Addio Papa Francesco, pontefice dell’ecologia sociale
Questa mattina, 21 aprile 2025, si è spento Papa Francesco. Lascia un segno indelebile non solo nel cammino della Chiesa, ma anche nella battaglia globale per la difesa dell’ambiente. Il suo pontificato resterà nei libri di storia come quello che ha saputo coniugare la dimensione spirituale con l’urgenza di proteggere “la nostra casa comune”. Come Ecofuturo lo ricorderemo a Roma, dal 7 al 10 maggio, nella nuova edizione del nostro festival, ispirata alla sua azione ed intitolata: “CONVERSIONE ECOTECNOLOGICA – Clima, Ambiente, Comunità”.
Il momento più alto del suo impegno ecologico è arrivato nel maggio 2015, con la pubblicazione della Laudato si’, l’enciclica dedicata alla “conversione ecologica”. Con parole che rimandano al Cantico delle creature di San Francesco, il Papa scriveva:
“Rivolgo un invito urgente a rinnovare il dialogo sul modo in cui stiamo costruendo il futuro del pianeta. Abbiamo bisogno di un confronto che ci unisca tutti, perché la sfida ambientale che viviamo, e le sue radici umane, ci riguardano e ci toccano tutti. Il movimento ecologico mondiale ha già percorso un lungo e ricco cammino, e ha dato vita a numerose aggregazioni di cittadini che hanno favorito una presa di coscienza”.
“Purtroppo, molti sforzi per cercare soluzioni concrete alla crisi ambientale sono spesso frustrati non solo dal rifiuto dei potenti, ma anche dal disinteresse degli altri. Gli atteggiamenti che ostacolano le vie di soluzione, anche fra i credenti, vanno dalla negazione del problema all’indifferenza, alla rassegnazione comoda, o alla fiducia cieca nelle soluzioni tecniche. Abbiamo bisogno di nuova solidarietà universale. Come hanno detto i Vescovi del Sudafrica, i talenti e il coinvolgimento di tutti sono necessari per riparare il danno causato dagli umani sulla creazione di Dio“.
Un invito rivolto tanto ai credenti quanto ai non credenti a riconoscere il legame profondo fra cura del creato e giustizia sociale.
Francesco non si è limitato ai documenti vaticani. Ha portato il suo messaggio nelle aule delle Nazioni Unite e ai vertici internazionali sul clima. Nel suo celebre intervento al Palazzo di Vetro, ammonì:
“La crisi ecologica e la distruzione su larga scala della biodiversità possono minacciare l’esistenza stessa della specie umana. Le conseguenze nefaste di una gestione irresponsabile dell’economia globale, guidata solo dall’ambizione di ricchezza e potere, devono servire da monito per una riflessione sincera sull’uomo. L’uomo non è solo una libertà che egli crea per se stesso. L’uomo non crea se stesso. Egli è spirito e volontà, ma anche natura.”
Un appello a considerare la natura non come risorsa da sfruttare, ma come realtà dotata di dignità intrinseca.
Anche in occasione del COP28, Papa Francesco ribadì l’urgenza di un cambio di rotta.
“È acclarato che i cambiamenti climatici in atto derivano dal surriscaldamento del pianeta, causato principalmente dall’aumento dei gas serra nell’atmosfera, provocato a sua volta dall’attività umana, che negli ultimi decenni è diventata insostenibile per l’ecosistema. L’ambizione di produrre e possedere si è trasformata in ossessione ed è sfociata in un’avidità senza limiti, che ha fatto dell’ambiente l’oggetto di uno sfruttamento sfrenato. Il clima impazzito suona come un avvertimento a fermare tale delirio di onnipotenza. Torniamo a riconoscere con umiltà e coraggio il nostro limite quale unica via per vivere in pienezza”.
“Che cosa ostacola questo percorso? Le divisioni che ci sono tra noi. Ma un mondo tutto connesso, come quello odierno, non può essere scollegato in chi lo governa, con i negoziati internazionali che «non possono avanzare in maniera significativa a causa delle posizioni dei Paesi che privilegiano i propri interessi nazionali rispetto al bene comune globale. Assistiamo a posizioni rigide se non inflessibili, che tendono a tutelare i ricavi propri e delle proprie aziende, talvolta giustificandosi in base a quanto fatto da altri in passato, con periodici rimpalli di responsabilità. Ma il compito a cui siamo chiamati oggi non è nei confronti di ieri, ma nei riguardi di domani; di un domani che, volenti o nolenti, o sarà di tutti o non sarà”.
“Il cambiamento climatico è una questione sociale globale e strettamente legata alla dignità della vita umana”. Parole che richiamano la sua visione di “ecologia integrale”, dove tutela ambientale e lotta alla povertà procedono insieme.
Ma la visione del Papa non è rimasta teoria. Nel 2020 è nata la Laudato Si’ Action Platform, che coinvolge diocesi, scuole, imprese e comunità in progetti concreti, dall’economia circolare alla gestione sostenibile dei rifiuti. Nel nostro Paese spicca il “Borgo Laudato sì”, un laboratorio permanente per formare amministratori e cittadini sulle tecnologie pulite e le buone pratiche ambientali.
Per Francesco, infatti, «non c’è giustizia sociale senza giustizia ambientale»: difendere il Creato significa anche sradicare la miseria e garantire a tutti l’accesso equo alle risorse del pianeta. Un richiamo che ha risuonato con forza tra operatori umanitari e Ong impegnate nelle emergenze climatiche.
Oggi, il mondo ricorda non soltanto un pontefice innovativo, ma un vero “uomo della terra”, capace di portare nelle coscienze collettive l’idea che la salvezza del pianeta passa attraverso uno stile di vita più sobrio e rispettoso. Il suo lascito ecologico – fra parole profetiche e progetti concreti – continuerà a ispirare le azioni di leader politici, imprenditori e cittadini in ogni angolo del globo.
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