Aree interne: dallo spopolamento alla rinascita rinnovabile

 Aree interne: dallo spopolamento alla rinascita rinnovabile

Aree interne, da zone di spopolamento al nuovo Eldorado italiano grazie alle energie rinnovabili. Articolo di Elena Pagliai, Ecofuturo.

Si è svolto lo scorso 5 settembre a Capraia il convegno organizzato dal MCL Arezzo, dedicato al futuro delle aree interne, con la partecipazione di Pier Andrea Vanni Presidente MCL Toscana e il vicepresidente nazionale Guglielmo Borri. L’incontro è stato ospitato dal circolo di Capraia, con la Presidente Sara Scassa e il Presidente Provinciale Maurizio Pagliai ad aprire i lavori.

La buona la partecipazione di cittadini, arrivati con curiosità e apertura, ha lasciato spazio anche a una nota di speranza: la presenza del nuovo presidente del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Francesco Luccacci, ha aperto uno spiraglio di cambiamento su un tema, quello delle rinnovabili nelle aree protette, che negli ultimi anni ha spesso significato solo porte chiuse. Elena Pagliai di Ecofuturo ha tenuto infatti una relazione su come le energie rinnovabili possano ridare valore alle aree interne, portando lavoro, abbattimento delle bollette e opportunità per giovani che vogliono riavvicinarsi ad uno stile di vita in sinergia con l’ambiente, lontano dal caos metropolitano.

Il punto di partenza dell’incontro è un dato storico difficile da ignorare: nel 1960 l’Italia contava circa 29,7 milioni di persone in città su 50,2 milioni totali; nel 2020 sono diventate 42,2 milioni su 59,4 milioni, per un tasso di urbanizzazione che oggi sfiora il 72%. È l’eredità del grande esodo rurale del boom economico, quando migliaia di famiglie mezzadrili — anche nell’aretino — lasciarono le colline per le fabbriche di Firenze, Prato, Milano e Torino. Un esodo alimentato non solo dal lavoro, ma da uno stigma sociale: fare il contadino era sinonimo di arretratezza, le scuole e i servizi chiudevano, e con essi si spegneva l’identità di interi territori.

Oggi quello stigma si è capovolto: tornare all’agricoltura è tornato di moda, lo smart working ha accorciato le distanze dalla città, e un’agricoltura biologica e di qualità sta lentamente rinascendo. Ma perché questo ritorno diventi davvero un ripopolamento, serve una condizione che prima non c’era: l’energia rinnovabile a basso costo. È fondamentale che le aree interne ne capiscano il valore, perché l’abbattimento dei costi energetici è ciò che può attrarre lavoratori, aziende e nuovi cittadini disposti a viverci, anche grazie allo smart working.

La proposta presentata da Elena Pagliai a nome di Ecofuturo, già accolta dai maggiori produttori di energia, è quella di dare ai cittadini dei Comuni che accolgono impianti di energie rinnovabili utility scale, energia elettrica a prezzo di costo. Questa la svolta che può attrarre anche aziende in aree considerati ad oggi “marginali” e che potrebbero rinascere grazie proprio alla transizione energetica.

Il fotovoltaico, che oggi costa un quinto rispetto a qualsiasi fonte fossile o nucleare, non può essere realizzato solo nelle città — dove le sovrintendenze bloccano sistematicamente i progetti — ma anche nelle aree rurali, dove trova spazio e senso. L’agrivoltaico, in particolare, si sta rivelando decisivo per colture come la vite e l’olivo, capace non solo di produrre energia ma anche di proteggere i raccolti: l’ombreggiamento dei pannelli mitiga lo stress idrico e, in alcuni casi, difende le colture dalla grandine, uno degli effetti più concreti e costosi dei cambiamenti climatici sull’agricoltura.

Il ragionamento si è poi spinto oltre l’aspetto economico, toccando un nervo scoperto del dibattito ambientale: la tutela del paesaggio non può essere un esercizio ideologico. Il paesaggio cambia, e lo ha sempre fatto in base alle nostre esigenze. Oggi l’esigenza è abbassare le bollette, slegarci dal gas per essere indipendenti da altri Paesi, e mitigare le conseguenze della crisi climatica. Un esempio citato durante il convegno è quello degli impianti eolici del Secchieta, in Casentino: tre pale installate nel 2001, che oggi, con la tecnologia attuale, potrebbero produrre fino a quattordici volte l’energia generata, a parità di numero di torri — quasi tutto il fabbisogno elettrico della zona.

Ed è qui che il discorso si è fatto più delicato. Non possiamo continuare a bloccare ogni progetto: bisogna avere il coraggio di essere un esempio sul proprio territorio. La stessa normativa nazionale sui parchi promuove attivamente le rinnovabili, concedendo priorità nei finanziamenti per interventi come strutture a basso impatto ambientale e l’uso di energie rinnovabili. Comuni e cittadini insieme possono essere protagonisti dei processi decisionali per sviluppare impianti di energie rinnovabili, oggi più che mai necessari per tutelare i territori. Gli stessi territori che spariranno se vinceranno ideologia e burocrazia.

Ma il convegno si è chiuso con un messaggio di fiducia e speranze: le aree interne italiane, spopolate per decenni, possono diventare — con le giuste infrastrutture energetiche — il nuovo Eldorado del Paese, capace di offrire una qualità della vita che le città non possono più garantire. La sfida, ora, è trasformare l’apertura al dialogo mostrata a Capraia in scelte concrete sui territori. E farlo anche grazie al contributo di figure istituzionali, come quella di Luccacci e i luoghi di incontro e partecipazione come i circoli MCL.

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Leggi anche Aree interne: la sfida della transizione energetica – link all’articolo di Gaia Pedrolli

Redazione

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