Eco Visioni: Fino alle montagne di Sophie Deraspe
Come nel caso di Peter Mayle, dal cui libro è tratto Un’ottima annata (R. Scott, USA, 2006), caramelloso film diventato cult per una middle class emergente tutta vino, colline toscane (o francesi) e coaching esistenziale, anche il protagonista di Fino alle montagne (della canadese Sophie Deraspe, uscito a fine maggio) è un ex pubblicitario che vuole tornare a contatto con la natura. Se aggiungiamo che entrambi i film sono ambientati nella pittoresca Provenza rurale, le premesse non sono delle migliori e già un po’ ci agitiamo sulla poltrona. Ma questo film ha almeno qualcosa da dire sui temi ambientali.
Non saranno originali («l’ecologia siamo noi», «la vera minaccia non sono i lupi, è il cambiamento climatico») ma ci restituiscono almeno delle intenzioni migliori dello snobismo sentimental-elitario del film di Scott. In effetti il giovane protagonista Mathyas non sembra, almeno all’inizio, estraneo a una mera tentazione escapista, lo sentiamo infatti dire: «Se il mondo sta per crollare […], preferisco andare a pascolare e non averci avuto troppo a che fare».
Il nostro pubblicitario e aspirante scrittore, stanco del proprio mondo, decide di trasferirsi nel Sud della Francia per lavorare come pastore, non per cambiare vita ma per un percorso esperienziale propedeutico alla scrittura dell’ennesima storia di vita vissuta a contatto con la natura. Nella prima parte del film ovviamente nessuno si sogna di affidargli un gregge di pecore e la prima difficoltà che incontra non è il confronto con la natura ma piuttosto con chi la abita. Per quanto apparentemente vasto nell’estensione e libero sia il mondo in cui cerca di inserirsi, Mathyas si trova a fare i conti con un ambiente secolarmente chiuso e diffidente nei confronti degli stranieri, tanto più di quelli che non hanno niente a che fare con il mondo dei lavori tradizionali.
Nel frattempo, intrattiene una corrispondenza vecchio stile (cioè con vere lettere) con la giovane impiegata Élise, che dopo un lungo scambio epistolare deciderà a sua volta di lasciare il mondo in cui vive per unirsi a lui.
Quando finalmente, dopo un lungo allenamento, i due incontrano qualcuno che decide di affidare loro un gregge a cui far attraversare le Alpi, si renderanno conto che non è questo il coronamento dei loro sogni ma solo l’inizio di una vita estremamente dura, in cui la natura dismette i panni oleografici per rivelarsi nella sua dimensione di alterità e durezza.
In generale non un capolavoro né un film particolarmente originale, ma comunque sincero e coinvolgente, che ci sentiamo di consigliare “senza impegno”,.
Recensione a cura di Stefano Visani, presidente L’Age d’Or, per l’Ecofuturo Magazine.
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