Ecodragaggio per dire addio alle vasche di colmata
C’è una tecnologia che potrebbe cambiare il modo in cui gestire i sedimenti portuali, evitando la costruzione di nuove vasche di colmata. Si chiama ecodragaggio ed è già pronta.
Il dibattito è avvenuto venerdì 27 marzo a San Benedetto del Tronto, dove i Promotori del Parco Marino del Piceno hanno convocato un incontro pubblico nella Sala del Consiglio Comunale — affollatissima — dedicato a dragaggio portuale, futuro del porto e gestione della costa adriatica.
La registrazione video del dibattito
Al centro della discussione il progetto dell’Autorità di sistema portuale che intende realizzare una seconda cassa di colmata a nord del porto, tre volte più grande di quella già esistente, destinata a raccogliere i sedimenti dragati dal fondale. Una prospettiva che sta generando preoccupazione in una città che punta su turismo e qualità ambientale come leve di sviluppo.
«C’è preoccupazione per la seconda cassa di colmata con sabbie stoccate e contaminate», ha dichiarato Massimo Rossi, presidente dell’Associazione Parco Marino del Piceno e coordinatore del tavolo. «In una zona che punta sul turismo e la qualità ambientale tutto questo crea timore. Come associazione abbiamo voluto allargare l’ottica per capire l’ecodragaggio, che prevede il prelievo e il trattamento dei materiali per poi riutilizzarli per il ripascimento costiero».
Come funziona l’ecodragaggio
L’alternativa proposta ribalta completamente la logica tradizionale: invece di estrarre i sedimenti contaminati e depositarli in una vasca, l’ecodragaggio li tratta direttamente a bordo della draga, separando gli inquinanti dalla sabbia e restituendo il materiale purificato alla costa.
A illustrare nel dettaglio la tecnologia è stato Gianni Deppau, ingegnere esperto nella gestione sostenibile dei sedimenti contaminati per Decomar Spa — azienda leader nel settore: «L’ecodragaggio è una tecnologia alternativa. Non crea torbidità, va a prelevare solo i sedimenti e li valorizza, visto che possono essere selezionati e utilizzati per uno scopo alternativo. In questo modo si porta avanti una lotta all’erosione e allo stesso tempo il sedimento può essere riutilizzato per il ripascimento. Soddisfa i fondali e la costa».
“Un’opportunità di sviluppo per il porto”
All’incontro hanno partecipato esperti di primo piano: Giuliano Gabbani, docente di Geologia applicata all’Università di Firenze, e Carlo Bisci, docente di Geomorfologia all’Università di Camerino, oltre allo stesso Deppau e a Davide Benedetti, amministratore delegato di Decomar Spa.
È Francesco Torquati, dell’associazione Faro 3898 — da tempo in prima linea contro la seconda vasca — a tracciare una via alternativa possibile: «L’ecodragaggio è una tecnica che in un’unica soluzione gestisce i sedimenti marini, li purifica, trasformando il problema della cassa in un’opportunità di sviluppo del porto con riutilizzo delle sabbie. Un processo che permette di intraprendere lo sviluppo tecnologico del porto con centri di ricerca, strategico per un settore in crisi come la pesca».
Perché opporsi alle nuove ecotecnologie?
Un’accusa diretta è arrivata da Rossi, che non ha risparmiato critiche al sistema decisionale attuale: «Le tecnologie di ecodragaggio sono boicottate perché ci sono interessi e appalti importanti legati alle casse di colmata. E gli investimenti oggi previsti per la vasca non bastano comunque per l’ampliamento del porto: va ripensato tutto il comparto».
Una lettura condivisa da Torquati, secondo cui la posta in gioco va ben oltre la gestione tecnica dei sedimenti: l’ecodragaggio non è solo una soluzione ambientale, ma un modello alternativo di sviluppo portuale, fondato su economia circolare, ricerca tecnologica e tutela del litorale.
Un dibattito che deve continuare ed essere approfondito
L’incontro di San Benedetto del Tronto ha riaperto una partita che sembrava già decisa. Da un lato chi sostiene che la nuova vasca di colmata sia inevitabile; dall’altro chi indica nell’ecodragaggio una strada percorribile, già testata e sistematicamente ignorata.
Le decisioni che verranno prese nei prossimi mesi — su fondi pubblici, appalti e infrastrutture portuali — diranno molto su quale modello di sviluppo costiero si voglia davvero scegliere per questo tratto di Adriatico.
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Immagine articolo: Pescherecci attraccati al molo nord del porto Di Luigi936 – Opera propria, CC BY-SA 4.0


