DL Energia, l’Umbria alza la voce: “Rischio Stop totale Rinnovabili”

 DL Energia, l’Umbria alza la voce: “Rischio Stop totale Rinnovabili”

L’attuale bozza del Decreto Legge Energia, se confermata in Consiglio dei Ministri, comporterebbe la qualificazione dell’intero territorio umbro come area non idonea all’installazione di impianti da fonti rinnovabili, con conseguente rischio di compromissione del raggiungimento degli obiettivi fissati dal PNIEC. La Regione Umbria — attraverso l’assessore all’Ambiente e all’Energia Thomas De Luca — ha formalizzato questa preoccupazione e proposto una contro-soluzione tecnica.

Contesto normativo e criticità specifiche

La bozza interviene sul Testo Unico FER e si pone come correttivo/integrazione rispetto al DM sulle aree idonee del 21 giugno 2024. Tuttavia, secondo la Regione, l’art. 11-bis, comma 4, lett. m) introduce criteri che risultano eccessivamente restrittivi e generalizzati, in particolare attraverso fasce di rispetto attorno a beni culturali e paesaggistici che impedirebbero la qualificazione di aree come idonee.

Tra le prescrizioni contestate risultano distanze standardizzate che, nella formulazione emersa, prevedono ad esempio fasce di rispetto fino a 3 km per impianti eolici e 500 m per impianti fotovoltaici dal perimetro dei beni tutelati. Queste soglie, applicate in modo indiscriminato anche a comunità energetiche e impianti per autoconsumo, riducono drasticamente la disponibilità di superfici utili, soprattutto in territori fortemente vincolati come l’Umbria. Rinnovabili

Il quadro normativo è inoltre compresso in un contesto già segnato da contenziosi (es. contestazioni regionali e pronunce del TAR su provvedimenti analoghi), che rende necessario un approccio più calibrato e territorialmente differenziato.

Impatto operativo sugli obiettivi regionali

La Regione Umbria ha adottato una legge sulle aree idonee mirata a consentire un incremento di potenza rinnovabile pari a 1.756 MW entro il 2030. Se la bozza nazionale venisse confermata, le restrizioni rischiano di vanificare tale programmazione: verrebbero infatti escluse anche superfici antropizzate (tetti, parcheggi, edificato impermeabilizzato) che la Regione ritiene idonee e strategiche per l’autonomia energetica. Ciò determinerebbe uno spostamento forzato verso consumo di suolo agricolo e un rallentamento della diffusione delle comunità energetiche.

Proposta tecnica della Regione: principio di prevalenza di idoneità

Per superare l’impasse l’assessore propone l’introduzione di un principio di prevalenza di idoneità: aree già compromesse o antropizzate — superfici edificate, aree impermeabilizzate, parcheggi o tetti — e quelle a ridotto impatto visivo per l’eolico, dovrebbero essere considerate prevalenti, esclusivamente in termini di superficie, rispetto alle aree non idonee. La logica è pragmaticamente orientata a evitare che la definizione di “non idoneo” obblighi all’uso eccessivo di suolo agricolo quando esistono superfici già antropizzate che possono ospitare sistemi fotovoltaici o infrastrutture energetiche.

La Regione sottolinea inoltre il valore positivo di certe installazioni su superfici impermeabilizzate (per esempio la copertura fotovoltaica di parcheggi), che possono rappresentare un miglioramento rispetto allo stato attuale.

Leggi anche: Paesaggio, agricoltura e transizione: politiche a confronto

immagine articolo: FB Thomas De Luca

Redazione

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