Ceramiche Noi: una storia di ripartenza e transizione ecologica
Transizione ecologica: Ceramiche Noi ci sta riuscendo. Articolo di Nicolò Tacconi, Ecofuturo.
Alle pareti in entrata dell’azienda, sono appese le foto dei soci, con nome e soprannome che usano tra colleghi.
“Siamo fatti di “Noi”, e cosi abbiamo deciso di chiamarci e mostrarci, senza fronzoli. Da cui il nome: “Ceramiche Noi” spiega Lorenzo Giornelli, direttore commerciale e socio fondatore.
L’avventura inizia 6 anni fa, quando la vecchia proprietà decide di chiudere 60 anni di attività, non senza aver tentato la delocalizzazione in Armenia. 16 ex-dipendenti decidono di ricomprare quest’azienda a Città di Castello, territorio dove, da Michelangelo a Burri, la ceramica è tradizione secolare.
“L’inizio è stato surreale: a guidarci è stata più l’ingenuità e la voglia di salvare il nostro lavoro, i nostri saperi, senza una strategia vera e propria. A guardare indietro, ci chiediamo come abbiamo fatto.”
In effetti, le domande ci sono: come si fa andare in tutt’altra direzione rispetto ai dettami neoliberisti ed avere successo?
“Quello che abbiamo scoperto è che il controcorrente, sta diventando la corrente. Nessuno, specialmente i giovani, ha più voglia di rientrare negli schemi di un lavoro solamente mirato a guadagno e profitto. Da Noi vale il principio democratico: non è il capitale ad essere il Decision Maker, sono le persone. Chiaramente, sempre nell’ottica che siamo un’azienda.
Ci sono due organi principali a guidare l’organizzazione: l’assemblea dei soci, che è il nucleo dell’azienda. Qui vige libertà di opinione e 1 voce vale 1 voto. Poi c’è la gerarchia aziendale, con il CDA e i vari reparti, necessari per la gestione quotidiana.”
Tutto rose e fiori? Per quanto riguarda i conflitti, come vengono gestiti?
“Oh i conflitti ci sono, eccome!” esclama Lorenzo, con un gesto di consuetudine. “Tanto evitarli significa amplificarli, perciò li esprimiamo e li viviamo. Gli sfoghi possono essere più o meno accesi, Possono rientrare oppure no. Tuttavia creano dinamismo. Dai confronti nascono le idee, sono incubatori di innovazione.”
Parlando di innovazione, Ceramiche Noi si è posta all’avanguardia, in un settore considerato “hard to abate”, trasformando la fornace con le energie rinnovabili. In risposta alla crisi energetica del 2022, hanno optato per un mix energetico fatto da impianto FV sul tetto del capannone, che fornisce energia ai macchinari e all’elettrolizzatore, il quale produce idrogeno verde per la fornace. La miscela di idrogeno, metano o gpl, consente una combustione estremamente pulita, riducendo emissioni e costi, tenendo conto che fino all’anno scorso, consumavano 600.000 m3 di gas.
Non finisce qui: l’efficienza energetica dell’intera azienda è migliorata dal recupero del calore del forno, ottenendo così una riduzione complessiva di emissioni CO2 del 35% in un anno. Un risultato davvero notevole per un settore in cui, anche gli addetti ai lavori faticano a trovare soluzioni sostenibili.
“Per Noi, sostenibilità ed innovazione sono strumenti per avanzare sul mercato, nonché un’esigenza, dato che molti dei nostri clienti ci richiedono certificazioni sulla sostenibilità della filiera. Le rinnovabili permettono di ridurre i costi e ci mettono al riparo da sbalzi repentini del mercato energetico, come nel 2022. Aumentando così la nostra resilienza.”
La resilienza non è un’opzione, fin dallo stato embrionale, la squadra “Noi” ha risposto a crisi continue. Pochi mesi dopo aver rilevato l’azienda, è scoppiato il Covid: i contratti che avevano in mano sono sfumati. Si sono guardati intorno chiedendosi: cosa serve alle persone là fuori? La risposta è stata brevettare in 8-9 mesi, un piatto da mensa lavabile antibatterico dedicato all’HO.RE.CA e GDO.”
In seguito è arrivata la botta della crisi energetica legata all’Ucraina. “Il 2022 è stato un anno terribile, alle nostre bollette si è aggiunto uno zero. Spegnere i forni, significa perdere i clienti per cui facciamo produzioni personalizzate e collezioni dedicate. Ci siamo attivati con la turnazione, lavorando di notte per beneficiare delle fasce orarie. Fondamentale è stata la coesione della squadra, che ha riposto riorganizzando tutta la vita aziendale, malgrado tutte le difficoltà che ha comportato nelle vite personali. In seguito, abbiamo rinnovato gli impianti.”
Un altro importante intervento è stato rimpiazzare tutta la plastica dal packaging con materiali biodegradabili.
La sostenibilità diventa filosofia di vita, che in un’ottica più ampia, si estende al territorio. Ceramiche Noi ha aderito ad una Comunità Energetica Rinnovabile, in modo da poter offrire energia a prezzo calmierato a soci e familiari che vivono nel territorio della CER.
“La comunità locale ci ha sempre sostenuti: all’inizio abbiamo aperto uno spaccio aziendale, la gente faceva la fila per acquistare ed era disposta ad aspettare un pezzo anche per giorni. Un rapporto che manteniamo facendo anche sensibilizzazione nelle scuole e lanciando molte iniziative culturali e sportive sul territorio.”
Cosa vi augurate per il futuro?
“Due cose direi, un bel periodo di stabilità: va bene, l’adattamento, va bene la resilienza e la Von Der Leyen che ci cita come modello da seguire, ma non finisce una crisi che ne inizia un’altra! Le tensioni internazionali ci pesano: avevamo clienti a Tel Aviv e San Pietroburgo che sono semplicemente spariti, dall’oggi al domani.
Non dover rispondere sempre all’urgenza permette di vedere a lungo termine, di sviluppare nuovi prodotti e continuare ad innovare. Ci diamo come obiettivo almeno un’innovazione all’anno, ma potremmo fare di più.”
Il motore dell’innovazione non sono solo le condizioni esterne o un’esasperata lotta per la sopravvivenza, bensì una motivazione endogena, un desiderio di migliorarsi continuamente.
La spinta che anima quest’impresa porta i suoi risultati: i giovani sono attratti da questa realtà, sia come dipendenti che come soci. Una certificazione attesta la parità di genere in assemblea, ma soprattutto, sottolinea Lorenzo, “l’azienda è vicina alle esigenze umane dei soci e dei dipendenti. L’altra cosa che ci auguriamo è che la nostra esperienza sia d’ispirazione, vedere che si può fare impresa in questo modo, invogliare altri a creare realtà simili”
Transizione energetica, sociale e culturale, energie rinnovabili, lavoro di qualità, umanità, rilocalizzazione e territorio, resilienza e tradizione, formano un intreccio ove ogni elemento sostiene gli altri: la definizione di resilienza.
Ripassando dalle fotografie all’entrata, vedo che Lorenzo è sopranominato “il Magnifico”, ne ridiamo insieme prima di salutarci. Immaginate però, negli anni a venire un panorama industriale con questo tipo di impronta, non sarebbe magnifico?
Ceramiche Noi: il sito web
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