Traiettorie occupazionali e IA: aumenta il gender gap?

 Traiettorie occupazionali e IA: aumenta il gender gap?

Le traiettorie occupazionali tracciate da intelligenza artificiale (IA) e professioni verdi marginalizzano le donne dai ruoli chiave. Così bias, disparità e scarsa inclusione rischiano di rafforzare il gender gap.

Green Jobs e IA: futuro maschile. Articolo di Grazia Battiato

Più di dieci anni fa l’intelligenza artificiale entrava nelle nostre case con i primi assistenti vocali. A caratterizzarli, nomi femminili e voci morbide e rassicuranti, riflesso di uno stereotipo di genere che, nonostante il rapido progresso dell’IA e il suo affermarsi come una delle tecnologie più trasformative del nostro tempo, persiste ancora oggi. Uno studio del Berkeley Haas Center for Equity, Gender and Leadership ha esaminato 133 sistemi di intelligenza artificiale, rilevando che circa il 44% di essi mostrava bias di genere, mentre il 25% presentava sia pregiudizi di genere sia razziali. Il MIT Media Lab ha dimostrato che i sistemi di riconoscimento facciale hanno un tasso di errore molto più alto nell’identificazione delle donne, in particolare quelle di colore.

L’UNESCO ha dichiarato che alcune intelligenze artificiali descrivono le donne in ruoli domestici fino a quattro volte più degli uomini, associandole a termini come “casa”, “famiglia” e “bambini”, mentre i nomi maschili ricorrono con “business”, “executive”, “salary” e “carriera”. La disparità di genere si estende ai modelli di machine learning utilizzati per assumere personale, concedere prestiti o definire strategie aziendali.

Riflesso di un divario occupazionale

Il bias manifestato dalle tecnologie emergenti, IA inclusa, non è un problema tecnico ma la diretta conseguenza di uno squilibrio strutturale: la presenza di donne nei team di sviluppo dell’IA è scarsa e fa sì che gli algoritmi continuino a manifestare visioni del mondo maschili, perpetuando stereotipi. Il risultato di un mercato del lavoro in cui l’accesso delle donne alle professioni tecnologiche è ancora limitato.

Il Global Gender Gap Report 2024 del World Economic Forum evidenzia che, al ritmo attuale, saranno necessari 134 anni per raggiungere la piena parità di genere. Le analisi del WEF mostrano come le donne rappresentino solo il 22% della forza lavoro nel settore delle tecnologie emergenti e che sfiorino appena il 12% delle posizioni di leadership. Secondo UNESCO, solo il 20% dei dipendenti tecnici nelle principali aziende di machine learning è rappresentato da donne, così come il 12% di chi fa ricerca nel campo dell’intelligenza artificiale. E ancora, oltre l’80% dei professori di intelligenza artificiale sono uomini.

«Sebbene le donne abbiano superato gli uomini in alcuni ambiti scientifici come biologia e medicina, nei settori dell’ICT e dell’informatica la loro presenza è ancora marginale», commenta Darya Majidi, CEO di Daxo Group e presidente di UN Women Italy. «Attualmente, solo il 14-15% delle laureate proviene da corsi di studio legati all’informatica. Con l’avvento dell’IA generativa si osserva una maggiore partecipazione femminile, ma resta il problema della scarsa presenza di donne tra gli sviluppatori e i decisori strategici. Le posizioni apicali nelle aziende leader del settore – quasi tutte americane o cinesi – sono prevalentemente maschili».

Verso l’inclusione digitale

Per affrontare il problema, alcuni dei progetti guidati da Darya Majidi investono nella formazione e nello sviluppo delle competenze femminili: AIxGirls, alla quarta edizione, avvicina le studentesse delle scuole superiori al mondo dell’IA e Donne4AI, realizzato dall’associazione Donne 4.0, propone eventi formativi aperti a tutte le donne anche non universitarie, per favorire lo sviluppo di competenze sulle tecnologie emergenti. In entrambi i progetti, il team docente è composto interamente da donne, fungendo da role model per le nuove generazioni.

«Oltre alla formazione, è fondamentale intervenire sulle politiche educative e occupazionali» prosegue Majidi. «Le donne devono avere accesso alle carriere tecnologiche, non solo per una questione di equità, ma per garantire che l’innovazione rispecchi l’intera umanità».

Al lavoro per un’intelligenza artificiale in grado di rappresentare la diversità multiculturale del mondo c’è Women in AI, un’organizzazione no-profit e do-tank presieduta da Alessandra Sala, computer scientist e direttrice del dipartimento di AI e Data Science di Shutterstock. “Women in AI” conta quasi 9 mila membri provenienti da 140 paesi: il 96% sono donne e più della metà ha un’età compresa tra i 25 e i 40 anni. L’organizzazione offre programmi educativi, conduce e promuove ricerche interdisciplinari focalizzate su equità e imparzialità nell’ IA, organizza conferenze, workshop e incontri.

C’è anche chi promuove un’IA più equa attraverso lo sviluppo di modelli più trasparenti e interpretabili, come il team di Clearbox AI. La start up, nata nel 2019 col supporto dell’Incubatore del Politecnico di Torino, ha l’obiettivo di comprendere gli ostacoli che le aziende incontrano nello sviluppo di intelligenze artificiali, aiutandole a superare le sfide legate alla qualità, alla rappresentatività e alla governance dei dati. «Clearbox IA integra controlli già nelle fasi iniziali dello sviluppo, monitorando la coerenza, la completezza e la rappresentatività dei dati utilizzati», spiega Shalini Kurapati, AD di Clearbox AI. «Questo approccio proattivo permette di individuare tempestivamente eventuali criticità nei dataset e di correggerle, riducendo il rischio di bias e migliorando le performance complessive del modello». Valutando la robustezza dei dati, la start-up consente di identificare punti deboli e opportunità di miglioramento dell’accuratezza e dell’affidabilità, rendendo i sistemi più resistenti a errori e distorsioni.

IA e sostenibilità: il ruolo delle donne

L’ IA è un motore chiave nella transizione ecologica, con applicazioni che spaziano dalla gestione delle risorse idriche all’energia rinnovabile, fino all’agricoltura di precisione. Eppure, anche in campo ambientale, le opportunità generate dall’intelligenza artificiale rischiano di lasciare indietro le donne. Il rapporto The Gender-Energy Nexus in the AI Era: Challenges and Opportunities, pubblicato recentemente da Sustainable Energy for All, rivela che l’IA può contribuire al raggiungimento di ben 134 su 169 target degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Tuttavia, solo 10 dei circa 600 casi d’uso identificati riguardano direttamente l’uguaglianza di genere… CONTINUA A LEGGERE GRATIS L’ARTICOLO SU L’ECOFUTURO MAGAZINE

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Redazione

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