Recupero e riciclo dei tessili tra tecnologia e nuove regole UE

 Recupero e riciclo dei tessili tra tecnologia e nuove regole UE

L’edizione 2025 di ECOMONDO, giunta alla 28ma edizione, si è conclusa registrando un crescente interesse nell’area dedicata alle tecniche e tecnologie di recupero e riciclo dei tessili.

Ecomondo è la principale fiera italiana, con respiro europeo, dedicata alle tecnologie e ai servizi per la raccolta, gestione e trasformazione dei rifiuti in nuove risorse a ridotto impatto ambientale. L’evoluzione di soluzioni e competenze è oggi indispensabile per gestire l’enorme quantità di materiali della società moderna. Ospitata nel quartiere fieristico di Rimini, l’edizione di quest’anno ha registrato un’affluenza ancora una volta molto positiva rispetto al 2024, con decine di migliaia di visitatori tra stand, convegni e incontri con operatori italiani e internazionali.

Un interesse che finalmente ha cominciato da qualche anno a coinvolgere anche il settore tessile/moda – pre e post consumo – italiano ed europeo – sulla spinta del Green Deal. Inutile ricordare che l’Italia è Paese con grande tradizione nella produzione di capi abbigliamento e arredamento di fascia media e alta, con oltre 60.000 aziende, nonché é tra i pochi rimasti con il ciclo completo da fibra a tessuto e capo finito. Siamo anche un popolo di buoni consumatori di tutte le fasce di prezzo, a partire dal super fast fashion, che è ormai un quasi assimilabile all’usa&getta, fino al lusso. In altre parole di materiale tessile da recuperare dal mercato, gestire, selezionare e possibilmente re-immettere sul mercato dei prodotti base fibrosa, l’Italia ne dispone in grande quantità.

L’Europa dunque sta mettendo il settore sotto i riflettori. Si parla di oltre 4,5 miliardi di kg annui (inizialmente si parlava di 11 kg a testa, ma ora si è elevata la quota a 16 kg cd) di rifiuti tessili gettati da industrie e cittadini – tra moda, arredamento, edilizia, trasporti – che hanno spesso avuto uno sbocco silenzioso in Paesi lontani dai confini europei. Ora – anche grazie a campagne di sensibilizzazione come quella di Greenpeace, Legambiente e altre associazioni – c’è finalmente una presa di coscienza di molti cittadini che si tratta di “spreco” e non solo di “bisogno” come quello di vestirsi, proteggere, trasportare, isolare, d’un tempo andato.

Alla fiera 2025 il settore tessile ha comunque ancora un spazio relativo, pari a mezzo salone degli innumerevoli full-loaded, ma per la prima volta, oltre alle start-up, qualcuno ha presentato anche qualche tecnologia non solo per la selezione elettronica dei capi da riciclare, riusare o distruggere (es. il centro ricerche NEXT), ma anche per il processo “meccanico” di recupero delle fibre tessile, tali da consentire il reimpiego più o meno rapido in nuove lavorazioni (es. il costruttore pratese OMMI).

In ogni caso, si parla ancora di percentuali molto limitate per il segmento più “nobile” dell’abbigliamento e dell’arredamento, considerato una forma di up-cycling all’interno del ciclo di recupero. Al contrario, i prodotti più tecnici ed economici — come i feltri multi-materiale, con funzioni termo- e/o fono-isolanti — hanno finora assorbito la maggior parte delle fibre riciclate nei settori dell’arredamento, dell’autotrasporto e delle costruzioni. Tuttavia, questo mercato appare saturo o in via di saturazione e, di conseguenza, sempre più selettivo, con margini di profitto ridotti.

Tuttavia convegni e tavole rotonde di settore sono state interessanti, ricche di delucidazioni e spunti che hanno messo in evidenza come sia critico il momento, con la legislazione europea sulla responsabilità estesa del produttore (EPR) in fase di partenza, il passaporto digitale attaccato ai capi in vendita, e un comparto, sia industriale che commerciale, che in moti casi non ha ancora messo in agenda i calcoli di sostenibilità dei loro processi, né pensato a come rendere un prodotto più “recuperabile” a fine vita.

Intanto si è avviata la corsa all’organizzazione “più razionale” e rapida possibile dei capi post consumo utilizzando sistemi sofisticati e IA, per la raccolta e selezione capi usati per tipo di prodotto (maglia, pantalone, scarpe, ecc.) da re-immettere nel mercato industriale fino all’avviamento al più difficile dei temi: “cosa ne facciamo delle fibre tessili usate?” spesso di minore qualità dei vergine e soprattutto di difficile separazione tra le varie miste. Su questo tema, da rifiuto a materia prima seconda, la corsa tecnologica è appena iniziata.

Intanto c’è chi ha sviluppato una tecnologia specifica per rimuovere meccanicamente gli accessori di plastica e metallo (bottoni, zip, ecc,) che è un ostacolo non indifferente per rendere efficiente il settore. Rimangono le etichette delle istruzioni lavaggio e indicazione della composizione che sono ancora cuciti nei posti più impensabili del capo di abbigliamento, ma che quasi nessuno toglie del tutto e che costituiscono materiali di difficile recupero, ovvero contaminanti.

Auspichiamo quindi che l’Unione Europea incentivi non solo il recupero, il riciclo e il riuso, ma anche una vera educazione a queste pratiche, attraverso norme chiare e supporti concreti. Allo stesso tempo, sarebbe importante eliminare tutti quegli elementi che compromettono la qualità del riciclo dei materiali tessili, a partire dalle etichette cucite in modo casuale — talvolta lunghe decine di centimetri e realizzate in materiali non riciclabili — il cui utilizzo varia in base alle scelte degli operatori e alla diffusione internazionale dei prodotti.

MARCO BENEDETTI, Sustainable development consultant – Vicepresidente associazione Chimica Verde Bionet 

Foto della premiazione del concorso di Chimica Verde e Federcanapa per la migliore tesi (laurea magistrale o ITS), dedicata a idee e progetti che riducono l’impatto ambientale della moda e promuovono il riciclo dei materiali tessili.

Foto copertina: la prima macchina, presentata nell’area tessile della fiera, studiata esclusivamente per togliere gli accessori come bottoni e zip dagli abiti (rifiuti) da post consumo.

Leggi anche: Fibre tessili: le alternative a quelle ricavate dal petrolio – LINK

Redazione

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