermate in modo inequivocabile, anche da fatti ed eventi che sono agli occhi di tutti. Vorrei condividere con chi avrà la pazienza di leggere questo articolo, qualche riflessione ed alcune domande che in realtà mi pongo da molti anni, ma che a seguito di questo ultimo Report dell’IPCC sono tornate a rimbombarmi nella testa.

Come mai – dopo le evidenze ormai inconfutabili di quanto riportato dai ricercatori dell’IPCC che a dire il vero per qualcuno erano tali già da oltre 30 anni – ancora si continua a trattare l’argomento dei mutamenti climatici come notizia preoccupante ma non tanto da occupare le prime pagine dei quotidiani o essere oggetto dei talk show più seguiti della televisione? Perché l’umanità tutta sembra ancora stentare a reagire con la forza e la determinazione che servirebbero per fronteggiare il rischio più grave che il genere umano si sia mai trovato a dover affrontare?

Ancora, in queste ore su tutte le televisioni, su tutti i giornali ma anche nelle chiacchiere tra amici al bar o sulla spiaggia, l’argomento principe delle discussioni è il Coronavirus ed il grande rebus sui vaccini come strumenti idonei a proteggerci oppure occasione di business per qualcuno. Come mai ci si ostina a non vedere che quello dei virus è soltanto un aspetto, certamente preoccupante, di una questione però ben più ampia? Come non capire che oggi la priorità numero uno di cui tutti, partiti politici, associazioni, amministratori, manager d’azienda, giornalisti, insegnanti, genitori, fino all’ultimo degli alunni delle scuole elementari dovrebbero occuparsi e preoccuparsi è quella dei cambiamenti climatici ed il surriscaldamento del nostro pianeta? Cosa stiamo ancora aspettando prima di mettere in atto quella poderosa virata nelle nostre abitudini, quella gigantesca trasformazione economica che si rende necessaria per poter aver ancora qualche speranza di arrestare o rallentare i suddetti mutamenti climatici?

È vero, l’Europa sembra aver cominciato ad agire. È stato annunciato un piano impegnativo per il quale però ce la stiamo forse prendendo un po’ troppo comoda, quando si tratta poi di trovare e mettere in pratica strumenti concreti per poter realizzare quel piano e traguardare gli obiettivi in esso fissati! Le ricette ci sono, sono pronte, noi attori del mercato dell’energia rinnovabile le proponiamo e applichiamo da decenni. Le tecnologie che potrebbero permettere la ormai famosa transizione energetica per tendere al definitivo abbandono delle fonti fossili sono ormai mature. Perché ancora tanta lentezza, incertezza, timidezza nel mettere in pratica tali soluzioni?

Prendiamo un caso di pochi giorni fa. Un cittadino che desidera rendere la propria abitazione indipendente energeticamente, per poter installare un impianto fotovoltaico si è visto prescrivere dalla sovrintendenza di posizionare i pannelli sulla falda nord del proprio tetto, perché quella a sud è visibile dalla pubblica piazza. Tutti sanno che i pannelli solari rendono molto poco se inclinati verso nord (tranne forse i funzionari della sovrintendenza a quanto pare). Perché continua questo ostracismo verso l’innovazione virtuosa e si preferiscono anacronistici dettami di estetica urbanistica invece di considerare queste installazioni come di interesse e priorità nazionale?

Alcune delle ricette a cui accennavo prima sicuramente richiedono dei sacrifici importanti: servirebbe una classe dirigente in grado di convincere i cittadini della necessità di affrontare questa strada, soprattutto dimostrando che la trasformazione che molti settori economici e molte attività dovrebbero subire comporterebbero, sì, delle rinunce ma anche grandi opportunità, per una nuova forma di sviluppo più sano e lungimirante. Servirebbe un’informazione più attenta a questi temi, in grado di sensibilizzare i cittadini elevando il livello di attenzione, facendo capire quanto tali temi siano oggi prioritari e cruciali.

Mi chiedo perché oggi migliaia, milioni di persone legittimamente trovino la forza e la determinazione per urlare ai vaccini contro il Covid, gridare al grande complotto internazionale, discutere sui social e in qualsiasi contesto della pesantezza di certe restrizioni imposte per cercare di evitare che la pandemia riprenda vigore, trovino anche le energie necessarie a leggere articoli più o meno veri, più o meno seri, ma pur sempre piuttosto complicati e invece si continui ad ignorare o a relegare in secondo piano quello che oggi, insisto, è IL problema dei problemi, LA priorità delle priorità, ovvero la battaglia ai cambiamenti climatici.

Non sarà forse che la sfiducia che ormai sembra diffondersi sempre più sulle risultanze degli studi scientifici provenienti da strutture riconosciute ed accreditate a livello nazionale o sovranazionale, stia portando qualcuno alla convinzione che questi allarmi lanciati da centinaia di scienziati di tutto il mondo siano il frutto dell’azione di una grande Lobby delle Rinnovabili motivata da interessi di parte?

A chi potesse pensare di seguire simili fantasie mi piacerebbe proporre una prospettiva diametralmente opposta su cui fare una seria riflessione: non sarà invece che le grandi multinazionali del petrolio e delle fonti fossili, che con le immense fortune accumulate hanno influenzato e spesso scritto le agende dei governi in tutto il mondo da ormai oltre due secoli, oggi, terrorizzate dall’idea di dover gestire in pochissimi anni una conversione totale delle proprie attività, rinunciando a lucrare sulla rendita delle trivellazioni fatte qua e là in tutto il mondo, stiano facendo di tutto per rallentare e tener bloccata quella corsa verso la transizione energetica che rappresenta l’ultima chance per evitare scenari davvero oscuri?

Carlo Giangregorio

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Redazione

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