Mascherine green in seta: ENEA rivoluziona i filtri antibatterici
Anche le mascherine diventano “green” grazie a un nuovo progetto ENEA: si tratta di ARIS, nell’ambito del quale sono stati sviluppati nuovi tipi di mascherine realizzate in nanofibre di seta, ottenute con pratiche sostenibili e dotate di proprietà antibatteriche.
La seta torna dunque protagonista nel nostro Paese dopo il suo rilancio, avvenuto attraverso la straordinaria storia dell’azienda orafa vicentina D’Orica (vedi Sogni D’orica – Treesure).
Mascherine green in nanofibre di seta: il progetto ENEA ARIS punta su sostenibilità e azione antibatterica
Le mascherine del futuro potrebbero essere sostenibili, biodegradabili e persino antibatteriche. Arriva dall’ENEA una nuova soluzione innovativa sviluppata nell’ambito del progetto ARIS, inserito nel programma PNRR Ecosister: dispositivi filtranti realizzati in nanofibre di seta ottenute con tecniche avanzate e pratiche di economia circolare.
Una svolta sostenibile
A differenza delle tradizionali mascherine realizzate con materiali plastici di origine fossile come polietilene, poliestere e poliammide, le nuove membrane sviluppate da ENEA offrono un doppio vantaggio: riducono l’impatto ambientale e migliorano la capacità filtrante.
Queste mascherine innovative sono infatti in grado di trattenere anche le particelle più fini, come il PM2.5, contribuendo a una protezione più efficace contro l’inquinamento atmosferico e gli agenti patogeni.
Come funzionano le nanofibre di seta
Il cuore della tecnologia è l’elettrofilatura, un processo che utilizza un campo elettrico ad alta tensione per produrre fibre sottilissime (nanofibre) a partire da materiali polimerici. In questo caso, ENEA ha utilizzato la fibroina di seta, una proteina naturale estratta dai bozzoli del baco da seta scartati dall’industria tessile.
Il risultato è una mascherina di tipo FFP2 completamente innovativa, che unisce alte prestazioni filtranti a un approccio sostenibile basato sul recupero degli scarti.
Azione antibatterica dai polifenoli dell’olio d’oliva
Un ulteriore elemento distintivo è l’integrazione di polifenoli naturali, estratti dai reflui della produzione di olio d’oliva. Queste sostanze, note per le loro proprietà antibatteriche, vengono incorporate nelle membrane per potenziare la capacità del dispositivo di contrastare la diffusione di microrganismi.
“Abbiamo utilizzato bozzoli di scarto per ottenere la fibroina di seta e realizzare una mascherina FFP2 tramite elettrofilatura. Successivamente l’abbiamo arricchita con polifenoli provenienti dalle acque reflue dell’olio d’oliva”, spiega Valerio Miceli, ricercatore ENEA. “I risultati microbiologici mostrano un potenziale interessante, con effetti positivi su alcune popolazioni batteriche”.

Economia circolare e applicazioni future
Il progetto ARIS, coordinato dal CNR e sviluppato insieme all’Università di Ferrara e all’azienda Kerline srl, dimostra come la valorizzazione degli scarti agroindustriali possa generare biomateriali ad alto valore aggiunto.
Le possibili applicazioni non si limitano alle mascherine: questa tecnologia potrebbe essere utilizzata anche per imballaggi alimentari innovativi e dispositivi biomedici, in linea con i principi dell’economia circolare.
Verso una nuova generazione di dispositivi filtranti
La pandemia ha evidenziato l’importanza di dispositivi di protezione efficaci e sostenibili. Le mascherine in nanofibre di seta rappresentano un passo concreto verso una nuova generazione di prodotti che coniugano sicurezza, innovazione e rispetto per l’ambiente.
Per approfondire: Innovazione: ENEA, nuove mascherine da scarti agroindustriali | Progetto ARIS | Dipartimento Sostenibilità, circolarità e adattamento al cambiamento climatico dei Sistemi Produttivi e Territoriali | Ecosustainable air filters made of electrospun natural protein nanofibers – Ecosister


