Amazzonia e COP30: un nuovo decennio per il clima
L’Amazzonia al centro della Cop30 per un nuovo decennio di azioni per il clima. Articolo a cura di Roberto Venafro, Senior Advisor Ambiente e Cambiamento climatico di Edison.
Il Brasile ha individuato Belém come sede della trentesima Conferenza delle Parti della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. La città sarà l’epicentro di un nuovo decennio decisivo nella lotta globale conto il surriscaldamento del pianeta, come Parigi lo è stato nei dieci anni appena trascorsi dal suo Accordo. Capitale dello Stato del Parà, è situata sul Rio Guamà ed è la porta, con i suoi 1,5 milioni di abitanti, di accesso dall’oceano Atlantico alla grande regione dell’Amazzonia brasiliana.
La scelta di tale località ha una duplice valenza. Quella simbolica che, evocando il ruolo dei nativi come custodi del “Genius loci” e della biodiversità, intende attirare l’attenzione della comunità internazionale sulla popolazione indigena, minacciata dalle manifestazioni estreme innescate dal mutamento climatico. Quella realistica che pone la questione della salvaguardia del patrimonio forestale come ecosistema in grado di conferire stabilità climatica attraverso l’assorbimento di carbonio e la regolazione delle variazioni di temperatura, mitigando gli effetti del riscaldamento globale.
E’ in questo scenario che, dal 10 al 21 novembre 2025, le diplomazie di 197 Paesi si confronteranno per proseguire le attività d’implementazione dell’Accordo di Parigi, ereditate dalla COP29 di Baku, attraverso la roadmap Baku-Belém. Con lo scopo di accelerare le misure di contrasto alla variabilità climatica, il Brasile sta puntando su quattro assi strategici che riguardano la negoziazione, l’agenda d’azione, la mobilitazione e il vertice sulla leadership: sono quattro priorità che si aggiungono al tema di consolidare il multilateralismo.
La COP30 sarà la “COP della Verità”, come ha recentemente dichiarato il presidente del Brasile Luiz Inácio Lula da Silva, dove sarà testata la ripresa, appunto, del multilateralismo come iniziativa globale per fare fronte alle sfide che la crisi climatica pone davanti all’umanità e per ottemperare, accelerando gli adempimenti previsti dall’Accordo di Parigi. E’ una conferenza particolare che, come ha ricordato Ana Toni, direttrice esecutiva della COP30, cercherà di connettere le decisioni politiche e diplomatiche con la vita reale delle persone.
La pratica del “Mutirão” per la Governance climatica, la finanza e la popolazione indigena
A guidare i tavoli negoziali sarà André Aranha Corrêa do Lago, diplomatico brasiliano e presidente designato della COP30 che ha adottato la strategia del “Mutirão”, una pratica brasiliana che prevede una mobilitazione collettiva al fine di raggiungere un obiettivo comune che, in questo caso, è quello dell’azione climatica globale, inserita in un quadro di multilateralismo. E’ con questo spirito che è stato costituito il circolo dei Ministri delle finanze della COP30, guidato dal Ministro delle Finanze del Brasile Fernando Haddad.
Fanno parte del circolo 35 Paesi selezionati con le finalità di sostenere la roadmap e il suo obiettivo di raccogliere 1,3 trilioni di dollari entro il 2035 da destinare ai Paesi in via di sviluppo. Per conseguire tale risultato, il circolo è articolato in tre gruppi consultivi: il primo, di carattere specialistico, preposto ad affrontare aspetti tecnici; il secondo è un gruppo di coinvolgimento del settore privato, funzionale a rendere convergenti gli investimenti con gli obiettivi prefissati; il terzo è un gruppo di consultazione della società civile, al fine di assicurare l’inclusione di diversi soggetti nella Governance della finanza per il clima.
Attraverso l’azione combinata dei tre gruppi consultivi, il circolo si propone di riformare gli istituti finanziari multilaterali, e, contestualmente migliorare l’accesso alle risorse economiche per il clima, nonché potenziare le capacità nazionali di attrarre investimenti sostenibili e sbloccare le opportunità su larga scala. Iniziative necessarie, per affrontare in maniera sinergica l’azione per il clima e lo sviluppo economico, soprattutto in questo contesto in cui il costo dell’inazione sta crescendo, mentre l’incidenza del cambiamento climatico sulle vite delle persone e sui mezzi di sostentamento non mostra una diminuzione, ma continua ad essere elevato. Investimenti per la resilienza delle infrastrutture e per l’attuazione di soluzioni basate sulla natura sono l’alternativa per cogliere valide opportunità per una crescita inclusiva e la creazione di valore a lungo termine.
Con l’intenzione di favorire condizioni efficaci di cooperazione, fiducia e innovazione la presidenza della COP30 ha istituito oltre al circolo degli ex presidenti delle COP (presidenti delle ultime dieci COP) per affrontare i temi della Governance climatica e quelli inerenti a migliorare i meccanismi di attuazione dell’Accordo di Parigi, anche il circolo dei Popoli, guidato dalla Ministra Sonia Guajajara. Quest’ultimo circolo è strutturato in Commissioni. Una commissione internazionale indigena e una commissione delle Comunità tradizionali, degli Afrodiscendenti, e degli agricoltori familiari: la finalità è quella di portare la voce, le istanze e la tradizione della popolazione indigena dentro il dibattito internazionale e nei negoziati sul clima.
Le foreste tropicali, ecosistemi da salvare. Alla COP30 lo strumento che legherà capitali privati e iniziative di conservazione del patrimonio forestale.
Il presidente Lula, nel contesto della COP30 rilancerà il progetto “Tropical Forests Forever Facility” (TFFF), già richiamato nel suo intervento alla COP28 di Dubai nel 2023, cercando di costruire il consenso intorno a un modello di finanziamento innovativo destinato alla conservazione delle foreste tropicali. Adottando un approccio multilaterale, la proposta ha lo scopo di destinare il 20% delle risorse, raccolte attraverso capitali privati, alle popolazioni indigene dei Paesi che si impegneranno a tutelare le foreste. Si stima che oltre 70 Paesi in via di sviluppo con foreste tropicali potranno beneficiare di finanziamenti provenienti, in prospettiva, da quello che sarà uno dei più grandi fondi multilaterali mai concepito.
Il meccanismo finanziario si ispira ai principi di responsabilità condivisa e di remunerazione dei servizi ecosistemici che le foreste, con la loro ricchezza di biodiversità, forniscono all’umanità a livello globale. Il TFFF, si propone, pertanto, di richiedere al mondo di retribuire tali servizi: in concreto si tratta di remunerare le foreste per il loro ruolo che hanno nello sviluppo della vita e nella crescita economica. Fino ad ora hanno aderito cinque nazioni con foreste tropicali: Colombia, Ghana, Repubblica Democratica del Congo, Indonesia e Malesia. Inoltre, cinque potenziali Paesi investitori contribuiranno a definire il meccanismo: Germania, Emirati Arabi Uniti, Francia, Norvegia e Regno Unito. Si prevede che i Paesi investitori contribuiscano inizialmente con 25 miliardi di dollari: tale iniziativa dovrebbe innescare risorse private per 100 miliardi di dollari nei prossimi anni per un totale di 125 miliardi di dollari.
L’ambizione per rafforzare gli impegni di riduzione delle emissioni climalteranti (NDCs – National Determined Contributions)
Il 2025 è l’anno previsto dalle scadenze riportate nell’Accordo di Parigi in cui, in occasione della COP30, le Parti dell’UNFCCC (United Nations Framework Convention on Climate Change) avrebbero dovuto comunicare i nuovi obiettivi di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra: quelli che vengono chiamati contributi nazionali determinati (NDCs in inglese). Impegno, questo, fondamentale per accrescere le ambizioni sulle strategie di contenimento delle emissioni dei gas a effetto serra e rimanere ancorati alla traiettoria di mantenere l’incremento della temperatura media terrestre entro 1,5 °C. Obiettivo che sarà verificato nel 2028 quando sarà effettuato il secondo bilancio globale (Global Stocktake) sui progressi collettivi e sui possibili gap da colmare per restare coerenti con l’Accordo di Parigi.
Secondo il Synthesis report dell’UNFCCC sullo stato della comunicazione degli NDCs, da gennaio 2024 al 30 settembre 2025, solo 64 Stati hanno aggiornato i propri obiettivi. Nonostante le analisi siano parziali, comunque i nuovi target dichiarati, che coprono il 30% delle emissioni globali totali del 2019, restituiscono un quadro sostanzialmente positivo.
Nel complesso, i nuovi NDCs mostrano, in prospettiva al 2035, una riduzione delle emissioni del 17% rispetto al 2019 e forniscono indicazioni specifiche sulle strategie che saranno intraprese e che riguarderanno non solo iniziative di mitigazione, ma anche quelle sull’adattamento, sulla finanza, sul trasferimento tecnologico, sulla gestione delle perdite e dei danni, sul capacity building, in linea con la visione dell’Accordo di Parigi.
La COP30, con la sua presidenza, richiamerà le Parti ad accelerare la comunicazione degli NDCs per dare un segnale della ripresa del multilateralismo, indispensabile per arrestare la deriva climatica, soprattutto oggi in cui sono sempre più evidenti atteggiamenti di contrapposizione e di scarso interesse da parte del presidente degli Stati Uniti d’America che non manderà rappresentanti di alto livello alla COP30, privilegiando iniziative bilaterali indirizzate a proporre soluzioni energetiche più efficaci per il benessere dell’umanità, rispetto a quelle individuate per arginare il mutamento climatico, disconoscendone la reale sua esistenza.
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Immagine articolo: Belem – Vista do Centro de Convencoes para a cupula COP30. Foto Sergio Moraes/COP30 Brasil Amazonia/PR


