Alimentazione: le eccellenze enogastronomiche marchigiane
Focus Alimentazione. La giornata della sostenibilità e delle eccellenze enogastronomiche marchigiane si è svolta tra tradizione e innovazione. Reportage di Riccardo Pallotta.
Tra eccellenze enogastronomiche e riflessioni sul futuro del cibo, la giornata di venerdì 28 marzo ha offerto un’importante occasione di confronto e scoperta del patrimonio enogastronomico marchigiano.
Al mattino, gli organizzatori ci hanno accompagnato, assieme al Sindaco, nella sala consiliare del piccolo borgo di Castignano (AP), dove abbiamo scoperto l’anice verde. Un autentico tesoro culinario del territorio, nonché presidio Slow Food. I presìdi Slow Food, nati nel 1999 come evoluzione del progetto Arca del Gusto, hanno l’obiettivo di tutelare e valorizzare piccole produzioni agroalimentari di alta qualità che rischiano di scomparire a causa dell’agricoltura industriale, dell’inquinamento e della standardizzazione del mercato. Attraverso il supporto ai produttori locali, i presìdi contribuiscono a preservare la biodiversità, le tradizioni gastronomiche e l’economia rurale.
Successivamente, il tour ha previsto una sosta all’Enoteca Regionale delle Marche di Offida (AP) dove si sono valorizzati, grazie al sommelier Francesco Felix, alcuni vini tipici della regione, come il Pecorino DOCG, l’IGT Rosato e il Rosso Piceno Superiore DOC, per concludere con una lezione sul come riconoscere un ottimo e autentico olio extravergine d’oliva con Tiziano Aleandri, dell’omonimo frantoio.
Cibo e clima.
Nel pomeriggio, presso l’Auditorium Tebaldini, si è svolto un incontro dedicato allo Slow Food e ai cambiamenti climatici. Un tema quanto mai attuale che intreccia alimentazione sana, agricoltura sostenibile e tutela del territorio. L’incontro ha offerto spunti di riflessione fondamentali sul futuro dell’alimentazione e sulle sfide imposte dal mutamento del clima, coinvolgendo esperti del settore agricolo, nutrizionisti, ricercatori e chef. Un’iniziativa che si è inserita in un fine settimana denso di eventi, culminato con la sedicesima Granfondo San Benedetto del Tronto, che vede ciclisti sfidarsi sui suggestivi percorsi della regione.
Durante gli interventi, è emerso con chiarezza quanto i cambiamenti climatici stiano modificando la composizione stessa degli alimenti. Il dottor Carmine Orlandi, nutrizionista della squadra di calcio Lazio, ha portato alcuni studi che evidenziano come la concentrazione di ferro e zinco nei vegetali varia significativamente a seconda delle condizioni ambientali. Anche la vitamina C, essenziale per l’organismo, tende a ridursi drasticamente. «Un esempio: un’arancia perde fino al 50% del suo contenuto vitaminico dieci giorni dopo la raccolta» ha dichiarato. Questo fenomeno si ripercuote direttamente sulla nostra alimentazione, rendendo sempre più importante il consumo di prodotti freschi e di stagione, a discapito di quelli ultra-processati che, oltre a perdere nutrienti essenziali, alterano la flora batterica intestinale, con effetti negativi sulla salute.
Sempre il dottor Orlandi ha sottolineato la necessità di ripensare la dieta mediterranea in un’ottica di adattamento, considerando che molte specie vegetali stanno migrando e che nuove coltivazioni, come l’avocado, si stanno affermando anche in territori originariamente non vocati. Siccome non sembra fattibile fermare il cambiamento climatico da un giorno all’altro, i diversi interventi che si sono succeduti durante l’incontro hanno promosso all’unanimità una maggiore sostenibilità alimentare privilegiando prodotti locali e di stagione.
Acqua efficiente.
Un aspetto cruciale affrontato dall’agronomo del CNR, Francesco Serio, è stato quello dell’efficienza agricola e della gestione delle risorse idriche. «Attualmente, il 70% dell’acqua dolce disponibile a livello globale viene utilizzata per l’agricoltura, rendendo indispensabile lo sviluppo di nuove tecnologie per ottimizzarne l’uso». L’agronomo ha poi presentato un progetto sperimentale che, grazie all’impiego di sensori nel terreno, ha permesso di irrigare solo quando necessario, migliorando la qualità e la resa delle colture senza sprechi idrici. «Abbiamo scoperto che un lieve stress idrico può addirittura favorire lo sviluppo ottimale delle piante, garantendo prodotti migliori e più resilienti».
Antonella Leone del CNR, ha toccato il tema della biodiversità, con particolare attenzione all’impatto della pesca e dell’acquacoltura, evidenziando la necessità di diversificare le fonti alimentari traendo vantaggio delle nuove opportunità offerte dal mare. Nuove fonti proteiche alternative, come farine di insetti e microalghe, già utilizzate in alcune parti del mondo. Anche le meduse, da sempre presenti nella cucina orientale, potrebbero entrare nella dieta occidentale. «Abbiamo sviluppato un piatto a base di medusa, dal gusto delicato e dalla consistenza simile all’ostrica. Il nostro obiettivo è ampliare le prospettive alimentari, adattandoci ai cambiamenti degli ecosistemi», ha concluso Antonella Leone… CONTINUA A LEGGERE GRATIS L’ARTICOLO SU L’ECOFUTURO MAGAZINE
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