L’assurda metanizzazione della Sardegna

 L’assurda metanizzazione della Sardegna

“L’assurda metanizzazione della Sardegna”. Un importante contributo di Michele Governatori, Esperto Senior Energia di ECCO, tratto dal blog di Derrick.

Un decreto della presidenza del consiglio di settembre 2025 si è occupato delle opere sull’infrastruttura energetica sarda necessarie secondo il Governo ad accompagnare la chiusura delle centrali a carbone.

Opere che includono adeguamenti a due rigassificatori in Liguria e Toscana, la predisposizione di una flotta di metaniere di piccola taglia per fare la spola tra questi e la Sardegna, un rigassificatore a Oristano per accoglierle, un altro a Porto Torres nell’ipotesi di trasformare a gas la locale centrale a carbone, reti di trasporto (cioè dorsali ad alta pressione) del gas, una da Oristano verso il Sulcis e Cagliari, un’altra verso Stintino, adeguamenti alle reti di distribuzione (cioè di vicinato e a bassa pressione) attualmente alimentate con gas diversi dal metano, un sistema di camion per il trasporto del gas in forma liquida per alimentare reti di distribuzione gas non fisicamente collegate, depositi criogenici per stoccare il gas liquido presso i relativi punti di rigassificazione e alimentazione.

L’Autorità per l’energia, in seguito al decreto, ha appena pubblicato un documento di consultazione per definire l’adeguamento delle bollette del gas nazionali necessario a ripagare questi costi di metanizzazione tardiva della Sardegna. La stessa Autorità nel documento suggerisce qualche moderazione rispetto agli investimenti proposti dal decreto – per esempio ricorda che Terna, il gestore della rete ad alta tensione responsabile della sicurezza elettrica nazionale, non ravvisa alcuna necessità di convertire a gas la centrale a carbone di porto Torres. (Per inciso, uno studio recente del Politecnico di Milano e dell’Università di Cagliari promosso da FREE con anche il supporto di ECCO, con cui io collaboro, afferma che in Sardegna non serve alcuna nuova infrastruttura per il gas se si fanno fonti rinnovabili, accumuli e reti elettriche).

L’Autorità fa una prima stima di costi per la metanizzazione della Sardegna che arriverebbero a regime a oltre 280 milioni all’anno. Fino a 280 milioni all’anno per un decennio nelle bollette del gas di tutta Italia.

Ora, allontaniamo lo sguardo e mettiamo le cose in prospettiva. Il Governo a settembre ha deciso che per chiudere il carbone in Sardegna serve metanizzare l’isola. Questo mentre Terna sta realizzando nuovi cavi elettrici tra Continente e Sardegna che servono proprio a permettere alla Sardegna di funzionare in sicurezza senza centrali termoelettriche grazie alle fonti rinnovabili. Cavi che, com’è giusto, pagheremo nelle bollette elettriche.

Il Governo ha però anche deciso (e lo aveva già anticipato con un parere in Parlamento ad agosto) che in realtà il carbone non si chiude più, in violazione del Piano Energia-Clima, né in Sardegna né nel continente, fino al 2038. Decisione che naturalmente nemmeno questa è gratis, perché le centrali a carbone dovranno essere pagate 12 anni per stare spente. Come? Con le bollette elettriche, attraverso meccanismi che il Governo non è ancora stato in grado di definire anche perché sono incompatibili con l’attuale assetto regolatorio del mercato.

Per chiudere il carbone, che non chiuderà, e per la cui chiusura, che non ci sarà, stiamo già costruendo un’infrastruttura elettrica, pagheremo miliardi in bolletta per metanizzare la Sardegna. La quale Sardegna – parole della stessa ARERA – sta elettrificando sempre più i suoi consumi e ha quindi prospettive di uso di gas minime e decrescenti. E per non chiudere le centrali a carbone pagheremo altri oneri ad hoc.

Questa è la politica energetica di un Paese la cui classe di Governo afferma compattamente che il caro-energia è un’emergenza.

Michele Governatori 

Michele è Esperto Senior Energia di ECCO e professore a contratto di economia applicata, consulente e divulgatore nel campo dell’Energia e dell’Ambiente. 

Dopo la laurea con lode in Economia all’Università Bocconi nel 1996 a Milano, Michele ha completato il Master in Management dell’Industria dell’Energia e dell’Ambiente presso la Scuola Superiore Enrico Mattei. 

Michele ha lavorato nel settore pubblico e privato come esperto di regolamentazione dei settori energetici e ambientali senza mai smettere la sua attività di ricercatore e divulgatore su energia e ambiente. Da oltre un decennio è autore di Derrick, un blog e trasmissione radiofonica per Radio Radicale, e contribuisce a riviste accademiche e non. Diventato consulente indipendente nel 2020, ha aderito all’iniziativa World Wide Carbon Price come coordinatore del comitato scientifico. 

In una vita precedente, Michele è stato autore di racconti e romanzi, tra cui “Carbonio” (Terre di Mezzo, 2012), un romanzo su un caso fittizio di fuga da uno stoccaggio di CO2 finalizzato a mitigare i cambiamenti climatici. 

Leggi anche: Aree interne: la sfida della transizione energetica

Redazione

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