Fibre tessili: le alternative a quelle ricavate dal petrolio

 Fibre tessili: le alternative a quelle ricavate dal petrolio

Il 65% delle fibre prodotte nel mondo è composta da materiali ricavati dal petrolio, ma le alternative ci sono. Articolo a cura di Marco Benedetti, vicepresidente Ass. Chimica Verde Bionet, R&D manager Green Evolution.

Gran parte delle scoperte umane sono il risultato di risposte trovate in Natura. È stato così anche per la necessità di coprirsi durante le migrazioni verso climi più freddi, in cui il bisogno di cibo si è unito a quello di protezione. All’inizio, si utilizzavano beni così come erano, come la pelle di un animale cacciato per sfamarsi e per proteggersi. Altre volte, l’intuizione o l’osservazione hanno portato a sviluppi come quello dell’arte tessile. Materiali estratti nel tempo da animali o piante, mantenendone la struttura vitale (come il pelo di un animale o i semi di una pianta). Le fibre, proteiche, come la lana e la seta, o vegetali, come cotone e canapa, presentano prestazioni simili, ma anche specifiche a seconda della stagione. Tutto ciò rispondeva a un’esigenza di sopravvivenza.

Oggi, la priorità del genere umano non è più quella di sopravvivere, almeno per la stragrande maggioranza. Le esperienze che hanno contribuito a formare la nostra cultura si stanno perdendo. Quanti di noi conoscono il bisso, la fibra ricavata dai filamenti secreti dai molluschi, ormai un’arte di altissimo livello in Sardegna? Chi sa che dall’ortica non si ricavano solo irritazioni, ma anche fibre tessili? O che dai filamenti della tela di ragno si realizzano suture ospedaliere? O che dal pelo dello yak tibetano si ricavano fibre per tessere tende che proteggono dalle rigide temperature invernali? E che banano e noce di cocco forniscono fibre, che fino a poco tempo fa erano scartate come residui?

Le fibre tessili hanno sempre avuto una funzione fondamentale: proteggere da caldo, freddo, pioggia e Sole. Oggi, però, nelle civiltà avanzate, sono diventate principalmente un mezzo per comunicare un brand che fa vendere i vestiti.

Più un marchio è evidente, meno – spesso – lo è la funzione dell’oggetto. Oggi, oltre il 65% delle fibre prodotte nel mondo è composta da materiali monotematici con prestazioni simili, ricavati da un’unica risorsa: il petrolio. Chi di noi sa distinguere le prestazioni tra fibra di poliestere, polipropilene o poliammide? Spesso conosciamo solo i nomi commerciali, come il nylon (poliammide) o la viscosa, una fibra artificiale di cellulosa. Queste fibre sono il risultato dell’ingegno umano, che trasforma la materia, ma la loro origine resta nel nostro Pianeta.

Tuttavia, non vale la pena recuperarle, poiché hanno un valore tecnico e commerciale così basso da non giustificare l’impiego di altra energia o acqua, sottratta alle esigenze vitali, rischiando di inquinarla con sostanze tossiche e renderla inutilizzabile… CONTINUA A LEGGERE L’ARTICOLO GRATIS SU L’ECOFUTURO MAGAZINE

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Redazione

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