Le ecotecnologie, il lavoro e il futuro arrivano nel cuore d’Europa
Il reportage di Sergio Ferraris, giornalista scientifico, sull’iniziativa di Ecofuturo a Bruxelles lo scorso marzo.
Le ecotecnologie, il lavoro e il futuro arrivano nel cuore d’Europa.
In un’Europa attraversata da tensioni sociali, pressioni geopolitiche, revisionismi politici e ambientali sono arrivate, per la terza volta le ecotecnologie promosse dal network di Ecofuturo con una mostra e un convegno: “Eco-tecnologie: soluzioni pratiche per rispondere alle sfide della transizione verde” ospitati al Parlamento europeo dall’eurodeputato Dario Tamburrano del Movimento 5 Stelle, The Left.
L’appuntamento convegnistico ha messo in luce una questione spesso ignorata nel dibattito pubblico sulla transizione ecologica: il fatto che può essere conveniente. E lo è già, secondo i relatori, a patto che si liberi dai vincoli ideologici e dai luoghi comuni che ne ostacolano l’avanzata. Tecnologie efficienti, alleanze politiche trasversali e un linguaggio accessibile e pragmatico sono le chiavi indicate dagli esperti intervenuti: scienziati, europarlamentari, imprenditori e associazioni di consumatori.
A introdurre la necessità di un cambio narrativo è stato Bertrand Piccard, esploratore e fondatore della “Solar Impulse Foundation”. Il suo discorso è stato chiaro: «Se vogliamo davvero parlare di ambiente, dobbiamo smettere di usare la parola ambiente». Un paradosso che è solo apparente. Per Piccard, infatti, associare l’ecologia alla rinuncia e alla decrescita ha alimentato una barriera culturale e politica che deve essere abbattuta in primo luogo dai decisori politici che desiderano il cambiamento. «Negli ultimi vent’anni l’ecologia è stata associata al sacrificio e ai costi elevati. Ma oggi esistono tecnologie che proteggono l’ambiente perché sono più efficienti, più redditizie e creano lavoro e nuovi mercati».
Per Piccard, il cuore della transizione ecologica non sta nella rinuncia, ma nell’efficienza. Il termine da utilizzare non è “decarbonizzazione”, ma “ammodernamento”: un lessico capace di parlare a tutti, di ogni parte politica. Le tecnologie oggi disponibili, dalle lampadine LED alle pompe di calore, sono già più efficaci, meno energivore e in grado di creare mercati innovativi, come quello del recupero termico dai data center o della progettazione modulare. «Tutto ciò che è ecologico e tutto ciò che è redditizio possono coincidere. È nell’intersezione tra questi due mondi che dobbiamo investire».
Pragmatismo e visione.
A raccogliere l’appello è stata Valentina Palmisano, europarlamentare Movimento 5 Stelle, The Left e membro anche della Commissione per l’ambiente, il clima e la sicurezza alimentare del Parlamento europeo che durante il suo discorso ha riaffermato la necessità di una transizione “doppia”: ambientale ed economica. «La transizione ecologica non è solo un obiettivo morale, è anche e soprattutto una scelta conveniente. Ma deve includere tutti, anche i lavoratori dei settori in trasformazione», ha detto la Palmisano.
A seguire Guido Bezzi, responsabile del settore agronomia del Consorzio Italiano Biogas, ha portato al centro del dibattito il ruolo dell’agricoltura. Con 1.800 impianti e 2,2 miliardi di metri cubi di biometano prodotti ogni anno, utilizzando 40 milioni di tonnellate di biomasse, l’Italia guida un modello di integrazione tra produzione energetica e rigenerazione del suolo. Il biogas, ricorda Bezzi, valorizza i reflui zootecnici e i sottoprodotti agricoli, riducendo le emissioni e migliorando l’impronta ecologica del settore agroalimentare. «Integrare il biogas in agricoltura significa migliorare la fertilità del suolo, ridurre gli input chimici, stoccare carbonio e rendere più sostenibili le filiere alimentari».
Da non sottovalutare, infine, il fatto che la parte di colture che vanno a integrare la dieta dei biodigestori, composta per la massima parte dai reflui e dai sottoprodotti agricoli, “occupa” 200 mila ettari, l’1,6% del suolo agricolo, pari alla superficie agricola persa con la coltura del mais per motivi di mercato. Questo, per ribadire il fatto che le bioenergie e più in generale le rinnovabili non sottraggono suolo all’alimentazione umana. Ma nemmeno a quella animale.
I successivi interventi si sono focalizzati sui cittadini. Per Riccardo Bani, presidente di ARSE, l’Associazione Riscaldamento Senza Emissioni, la pompa di calore rappresenta una risposta concreta e matura alla crisi energetica. In un Paese, l’Italia, dove l’80% del patrimonio edilizio è inefficiente e il 60% della bolletta domestica è termica, l’elettrificazione è una leva strategica, ed è particolarmente promettente la geotermia a bassa entalpia che oggi è sottoutilizzata in Italia rispetto ad altri paesi UE. «Con la pompa di calore geotermica possiamo abbattere fino al 70% dei consumi termici e aumentare il valore degli immobili. È un investimento, non un costo», ha ribadito Bani.
A seguire, Mauro Vergari di Adiconsum, ha evidenziato il ruolo cruciale dell’informazione nel rendere accessibile l’innovazione. «Il consumatore medio vuole risparmiare, migliorare la qualità della vita e contribuire all’ambiente, ma è spesso ostacolato da una comunicazione tecnica, frammentaria e poco affidabile», ha detto Vergari che ha indicato le soluzioni possibili: «Serve una rete di professionisti certificati e una comunicazione chiara: oggi il consumatore vuole innovare ma non sa a chi rivolgersi».
Il Coordinatore de Comitato nazionale Transizione ecologica e digitale M5S, Gianni Girotto, ha ricordato come la battaglia per il Superbonus e le comunità energetiche siano state anche uno scontro contro interessi consolidati, il vero ostacolo alla transizione. Ossia oligopoli, burocrazia e visioni ideologiche. «Le tecnologie ci sono, i soldi anche. Quello che manca è la volontà di cambiare e una politica capace di guardare oltre lo status quo» ha detto Girotto, introducendo l’intervento, visionario e affilato di Dario Tamburrano, eurodeputato del Movimento 5 Stelle, The Left.
Dario Tamburrano ha offerto un’analisi che unisce geopolitica, tecnologia e ironia. A partire da una constatazione provocatoria: «Mi aspettavo che i sovranisti dichiarassero guerra ai fossili. Invece difendono il gas come simbolo della tradizione». Un paradosso, ha detto, che si ripete nella narrazione dominante: chi parla di efficienza, rinnovabili e resilienza viene accusato di essere ideologico, mentre chi propone di continuare a dipendere da combustibili importati da regimi instabili si presenta come realista. Tamburrano ha smontato pezzo per pezzo alcune delle retoriche più diffuse nella politica contemporanea: dall’opposizione alla direttiva “Case Green”, ormai svuotata, alla finta neutralità rispetto alla mobilità elettrica, fino alla totale assenza di visione strategica sul piano energetico.
E ha ricordato come la stessa difesa militare dovrebbe partire dall’efficienza civile: edifici isolati e autonomi, comunità energetiche distribuite, batterie strategiche accumulate in tempo di pace. Il suo è stato un invito a rileggere il concetto di sovranità, spostandolo dal piano retorico a quello operativo, basato su dati concreti, fisici e logiche industriali. «Un Paese sovrano dovrebbe voler riempire i serbatoi con elettroni che cadono dal cielo, non con gas importato da migliaia di chilometri. Questa è vera difesa, questa è resilienza, questa è intelligenza strategica».
Soluzioni dal basso.
Fabio Roggiolani e Michele Dotti, cofondatori di Ecofuturo, hanno ribadito il ruolo centrale delle soluzioni pratiche e partecipate nella transizione ecologica. Il loro approccio, maturato in anni di esperienze territoriali e reti civiche, si fonda sull’eco-innovazione diffusa: biometano agricolo, geotermia domestica, tecnologie per l’autonomia energetica. Per Roggiolani e Dotti, la transizione non sarà reale finché non sarà condivisa, capillare e guidata dalle comunità. L’Europa, sostengono entrambi, deve valorizzare chi produce cambiamento ogni giorno, nei territori e nelle case, spesso con mezzi limitati, ma con una visione chiara. Le eco-tecnologie non sono un’utopia: sono già qui, pronte per essere applicate… Continua a leggere gratis l’articolo su L’ECOFUTURO MAGAZINE
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