Seta e canapa: le fibre con il migliore bilancio per l’ambiente

 Seta e canapa: le fibre con il migliore bilancio per l’ambiente

Seta e canapa sono le fibre con il migliore bilancio per l’ambiente. Articolo di Ivan Manzo.

Il settore tessile è responsabile di circa il 10% delle emissioni globali di CO₂, oltre a un consumo intensivo di acqua e sostanze chimiche. La buona notizia è che le fibre naturali rappresentano un’alternativa, valida e sostenibile, rispetto alle fibre sintetiche derivate perlopiù dal petrolio. Tra queste, la seta e la canapa si distinguono per le loro caratteristiche uniche, ma anche per le sfide legate alla loro produzione.

Seta etica

La seta è una delle fibre tessili più pregiate, apprezzata per la sua morbidezza, lucentezza e resistenza. Ottenuta dal bozzolo del baco da seta, la sua produzione risale a oltre cinquemila anni fa in Cina, ancora oggi il principale produttore mondiale. Dal punto di vista ambientale presenta diversi vantaggi, è per esempio biodegradabile e non contiene microplastiche. Non mancano però le criticità. In genere l’allevamento dei bachi richiede grandi quantità di foglie di gelso abbinato a un uso intensivo di acqua e pesticidi. Eppure, c’è chi è riuscito a rendere sostenibile, ed etica, l’intera filiera.

È il caso del Cantiere della Provvidenza SPA – dove SPA sta per Società Persona Ambiente – che ha riportato l’antica tradizione del baco da seta nella provincia di Belluno. «Desideravamo fare qualcosa di innovativo, collegato alla storia del territorio – ci racconta Angelo Paganin, vicepresidente e direttore del Cantiere della Provvidenza –. La scintilla è nata quando abbiamo partecipato a un convegno internazionale organizzato dal CREA di Padova, l’unico ente in Europa depositario del patrimonio genetico dei bachi da seta. In quell’occasione abbiamo scoperto che il baco non si limita alla produzione di seta, ma ha un potenziale enorme in altri ambiti».

Nasce così l’idea di recuperare un’antica tradizione agricola, radicata nella storia della Repubblica di Venezia, dove la coltivazione del baco da seta contribuì alla costruzione di molte ville palladiane. Una pratica che subì un drastico declino negli anni ‘60 a causa dell’aumento del costo della manodopera e, soprattutto, dell’uso di pesticidi nei frutteti della Val di Non e del veronese. «Il baco da seta è un vero e proprio sensore della qualità ambientale – continua Paganin -. Dopo i primi positivi test abbiamo convinto Veneto Agricoltura di Belluno a piantumare 2.100 gelsi. Tutte le nostre piante sono prive di trattamenti chimici, utilizziamo solo concimi biologici per garantire il giusto apporto di azoto al terreno».

Il fabbisogno alimentare del baco cresce in modo esponenziale nel corso delle cinque età larvali (28 giorni), basti pensare che aumenta di 8 mila volte il suo peso iniziale. Se all’inizio 20 mila bachi consumano appena 400 grammi di foglie al giorno, nell’ultima settimana ne richiedono fino a 60 kg. Il Cantiere opera inoltre per garantire una remunerazione equa per l’intera filiera e per valorizzare le proteine del bozzolo in ambito biomedicale, farmaceutico e cosmetico.

«Questo ci permette di sviluppare prodotti innovativi e sostenibili, mantenendo viva una tradizione con un approccio moderno. Un esempio è il progetto Seta Etica, sviluppato insieme a D’Orica. Altro aspetto cruciale è la gestione dell’allevamento, che richiede un ambiente pulito, una temperatura costante tra i 20 e i 25 °C e un tasso di umidità inferiore al 60%».

«Insieme ad altri allevatori veneti, abbiamo costituito la rete di imprese agricole Bachicoltura Serica per condividere competenze ed essere un interlocutore unico per i clienti finali – aggiunge infine Paganini -. Rispetto alla pianura, il nostro allevamento in Valbelluna inizia con un mese di ritardo a causa del clima più fresco. Questo ci ha portato a puntare più sulla qualità che sulla quantità. Oggi alleviamo due ibridi di baco, uno cinese e uno giapponese. A differenza di quanto avviene normalmente, non essicchiamo i bozzoli ma estraiamo le crisalidi per selezionare maschi e femmine di entrambe le varietà (come spiega un documentario su youtube). Incrociandoli, otteniamo un poliibrido che produce un filo di seta continuo lungo fino a 3 mila metri».

Altro progetto legato alla seta è quello di Imbotex. L’azienda ha creato una divisione che lavora sul principio dell’economia circolare. Grazie alla ricerca è in grado di realizzare imbottiture tessili di qualità a partire dalla raccolta di scampoli di seta avanzati.

La sostenibilità è una mission anche per Ongetta, dove ogni scarto generato nei diversi processi produttivi viene recuperato e trasformato in nuovi prodotti. Un esempio significativo è il riutilizzo degli scarti derivati dal processo di trattura dei bozzoli (l’operazione che permette di ricavare il filo di seta), che vengono riprocessati per dare vita a filati discontinui al 100% in seta. Anche i residui della produzione di questi filati possono essere ulteriormente rilavorati, generando nuovi filati a fibra corta. Questa continua rigenerazione della materia prima consente di ridurre l’impatto ambientale e massimizzare l’efficienza dell’intera filiera produttiva.

Liberare la Canapa

Utilizzata per millenni nella produzione di tessuti, corde e vele, l’impiego della canapa è stato ridimensionato negli ultimi decenni. Eppure, i suoi vantaggi ecologici sono innegabili. E’ una risorsa rinnovabile, cresce rapidamente senza bisogno di pesticidi e richiede fino al 70% di acqua in meno rispetto al cotone. Inoltre, le sue radici profonde migliorano la qualità del suolo riducendo l’erosione, mentre la pianta stessa ha un’elevata capacità di assorbire la CO₂. Il tessuto di canapa si distingue anche per resistenza, proprietà antibatteriche e traspirabilità, rendendolo un’alternativa naturale ai materiali sintetici.

Della situazione italiana abbiamo parlato con Beppe Croce, Presidente di Federcanapa, che sottolinea come la domanda sia in crescita in diversi settori (tra cui edilizia, tessile, tessuti tecnici e vivaistica) anche se «il nostro Paese rimane indietro rispetto ad altre realtà europee, frenato da incertezze normative e dalle azioni del governo di vietare l’uso del fiore di canapa industriale, la parte più remunerativa per gli agricoltori grazie ai principi attivi che contiene».

Dopo il boom seguito all’approvazione della legge sulla canapa industriale tra il 2018 e il 2020, il settore ha subito una battuta d’arresto a causa delle incertezze normative, dei sequestri avvenuti, fino all’introduzione dell’articolo 18 nel decreto-legge sicurezza.. CONTINUA A LEGGERE L’ARTICOLO GRATIS SU L’ECOFUTURO MAGAZINE

Leggi anche L’innovativo sistema di agricoltura e allevamento del popolo Toraja

Redazione

Related post