I numeri (insostenibili) dell’abbigliamento fast fashion

 I numeri (insostenibili) dell’abbigliamento fast fashion

Il settore dell’abbigliamento fast fashion è in crescita con conseguenze gravi.

Fast insostenibile. Di Sergio Ferraris, giornalista scientifico, caporedattore “L’Ecofuturo Magazine”.

Il mercato globale della fast fashion è cresciuto rapidamente negli ultimi anni. Nel 2024 il settore ha generato un fatturato di 141,23 miliardi di dollari, con una previsione di crescita per il 2025 di 163,21 miliardi per arrivare a 214,24 miliardi di dollari nel 2029.

Si tratta di un mercato dominato da giganti che sono in crescita. Il gruppo H&M ha registrato un fatturato di 21,5 miliardi di euro nel 2024, con un incremento dell’1% rispetto al 2023. Inditex, che include marchi come Zara e Massimo Dutti, ha fatturato per 38,6 miliardi di euro nel 2024, con una crescita del 7,5% rispetto al 2023. Shein ha raggiunto un fatturato di 48 miliardi di dollari nel 2024, mostrando una crescita del 50%. Mentre Primark ha registrato vendite per 11,8 miliardi di dollari, con un aumento del 6% rispetto al 2023. Tutte cifre che evidenziano un mercato in crescita.

Sul fronte ambientale la produzione tessile consuma circa 93 miliardi di metri cubi d’acqua ogni anno, il lavaggio dei tessuti sintetici rilascia annualmente 500 mila tonnellate di microfibre nei mari, mentre le emissioni di gas serra del settore tessile sono enormi. Nel 2020, i prodotti tessili consumati nella sola UE hanno generato 121 milioni di tonnellate di CO2, pari a circa 270 kg di CO2 pro capite.

Disastroso anche il riciclo. Solo l’1% degli abiti usati viene riciclato ogni anno, mentre il tasso di riciclo dei materiali a livello complessivo è dell’8%. La maggior parte finisce nei rifiuti, anche perché negli ultimi vent’anni, il tempo medio di utilizzo degli abiti è diminuito del 36%. Una media di soli 8 utilizzi per capo prima che venga scartato… Leggi gratis gli articoli dell’ultimo numero de L’ECOFUTURO MAGAZINE

Foto articolo di Fernand De Canne

leggi anche Crisi climatica, capitalismo e assicurazioni

Redazione

Related post