Iran: crisi di petrolio e gas accelera le rinnovabili
La chiusura dello Stretto di Hormuz, snodo attraverso cui transita circa il 27% del greggio mondiale, ha già prodotto un primo effetto immediato: oltre 150 petroliere risultano bloccate nel Golfo Persico, con una contrazione significativa dell’offerta disponibile sul mercato spot.
Il corridoio marittimo tra Iran e Oman rappresenta il principale punto di uscita per l’export energetico di Arabia Saudita, Iraq, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Qatar. Ogni giorno vi transitano milioni di barili destinati a Cina, India, Europa e Stati Uniti. L’interruzione attuale aumenta il premio di rischio sui carichi e spinge gli operatori a rivedere le quotazioni forward.

Effetti sui prezzi e sui mercati
La riduzione dell’offerta immediata tende a:
- sostenere le quotazioni del Brent e del WTI
- aumentare la volatilità nei mercati dei futures
- far salire i costi assicurativi e i noli marittimi
In un contesto macroeconomico già fragile, l’incremento dei prezzi dell’energia rischia di riaccendere pressioni inflazionistiche, con possibili ripercussioni sulle politiche monetarie delle principali banche centrali.
Riserve strategiche e diversificazione
Le riserve strategiche dei Paesi OCSE possono attenuare lo shock nel breve periodo. Tuttavia, una crisi prolungata obbligherebbe a ripensare le catene di approvvigionamento, incrementando le importazioni da Stati Uniti, America Latina e Africa Occidentale. Ovviamente con tempi di trasporto più lunghi e costi superiori.
Il blocco di Hormuz riporta al centro del dibattito la vulnerabilità dei chokepoint marittimi e accelera le strategie di diversificazione energetica, inclusa la transizione verso fonti rinnovabili e infrastrutture meno esposte al rischio geopolitico.
Nel breve termine, però, la forte dipendenza globale da petrolio e gas rende ogni interruzione nello Stretto di Hormuz un potenziale detonatore di instabilità economica su scala mondiale.
Il commento di Dario Tamburrano, europarlamentare del Movimento 5 Stelle
A causa della guerra in Iran e alla nuova crisi energetica il decreto Bollette, nato già inadeguato, va cestinato prima della sua conversione in legge.
L’aumento oltre il 40% del prezzo del gas al Ttf di Amsterdam rende ridicolo il sostegno una tantum per consumatori e imprese contenuto nel provvedimento recentemente varato dal governo. Un sostegno lo ricordiamo finanziato smantellando i fondi per le rinnovabili e per aumentare quindi l’indipendenza dei nostri approvvigionamenti. La politica energetica di questo governo ci ha infilato in un vicolo cieco senza alcuna prospettiva e adeguatezza alla volatilità dei mercati internazionali. ‘
Gli appelli del ministro Gilberto Pichetto per la riapertura dello Stretto di Hormuz sono dichiarazioni di circostanza senza alcuna possibilità di essere risolutive: una plateale ammissione della propria incapacità di traghettare il Paese verso una reale autonomia di approvvigionamento realizzabile solo con rinnovabili, reti ammodernate ed accumuli.
Il governo italiano non ha invece varato nessuna misura strutturale tesa a ridurre la dipendenza energetica dalle fonti fossili. Il dl Bollette non è solo in palese violazione delle norme europee, e potrebbe non avere il placet della Commissione europea, ma aumenterà il nostro consumo di gas e di conseguenza la dipendenza geopolitica dai Paesi oggi in guerra in Medio Oriente, incluso il Gnl americano.
Il commento di Mauro Romanelli, presidente Ecolobby
Il gas liquefatto (che, guarda caso, ci vende Trump), oggi costa il 50% in più.
A che serve adesso il regalo fiscale da tre miliardi fatto ai produttori di gas dal Governo Meloni col vergognoso “decreto bollette”? A niente. Esattamente a niente.
Tre miliardi di soldi pubblici buttati via e ampiamente “bruciati”, con abbondanti interessi, dall’impennata dei prezzi dovuta alla guerra in Iran.
Intanto sole e vento continuano ad essere gratis.
Se il nostro Governo invece di regalare miliardi alle aziende fossili avesse sbloccato le autorizzazioni dei parchi eolici, ora avremmo tanta energia a costo zero anche nei mesi invernali, oltre che d’estate quando funziona il fotovoltaico.
La cura per il caro bollette, contro le guerre e contro le speculazioni, sono le energie rinnovabili. Per quanto ancora si farà finta di non capire?
immagine articolo: U.S. Navy photo
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