Koira: un videogioco fiaba dove l’amicizia sconfigge le tenebre

 Koira: un videogioco fiaba dove l’amicizia sconfigge le tenebre

Koira è un videogioco che racconta l’amicizia tra una creatura e un cane in una foresta misteriosa. Senza violenza si concentra su quello che si può salvare invece che su ciò che va distrutto. La recensione di di Stefano Visani, presidente L’Age d’Or.

Non recensiamo mai videogiochi, perché se è vero che sono indubbiamente prodotti audiovisivi, a volte di altissima qualità, è altrettanto vero che un videogioco è molto più che qualità grafica e narrazione e quindi non può essere pienamente apprezzato (e soprattutto raccontato) se non da un giocatore esperto. Siccome non lo siamo, ci asteniamo. In questo caso riteniamo di fare un’eccezione perché Koira, realizzato dalla giovane game factory belga Studio Tolima, è un gioco semplice, perfettamente apprezzabile da “grandi e piccini” non avvezzi alle dinamiche videoludiche. E soprattutto perché i suoi temi fanno parte di quelli che ci stanno a cuore. Si tratta di un’avventura 2D che visivamente non ha niente del realismo estremo e della meticolosissima referenzialità dei videogiochi mainstream, sempre più indistinguibili dal cinema.

Una creatura umanoide che si presenta come una silhouette elementare, interamente nera tranne che per il bianco degli occhi, si aggira in una foresta illuminata solo da alcuni funghi fosforescenti, fino a che non incontra un cagnolino legato alla catena. Liberandolo scopriamo che l’animale (un’altra semplice sagoma nero bianca tranne per il naso rosso) ha la proprietà di illuminare il percorso quando viene nutrito. In questo modo elimina quella che nei giochi strategici si chiama “fog of war” la parte del gioco non visibile perché non ancora esplorata. Solo il rapporto con il cane permette al giocatore di iniziare l’avventura, che si svolge principalmente in una foresta, poetica e inquietante allo stesso tempo, disegnata con pochi tratti essenziali, in cui dominano i colori freddi, le terre, il violetto, il bordò, i grigi e il nero delle zone inesplorate e dei cacciatori-antagonisti.

Non ci sono parlanti, voci narranti o didascalie, l’interazione tra i personaggi è interamente demandata a una minima gestualità e all’emissione di brevi sequenze di note cui si aggiungono, in alcuni punti importanti, melodie formate dalle varie sequenze che il giocatore acquisisce nel corso dell’avventura, interagendo con altre creature della foresta che ci aiuteranno se ce ne prenderemo cura, suggerendo l’importanza di ogni forma di vita nell’equilibrio di un ecosistema.

Koira è una fiaba, non insegna buone pratiche o spiega la crisi climatica ma favorisce un’ecologia delle emozioni che mette l’accento sulla conservazione anziché sulla consunzione, non prevede l’annientamento dei nemici e si concentra su quello che si può salvare invece che su ciò che va distrutto… Continua a leggere gratis l’articolo su L’ECOFUTURO MAGAZINE

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Redazione

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