Intelligenza Artificiale vs Intelligenza Naturale
La creazione del “nuovo” è prerogativa della Natura e si spera che l’Intelligenza Artificiale non sia usata per questo. Articolo a cura di Marco Benedetti, vicepresidente Ass. Chimica Verde Bionet, R&D manager Green Evolution
Che cosa c’entra l’intelligenza artificiale tra un insieme di rappresentanti della Natura di cui l’essere umano fa parte (anche se alcuni pensano di no) e l’intelligenza artificiale che è frutto di un solo artefice: l’uomo. Che sia il dominio di pochi su molti (presumibilmente)? In questo caso il rischio sarebbe interrompere di usare il proprio cervello? Non voglio crederci. Piuttosto il rischio potrebbe essere di perdere il contatto con la Natura, relegando l’uomo alla solitudine e inespressione intellettuale.
L’intelligenza artificiale non è ritoccarsi le sopracciglia o renderti più muscoloso per sembrare più accettabile on line, sottovalutandoti a prescindere, ma un immenso libro in grado di creare le più fantastiche interazioni e, se ben gestito (e non in mano a pochi come sembra dal finale già scritto), consentire all’intero ecosistema di ottimizzare l’equilibrio, non per l’oggi, ma per il domani.
C’è un esempio in Natura, oltre all’ape e al miele dei più famosi cartoni animati, che mi pare centrato, non il solo, ma sicuramente uno che molti di noi conoscono spesso solo in superficie. Una scoperta recente nonostante tutto: il ruolo della rete sotterranea di cui i funghi sono una manifestazione carica di fantasia. Per alcuni sono solo sinonimo di bontà o di pericolo, per altri sono il colore o la varietà che affascina; ricordano la stagionalità e la sua rappresentazione temporale.
Sono un esempio di commistione tra pratica per se stessi (evoluzione) e beneficio condiviso (società), non visibile all’esterno, ma che esprime la sua simbiosi con un ecosistema funzionante alla grande, non solo nel bosco ma ovunque. Sanno infatti trasformare un “apparente” scarto vegetale, una polvere minerale, anche un veleno per gli umani o la morte naturale di un insetto o animale, in ricchezza per la sua comunità, la cui espressione più appariscente è l’albero. È il suolo: un donatore, non una preda. La rete micorrizica (ovvero fusione tra i termini greci: fungo e albero) trasporta zuccheri, altri nutrienti e informazioni tra diversi alberi a livello sotterraneo che diventano una comunità che si scambia informazioni. Insieme crescono e si proteggono.
L’augurio è che l’intelligenza artificiale non venga utilizzata per simulare la creazione di qualcosa di nuovo, prerogativa esclusiva della Natura (e del nostro autonomo cervello), ma diventi uno strumento per trasmettere e condividere la sapienza collettiva, promuovendo un equilibrio eco-sostenibile a beneficio di tutti. Gli insetti, del resto, lo dimostrano: da milioni di anni vivono in armonia condividendo i frutti di questa saggezza. Leggi gratis gli articoli de L’ECOFUTURO MAGAZINE – CLICCA QUI
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Immagine articolo di Jesse Bauer


