La “velocità” di spreco del settore tessile

 La “velocità” di spreco del settore tessile

Il settore tessile ha raggiunto un punto massimo di spreco con la fast fashion. Articolo a cura di Averaldo Farri, director Green Innovation Division Zucchetti Centro Sistemi e protagonista tra gli eco-speaker della nuova edizione di Ecofuturo Festival.

Ogni volta che affronto il tema dell’impatto ambientale dell’industria tessile e mi rendo conto di quanto alto esso sia e di quanto la cosiddetta fast fashion (o moda rapida) con il suo paradigma “usa e getta” abbia peggiorato una situazione già per sua natura complicata, mi viene nostalgia del tempo della mia adolescenza negli anni ’70. La moda, il piacere di essere trendy e sempre attuali, c’era anche allora, eccome se c’era. Ma erano ancora tempi in cui un capo di vestiario veniva utilizzato fino al suo logoramento e se crescevamo oltre la taglia di quel capo, avevamo modo di passarlo ai fratelli o anche a parenti o amici. In altre parole, erano trendy anche un paio di pantaloni con le toppe. Non esistevano le case di moda fast adesso pervasive che ci hanno convinto che un capo si indossa una sola stagione e poi si butta via.

L’utilizzo di un capo fino al suo limite, aveva un valore sociale, oltre che economico e ambientale. Era prodotto entro i confini dell’Europa o tutt’al più negli USA e potevamo essere tranquilli che il suo prezzo non nascondeva lo sfruttamento di lavoro minorile in aree depresse del mondo come, purtroppo, capita oggi. Così, la nostalgia per il tempo andato si mischia con la consapevolezza che il tempo attuale nasconde problemi, anche seri, per cui non è solo l’impatto ambientale a spaventare, ma anche quello sociale e morale.

Trovo abbastanza ipocrita cercare la soluzione ai problemi ambientali derivanti dalla moda usa e getta, senza che si sviluppi un ragionamento sul nostro stile di vita che spinge a comportamenti superficiali. Se esiste una domanda, l’industria risponde cercando di soddisfarla. C’è poco da fare, non possiamo né evitarlo, né giudicarlo. I nostri comportamenti sono quelli che dettano le regole ed è necessario cambiarli, prima di pensare a una moda sostenibile. La moda sostenibile non potrà mai controbilanciare l’eccesso legato alla domanda di moda rapida, dal punto di vista dei volumi e da quello economico.

Cambiare le abitudini, cambiare i nostri comportamenti, acquisire consapevolezza sulle origini dei problemi e correggerli con buon senso, sono le chiavi per uscire dal circolo vizioso di alcune forzature che il mondo della moda ci sta imponendo ormai da troppi anni. In questa direzione molto possono fare scuola e televisione, ma anche i social, i giornali e in generale tutta l’informazione che riusciamo a fornire alla società civile. Non vedrei male una narrazione che restituisse dignità alla sobrietà, non intesa come una limitazione della libertà personale, ma piuttosto come una forma di dignità verso noi stessi e l’ambiente che ci circonda… Continua a leggere l’articolo gratis su L’ECOFUTURO MAGAZINE

Leggi anche IA e Genere: Oltre gli Stereotipi

Redazione

Related post