Padova: una citta in transizione (energetica)

 Padova: una citta in transizione (energetica)

Padova va verso la transizione energetica: scuole, sport e illuminazione pubblica sono al centro del cambiamento. Articolo di Sergio Ferraris, giornalista scientifico, caporedattore “L’Ecofuturo Magazine”.

L’esperienza amministrativa di Andrea Micalizzi, oggi vicesindaco di Padova e assessore con deleghe ai Lavori Pubblici, Patrimonio, Edilizia comunale, Protezione civile e Parco delle Mura e delle Acque, affonda le radici nel 1999 quando, a soli 21 anni, venne eletto in un Consiglio di quartiere. Da allora, il suo impegno politico non si è mai interrotto. Nell’attuale mandato al fianco del sindaco Giordani, ha seguito da vicino i principali progetti di riqualificazione energetica che stanno contribuendo a ridisegnare il volto della città. Lo abbiamo intervistato per approfondire questa esperienza.

Efficienza energetica. Da dove siete partiti?

«Abbiamo scelto di partire dagli edifici scolastici perché rappresentano un patrimonio pubblico rilevante, spesso vetusto, con necessità di ammodernamento non solo energetico, ma anche funzionale, per garantire ambienti più accoglienti a studenti e docenti. Il Comune ha così individuato le scuole come settore strategico per interventi legati al conto termico, uno strumento statale che incentiva la riqualificazione energetica degli edifici pubblici. Padova ha realizzato interventi su cinque scuole, sette impianti sportivi e un edificio comunale, per un totale di 13 strutture».

«L’investimento complessivo è stato di circa 1,5 milioni di euro, coperti per quasi il 50% (700 mila euro) dagli incentivi. Tra gli interventi più significativi, la scuola Don Bosco ha richiesto un impegno economico di 125 mila euro, mentre la scuola Randy ha beneficiato di un investimento pari a 111 mila euro. Gli impianti sportivi, per dimensioni e volumi riscaldati, hanno comportato costi medi attorno ai 200 mila euro. Tutti gli interventi si sono concentrati su efficienza energetica e miglioramento del comfort interno, favorendo al contempo la qualità dell’esperienza educativa e sportiva».

Avete fatto anche altro?

«Parallelamente agli edifici scolastici, il Comune ha portato avanti un programma di riqualificazione della rete di illuminazione pubblica, in collaborazione con Hera Luce, gestore del servizio. A oggi, abbiamo convertito oltre il 50% dei circa 36 mila punti luce della città a tecnologia LED, con benefici sia ambientali sia economici».

«Gli interventi hanno riguardato in particolare il quartiere Arcella, con un primo progetto da 2 milioni di euro, e successivamente una vasta area che si estende da San Osvaldo a Prato della Valle, comprendendo quartieri densamente abitati come Santa Rita, Madonna Pellegrina e Città Giardino. Il secondo lotto, attualmente in fase conclusiva, ha richiesto un investimento di 6 milioni di euro. In molte zone non si è trattato solo di sostituire le lampade, ma anche di rifare interamente la rete elettrica, incluse cabine e quadri. In totale, in questi anni abbiamo investito oltre 8 milioni di euro solo per la pubblica illuminazione».

Vi siete avvalsi di un soggetto “storico” per Padova, Fenice Green Energy Park. Come?

«Fondamentale nel percorso avviato dal Comune è stato l’affiancamento di Fenice Green Energy Park, realtà padovana impegnata nella divulgazione e applicazione delle energie rinnovabili. Con Fenice abbiamo strutturato un lavoro condiviso: prima con un corso di formazione ai tecnici comunali sul conto termico, poi con la co-progettazione degli interventi. L’esperienza ha permesso di rafforzare le competenze interne all’amministrazione e di superare le criticità legate alla carenza di personale specializzato. Una sinergia che ha rappresentato un elemento di efficienza e qualità nella gestione della transizione energetica».

Qual è stata la strategia e la metodologia che avete seguito negli interventi?

«Gli interventi sono stati realizzati nel rispetto del Codice degli appalti, con procedure di evidenza pubblica. In molti casi sono risultate vincitrici aziende del territorio, che riescono a proporre soluzioni economicamente competitive, specie per i costi logistici e del personale. Tuttavia, non mancano anche imprese con base nazionale, a conferma di un interesse diffuso per questi progetti. Questo aspetto sottolinea anche l’importanza della filiera locale nell’ecosistema della transizione ecologica, capace di generare anche un indotto occupazionale qualificato sul territorio».

Sul fronte economico come si configura l’intervento?

«Il modello applicato si fonda su una logica di auto sostenibilità economica. Nel caso dell’illuminazione pubblica abbiamo mantenuto invariato il canone versato ad Hera Luce, prolungando la convenzione fino al 2038, anno stimato per il raggiungimento del break-even. L’azienda ha anticipato l’investimento, recuperandolo con il risparmio energetico ottenuto. Una classica operazione ESCo (Energy Service Company). Per quanto riguarda gli edifici pubblici, gli incentivi del conto termico hanno permesso al Comune di ridurre la quota a proprio carico e, contemporaneamente, tagliare i costi fissi per riscaldamento e climatizzazione, liberando risorse da reinvestire in manutenzione e riqualificazione. È difficile fare una tracciabilità rigorosa in bilancio, perché queste economie entrano nel bilancio generale. Ma di fatto abbiamo reinvestito ogni euro risparmiato nella gestione del patrimonio edilizio pubblico».

I cittadini come hanno risposto alle vostre iniziative?

«Il cittadino percepisce positivamente questi interventi, specie quando toccano servizi essenziali come le scuole o migliorano la sicurezza notturna. È meno sensibile, invece, al tema ambientale in sé, che ancora non è diventato leva prioritaria nel dibattito pubblico. In contrasto con i benefici tangibili della riqualificazione, altri progetti – come le nuove linee del tram – scatenano più proteste che apprezzamento, a causa dell’impatto temporaneo dei cantieri. Ma è proprio su queste opere che si gioca la sfida vera della sostenibilità urbana».

Secondo lei la vostra esperienza potrebbe essere d’esempio per la Regione Veneto?

«Guardando oltre Padova, l’esperienza maturata suggerisce riflessioni anche su scala regionale. La Regione potrebbe, e dovrebbe, fare molto di più per sostenere i Comuni, vincolando i finanziamenti a criteri di sostenibilità e promuovendo filiere produttive compatibili con la transizione ecologica. Oggi è l’Unione Europea a offrire il supporto più incisivo, attraverso strumenti come il PNRR e i fondi POR FESR… Continua a leggere l’intervista su L’ECOFUTURO MAGAZINE- E’ GRATIS! Clicca Qui!

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Immagine articolo di Ricalvo10 – Opera propria

Redazione

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