Acqua: le ecotecnologie al servizio del futuro idrico
“Where water flows, equality grows” (Dove scorre l’acqua, cresce l’uguaglianza), questo il tema scelto da UNICEF e UN Women per il World Water Day 2026 ed il filo conduttore del webinar internazionale organizzato l’8 aprile scorso dal BPW International Standing Committee on Environment and Sustainable Development. Un evento che ha messo al centro due urgenze spesso trattate separatamente — la crisi idrica globale e la disuguaglianza di genere — dimostrando quanto siano, invece, profondamente intrecciate.
Acqua come diritto, acqua come giustizia
L’accesso all’acqua pulita e ai servizi igienici è un diritto umano fondamentale, sancito dall’ONU nell’ambito dell’Agenda 2030. Eppure, a livello globale, sono ancora le donne e le ragazze a pagare il prezzo più alto della sua mancanza: milioni di ore al giorno spese per raccogliere l’acqua, rischi sanitari e di sicurezza, opportunità di istruzione e lavoro negate. Allo stesso tempo, le donne restano sottorappresentate nei processi decisionali legati alla gestione delle risorse idriche.
La campagna UN-Water 2026 chiede approcci trasformativi e basati sui diritti, che mettano le donne al centro — come utenti, lavoratrici, leader e agenti di cambiamento — per costruire servizi idrici inclusivi, sostenibili e resilienti al clima.
In questo scenario si inserisce il contributo di Elena Pagliai, Communication Manager di Ecofuturo, che al webinar ha portato una prospettiva tecnica e concreta: quali tecnologie funzionano davvero per affrontare la scarsità idrica? E quali, invece, rischiano di alimentare aspettative irrealistiche?
L’acqua non si “produce”: smontare un mito
Il punto di partenza di Pagliai è disarmante nella sua semplicità: l’acqua non si crea. Eppure il mercato delle soluzioni tecnologiche è affollato di dispositivi presentati come capaci di “generare” acqua dal nulla — dai sistemi a idrogel sviluppati al MIT, ai framework metallo-organici, fino agli AWG (Atmospheric Water Generators), macchine che estraggono vapore acqueo dall’aria.
Tecnologie affascinanti, certo. Ma con limiti strutturali che le rendono inadeguate come risposte sistemiche: funzionano per usi domestici o emergenziali, non per l’agricoltura o per comunità numerose; le loro prestazioni dipendono fortemente da umidità, temperatura e luce solare; richiedono investimenti e manutenzione elevati. Soprattutto, sono soluzioni puntuali — non risolvono il problema alla radice.
Nel panorama esplorato da Pagliai trova spazio anche la storia della pompa solare termodinamica di Nova Somor: un progetto nato per recuperare un brevetto italiano del 1936, con un sistema completamente meccanico, robusto e adatto ai contesti rurali tropicali. Un’idea promettente, rimasta però incompiuta per difficoltà economiche — un monito su quanto sia fragile l’innovazione quando mancano risorse e continuità.
Tre soluzioni che funzionano davvero
Se le tecnologie “produttive” deludono le aspettative, le soluzioni strutturali mostrano risultati concreti. Pagliai ne presenta tre, tutte orientate allo stesso obiettivo: trattenere meglio l’acqua che già esiste, gestirla in modo integrato, renderla disponibile quando serve.
1. Agrivoltaico: energia e risparmio idrico insieme
Installare pannelli fotovoltaici sui campi agricoli non è solo una scelta energetica. L’agrivoltaico riduce l’evapotraspirazione delle colture grazie all’ombreggiamento, abbassando il fabbisogno irriguo. È possibile collegare sistemi di ricircolo che riutilizzano la stessa acqua per più cicli di irrigazione, moltiplicando l’efficienza. Una sinergia concreta tra transizione energetica e gestione sostenibile dell’acqua — con ricadute dirette anche sulle comunità rurali, spesso le più vulnerabili alla siccità.
2. L’orto bioattivo: il bosco come modello
Ancora più radicale è l’approccio dell’orto bioattivo, un sistema agricolo che replica ciò che i boschi fanno da milioni di anni: costruire un suolo vivo, poroso, capace di assorbire e trattenere acqua in quantità enormemente superiori rispetto a un terreno degradato dall’agricoltura intensiva.
Nessuna aratura, nessun fertilizzante chimico, nessuna rimozione delle radici. La fertilizzazione avviene con copertura organica permanente. I residui vegetali vengono trinciati sul posto. Persino le erbe spontanee hanno un ruolo: trattengono l’umidità come un pacciame vivente. Il risultato è un’infrastruttura idrologica naturale che riduce il rischio idrogeologico e aumenta la resilienza climatica — con costi accessibili e tecnologie appropriate, replicabili anche nei contesti più fragili.
3. Eco-dragaggio: restituire memoria ai bacini
Il terzo pilastro è l’eco-dragaggio, tecnologia sviluppata da Decomar per rimuovere i sedimenti accumulati nei bacini idrici in modo selettivo e a basso impatto ambientale. A differenza del dragaggio tradizionale, preserva gli ecosistemi acquatici e permette il recupero controllato dei materiali estratti. L’obiettivo è ripristinare la capacità di stoccaggio di laghi e invasi — aumentando la disponibilità d’acqua nei periodi siccitosi e riducendo la dipendenza da tecnologie ad alta intensità energetica.
Una visione integrata — e femminile
La sintesi di Pagliai è quindi risolutiva: eco-dragaggio e rigenerazione del suolo bioattivo, combinati insieme, abilitano una gestione idrica più efficiente e resiliente. Raccogliere meglio, assorbire di più, trattenere più a lungo. Meno deflusso superficiale, meno sprechi, più acqua disponibile per le comunità nei momenti critici.
Il fatto che questa visione sia stata portata da una donna — in un webinar dedicato al nesso tra acqua e parità di genere — non è un dettaglio. È parte del messaggio. La crisi idrica colpisce in modo sproporzionato le donne, ma le donne sono anche tra le più attive nel proporre soluzioni. La leadership femminile nella sostenibilità non è un ornamento: è una risorsa strategica.
L’acqua non si produce. Si rispetta, si conserva, si gestisce meglio, si riusa. Ed è attorno a questa consapevolezza — tecnica, politica e sociale insieme — che si costruisce un futuro idrico davvero equo e sostenibile.
Il webinar “Where Water Flows, Equality Grows” è stato organizzato l’8 aprile 2026 dal BPW International Standing Committee on Environment and Sustainable Development, in occasione del World Water Day 2026 (tema ufficiale ONU: “Water and Gender”, a cura di UNICEF e UN Women).
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Foto di Herbert Goetsch
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