Sequestro della CO₂: soluzione o alibi climatico per le fonti fossili?
Gli scienziati ambientali che sdoganano il sequestro della CO₂ offrono un gigantesco alibi climatico alle fonti fossili. Articolo a cura di Sergio Ferraris, giornalista scientifico e caporedattore “L’Ecofuturo Magazine”.
Durante la COP30 di Belém, Johan Rockström, un pezzo da novanta quando si parla di clima, ha lanciato un messaggio che colpisce: «per evitare i punti di non ritorno catastrofici, i Tipping Points, non basta ridurre le emissioni, bisogna anche rimuovere dall’atmosfera 10 miliardi di tonnellate di CO₂ all’anno. Il 25% delle emissioni mondiali. È necessaria una seconda industria globale, quasi grande quanto il complesso petrolio-gas, dedicata a ripulire l’aria dopo due secoli di combustibili fossili».
Il punto è semplice quanto pericoloso. La rimozione del carbonio viene presentata come una componente necessaria della risposta climatica. Da qui al vederla come una “soluzione” il passo, specialmente politico, è breve. Ed è proprio su questo che non concordo con Rockström: il sequestro della CO₂ non è una soluzione, è un palliativo limitato, costoso, fragile, rischioso che inoltre può essere usato dalle fonti fossili come un alibi per non cambiare il sistema energetico e produttivo. Oltretutto a scapito dei cittadini che si troverebbero a pagare bollette salate anche per la rimozione della CO2.
Limiti evidenti
Per capire meglio la portata della rimozione del carbonio supposta da Rockström è necessario soffermarsi sull’insieme delle tecnologie disponibili e sui loro costi. E soprattutto bisogna sapere che non è una formula astratta, è un insieme di processi materiali, che richiedono energia, acqua, suolo, infrastrutture e fondi. Le principali opzioni sono: forestazione e riforestazione; la cattura diretta dall’aria (DAC); coltivazione di biomassa, combustione per produrre energia e cattura e stoccaggio della CO₂ prodotta (BECCS); fertilizzazione degli oceani e altre geoingegnerie biologiche. Oltre a tutto ciò bisogna sapere che la CO₂ rimossa va stoccata da qualche parte, per tempi geologici.
Sociale ignorato
C’è poi la questione sociale, che quando si parla di CSS è sempre ignorata ma che in questo caso diventa cruciale. Dove si realizzeranno queste gigantesche infrastrutture di rimozione? Chi ospiterà gli impianti, le piantagioni, i serbatoi di stoccaggio? La storia, opaca, delle compensazioni di carbonio indica una tendenza chiara. I progetti di forestazione o bioenergia sono collocati in paesi a basso e medio reddito, dove terra e lavoro costano meno, mentre le emissioni che si compensano si concentrano nei paesi ad alto reddito e nei grandi gruppi industriali.
Punto di non ritorno politico
E se da un lato troviamo punti di non ritorno quali il collasso della circolazione atlantica, la fusione accelerata della Groenlandia e dell’Antartide, il degrado dell’Amazzonia e delle barriere coralline che sono punti di non ritorno fisici del sistema Terra, esistono anche ulteriori punti di non ritorno: quelli politici e industriali. Nel momento in cui la comunità internazionale legittima la rimozione di CO₂ come pilastro della strategia climatica, crea le condizioni per una nuova infrastruttura di potere economico. Un’architettura d’interessi che difficilmente accetterà di restare “residuale” e subordinata solo ed esclusivamente alla riduzione delle emissioni. Fatto che è già visibile oggi nella retorica delle grandi compagnie fossili. Molti piani aziendali “net zero” prevedono una riduzione limitata delle emissioni operative e una forte componente di compensazioni e future rimozioni. Una sorta di gioco delle tre carte climatico.
E in questo quadro, le dichiarazioni di Rockström rischiano di rafforzare l’idea che esiste un piano B tecnologico capace di contenere il riscaldamento anche se il mondo supera 1,5 °C. Capisco che la dichiarazione di Rockström sia dettata dalla massima urgenza, ma le scienze ambientali dovrebbero perdere almeno un po’ della loro verticalità e riprendere a occuparsi in molti casi dei contesti generali, che sono fatti anche da società ed economia.
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