Santa Marta 2026: 45 paesi per abbandonare i combustibili fossili
Dal 24 al 29 aprile 2026, Colombia e Paesi Bassi co-ospitano il primo forum internazionale dedicato al phase-out di petrolio, gas e carbone. Partecipano anche Canada, Italia, Francia, Germania e le presidenze di COP30 e COP31.
- 45 paesi confermati
- 2.608 organizzazioni aderenti
- 6 giorni: 24–29 aprile 2026
- Il sito dell’evento: First Conference on Transitioning Away from Fossil Fuels
Mancano pochi giorni all’apertura della Prima Conferenza Internazionale sulla Transizione dai Combustibili Fossili, e il quadro delle adesioni si fa sempre più solido: 45 paesi da ogni regione del mondo hanno già confermato la loro presenza a Santa Marta, in Colombia, per costruire insieme una coalizione inedita sul phase-out di petrolio, gas naturale e carbone.
Ad annunciarlo è la ministra colombiana dell’Ambiente e dello Sviluppo Sostenibile, Irene Vélez Torres, che ha sottolineato come la partecipazione rispecchi la straordinaria diversità della filiera energetica globale: i paesi presenti rappresentano circa un quinto della produzione mondiale e quasi un terzo del consumo globale di combustibili fossili.
Chi partecipa: da Tuvalu al Canada, dall’Italia alla Nigeria
L’elenco dei partecipanti confermati è un segnale politico potente. Accanto a nazioni piccole ma simbolicamente decisive per la crisi climatica — come Tuvalu, Vanuatu e Palau, in prima linea contro l’innalzamento del livello del mare — siedono al tavolo grandi produttori di idrocarburi come Canada, Norvegia, Australia e Regno Unito.
Tra i paesi europei figura anche l’Italia, insieme a Germania, Francia, Belgio, Austria, Danimarca, Finlandia, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Slovenia, Spagna, Svezia e Svizzera. Al di fuori del Vecchio Continente, hanno aderito Angola, Brasile, Cambogia, Camerun, Figi, Filippine, Guatemala, Giamaica, Isole Marshall, Maldive, Mauritius, Messico, Panama, Papua Nuova Guinea, Repubblica Dominicana, Senegal, Singapore, Sierra Leone, Sri Lanka, Tanzania, Trinidad e Tobago, Turchia, Uruguay e Vietnam.
Parteciperanno inoltre la Commissione Europea e le presidenze di COP30 e COP31, rafforzando il legame tra questo forum e il calendario ufficiale della diplomazia climatica ONU.
Un forum senza precedenti: l’obiettivo è una coalizione concreta
La conferenza, co-organizzata da Colombia e Regno dei Paesi Bassi, si terrà dal 24 al 29 aprile 2026. Per la prima volta nella storia della diplomazia climatica, un evento internazionale è dedicato esclusivamente alla gestione condivisa dell’uscita dai combustibili fossili, in modo diretto, trasparente e orientato a risultati concreti.
«Nonostante le nostre differenze, tutti i partecipanti concordano sulla necessità di dare priorità alla scienza e di avanzare, in modo urgente e coordinato, verso il phase-out della produzione e del consumo di gas naturale, carbone e petrolio. Il presidente Gustavo Petro ha chiamato il mondo a compiere un passo storico: muoversi verso una transizione dai combustibili fossili. Oggi, 45 paesi hanno già confermato la loro partecipazione e 2.608 organizzazioni e comunità si sono unite a questo appello». Ha dichiarato la ministra Vélez Torres.
Agenda diplomatica e partecipazione dalla società civile
Oltre alle delegazioni governative, il vertice accoglierà popoli indigeni, comunità locali, giovani, accademici e organizzazioni internazionali. Il governo colombiano ha avviato un’intensa agenda diplomatica per garantire una presenza al massimo livello, con l’obiettivo di amplificare l’impatto politico dell’incontro.
In parallelo, si stanno svolgendo dialoghi virtuali organizzati per settore e gruppo di popolazione: al momento vi hanno partecipato oltre 2.600 organizzazioni e comunità, a testimonianza dell’interesse trasversale che la conferenza ha già generato.
Il contesto: sicurezza energetica e agenda climatica globale
La ministra ha sottolineato che l’evento arriva in un momento cruciale per l’agenda climatica internazionale, proprio mentre crescono le sfide legate alla sicurezza energetica globale. L’obiettivo non è costruire un consenso ideologico, ma creare le condizioni per accordi operativi tra paesi con situazioni economiche ed energetiche molto differenti.
Santa Marta 2026 si candida così a diventare un punto di svolta: non un convegno di principi, ma un cantiere diplomatico per costruire le architetture cooperative di cui la transizione energetica ha urgente bisogno.
“Fuori dall’era dei fossili. L’alleanza italiana in cammino verso la Conferenza internazionale di Santa Marta per il Trattato di non proliferazione dei combustibili fossili”
Si è tenuta il 20 aprile presso la sala ISMA del Senato la conferenza “Fuori dall’era dei fossili. L’alleanza italiana in cammino verso la Conferenza internazionale di Santa Marta per il Trattato di non proliferazione dei combustibili fossili”.
Durante la conferenza sono intervenuti Angelo Bonelli, Alex Zanotelli, Elisa Sermarini, Giuseppe De Marzo, Gianluca Felicetti, Marco Bersani ed Elena Mazzoni. Hanno presentato gli obiettivi, il percorso e il lavoro fatto in avvicinamento alla prima conferenza internazionale per l’eliminazione dei combustibili fossili che si terrà dal 24 al 29 aprile in Colombia, a Santa Marta.
In quei giorni saranno presenti oltre 50 di governi, 2600 realtà sociali tra popoli indigeni, afrodiscendenti, contadini, collettivi in prima linea, giovani, donne, movimenti sociali, ONG, mondo accademico, governi subnazionali, sindacati e parlamentari con l’obiettivo di costruire azioni concrete per un’uscita rapida, giusta ed equa dall’economia dei fossili per affrontare le crisi interconnesse alla loro origine comune.
Un percorso storico che si pone finalmente l’obiettivo di una eliminazione graduale e in modo pianificato dei combustibili fossili per costruire l’alternativa alla dipendenza dai fossili e da tutti i pericoli e le conseguenze che questi comportano. Petrolio, gas e carbone sono fonte di crisi ricorrenti, conflitti e insicurezze. L’unica strada per costruire un futuro libero da guerre, povertà e ingiustizie ambientali è una transizione rapida, equa e giusta, rimuovendo gli ostacoli che ritardano e bloccano la transizione verso sistemi energetici, rinnovabili, decentrati e democratici. Eliminare i fossili non è solo un’esigenza sociale e ambientale ma un vero e proprio progetto di pace. A questo serve il percorso internazionale alimentato dalla cooperazione tra governi, movimenti sociali, ong del quale la conferenza di Santa Marta sarà il primo passo.
In italia questo percorso è stato sostenuto e rilanciato da Gea – Scuola di Giustizie Ecologica e Ambientale che in questi mesi ha lavorato dal basso per allargare il perimetro delle alleanze a sostegno del Trattato di non proliferazione dei combustibili fossili. A partire dalle comunità e dai territori che in questi anni sono stati vittime di ingiustizie ambientali ed ecologiche, oggi questo percorso mette insieme tante realtà e soggetti diversi tra cui, movimento No Tav, Peacelink, LAV Italia, la rete italiana di Stop ReArm Europe, Navdanya Italia, Rete dei Numeri Pari, i comboniani, i giuristi di Salviamo la Costituzione, Unione Inquilini.
Dal primo momento Europa Verde e Sinistra italiana hanno sostenuto la campagna italiana sottoscrivendo gli impegni per il Trattato di non proliferazione e mostrato disponibilità a prendere impegni concreti attraverso le amministrazioni locali e in Parlamento. Un percorso che è solo all’inizio ma che vede obiettivi chiari costruiti al livello internazionale con un metodo di lavoro che garantisce il massimo del coinvolgimento e della partecipazione.
Alla conferenza di Santa Marta parteciperà una delegazione di Gea che ha partecipato alla costruzione del documento complessivo in discussione e delle proposte che saranno presentate.
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