IA e Genere: Oltre gli Stereotipi
Le donne anche nel campo dell’Intelligenza artificiale sono in minoranza, ma non bisogna cadere in stereotipi. Articolo a cura di Averaldo Farri, director Green Innovation DivisionZucchetti Centro Sistemi.
Uno studio pubblicato nel 2021 da European Institute for Gender Equality, dal titolo “Artificial intelligence, platform work and gender equality” riportava che in Gran Bretagna e in Europa, solo il 16% degli addetti allo sviluppo dell’intelligenza artificiale sono donne. Esisterebbe quindi un “gender gap” anche in questo ambito come esiste, e questo è incontrovertibile, in molteplici ambiti legati ai ruoli nell’industria. Lo studio sostiene che questo gap derivi da barriere d’ingresso causate da stereotipi di genere che influenzerebbero le scelte educative, nonché da ostacoli che vengono posti sul percorso di carriera delle donne che scelgono questo ambito professionale.
Queste conclusioni mi trovano solo parzialmente d’accordo. Io credo che la differenza fondamentale qui, derivi più semplicemente dalle scelte d’interesse che le donne fanno nella loro formazione scolastica prima, e professionale poi. Senza pretesa di voler contraddire uno studio, che immagino sia stato condotto con criteri scientifici, l’offerta di lavoro in area IA è talmente estesa e variegata e la disponibilità di risorse umane così ridotta, che mi sembra davvero strano che gli imprenditori facciano una questione di genere sui talenti che assumono e sulle opportunità di carriera che vengono loro offerte.
Non solo, per sua natura il lavoro di programmazione legato all’intelligenza artificiale si presta assai bene ad essere svolto in modalità smart e questo per le donne rappresenta un indubbio vantaggio. Trovo anche generica la conclusione che stereotipi di genere porterebbero le donne a scegliere percorsi formativi diversi da quelli che portano, nel tempo, a lavorare nel settore della IA. In passato è stato così e facoltà come medicina, ingegneria o fisica erano pressoché “riservate” agli uomini.
Oggi, e da oltre una ventina di anni almeno, questo è superato e non esistono più nelle aziende, o nelle aziende sanitarie, stereotipi tali per cui una donna ingegnere o dirigente medico, sia una specie di “non donna”. In tantissime hanno scelto l’IA e hanno avuto successo. Basti pensare a Fei-Fei Li, capo dei servizi Cloud di Google o a Mira Murati che dirige le operazioni di OpenAI o Sara Bernardini, docente di IA all’ Università di Londra e a tante altre che, anche molto giovani, hanno raggiunto livelli di carriera importanti.
Rimango convinto che il favore più grande che possiamo fare alle donne sia proprio nell’evitare di diffondere studi o opinioni che per difendere una posizione ideologica diventino, loro stessi, gli stereotipi di genere che ognuno di noi vorrebbe non esistessero… Continua a leggere l’articolo gratis su L’ECOFUTURO MAGAZINE
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