Guerra e carburanti: ridurre le accise sì, sussidi fossili no

 Guerra e carburanti: ridurre le accise sì, sussidi fossili no

Da anni ecologisti e ambientalisti fanno giustamente polemica sui sussidi ai combustibili fossili, che secondo le varie stime ammontano a cifre importanti. Prendiamo come riferimento quella del Ministero dell’Ambiente, che da anni, dopo il primo rapporto, continua a ripubblicare l’elenco di questi sussidi. Il primo rapporto sui sussidi ai combustibili fossili fu realizzato sotto il ministro Sergio Costa, e finalmente squarciò un velo di silenzio che altrimenti avrebbe fatto comodo solo a chi polemizza sui contributi dati alle energie rinnovabili.

Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi e dei sussidi ambientalmente favorevoli – Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica

Intanto la guerra nello Stretto di Hormuz ha fatto schizzare il prezzo del petrolio di oltre il 40%, facendo salire di conseguenza quello di gasolio e benzina di oltre il 30% in Italia — e persino raddoppiarlo negli USA, dove non ci sono accise aggiuntive sui carburanti. In questo contesto, la discussione in Italia si concentra ora sullo sconto sulle accise operato dal governo.

Noi di Ecofuturo riteniamo che la scelta di intervenire riducendo le accise, nel momento dell’emergenza, sia stata giusta.

Sul prezzo dei carburanti si è fatta vera e propria macelleria sociale. Prima si sono spinti i consumatori ad acquistare auto diesel, anche di piccola cilindrata, attirandoli con il basso costo del gasolio. Poi, per ragioni ambientali, sono state tolte progressivamente le riduzioni delle accise sul gasolio, lasciando in trappola proprio chi aveva comprato un’auto diesel per risparmiare. Questa gente finisce spesso per detestare chi, come noi, chiede la riduzione dei sussidi ai combustibili fossili: si è sentita presa in giro, e ora paga il prezzo più alto per scelte ecologiche giuste

Cittadini che si sentono presi in giro anche per il fatto che per anni sono stati erogati gli stessi contributi per la sostituzione di un’auto elettrica da 100.000 euro, che di certo non aveva bisogno di alcun sostegno, dato il livello di reddito di chi poteva permettersela — invece di intervenire solo sulle piccole auto da città, su cui si sarebbe dovuto concentrare l’impegno: da un lato per ridurre i “ferri vecchi” iper inquinanti che circolano nelle nostre città, dall’altro per sostenere la sostituzione delle auto molto vecchie da parte dei ceti più deboli.

Ovviamente non possiamo continuare all’infinito a ridurre le accise, ma potremmo intervenire in maniera drastica sull’aumento vertiginoso degli utili delle compagnie petrolifere, impedendo loro di continuare a lucrare sulle crisi. Potremmo eliminare del tutto l’IVA su ogni aumento del prezzo del petrolio, e mantenere finalmente stabile un incentivo alla sostituzione delle piccole auto a gasolio e benzina, ormai iper inquinanti e davvero pericolose da tenere in circolazione nelle nostre città.

La vera carbon tax, oggi, la sta facendo la guerra. I prezzi di petrolio e gas sono talmente alti che le energie rinnovabili e le soluzioni efficienti come le pompe di calore sono diventate assolutamente convenienti già di per sé. Non serve insistere con ragionamenti sulla carbon tax che allontanano soltanto la popolazione: bisogna invece convincerla che la svolta ecologica e rinnovabile fa bene anche al proprio bilancio, e non lo danneggia.

Ecco perché resto personalmente convinto che, in questa fase di crisi, sia assolutamente necessario ridurre il prezzo delle accise e bloccare l’IVA, recuperando tutta quella maturata sugli aumenti degli ultimi mesi, per tenere basso il prezzo di gasolio e benzina.

Allo stesso tempo bisogna dire agli agricoltori che è finito il tempo del gasolio agevolato, sostenendoli nella riconversione del riscaldamento delle serre e dei sistemi di alimentazione. Bisogna interrompere i contributi al gasolio per i territori di confine e per le piccole isole, sostenendo però, in entrambi i casi, la riconversione alle pompe di calore, ormai assolutamente possibile e molto conveniente.

Dobbiamo incentivare le autostrade del mare e spingere sempre di più gli armatori a includere anche i porti del Nord Italia nelle loro rotte, moltiplicandole affinché i camion possano imbarcarsi sulle navi e ridurre così il consumo di gasolio. Dobbiamo obbligare ogni porto a dotarsi di cold ironing per l’alimentazione elettrica delle navi ferme in porto, e attivare un piano rapidissimo per la riconversione a metano delle navi che circolano nel Mediterraneo e delle grandi navi da crociera.

Insomma: bisogna ridurre i contributi ai combustibili fossili e sostenere ogni forma di riconversione ormai possibile e conveniente — proprio a causa dell’aumento vertiginoso dei prezzi legato alle guerre ricorrenti — ma non possiamo mettere in croce il piccolo automobilista ogni volta che scoppia una crisi.

Proponiamo una sorta di tessera magnetica che mostri quanto carburante ad accisa ridotta consuma il singolo automobilista, per premiare chi percorre pochi chilometri, chi si muove dentro le città e chi ha un’auto di piccola cilindrata, ed escludere del tutto chi utilizza auto di grossa cilindrata — che di certo non ha bisogno della riduzione delle accise, anche perché è già nella condizione di poter passare all’elettrico.

Fare bene è possibile. Non fare niente significa, come al solito, colpire i poveri.

La riduzione delle accise in emergenza è giusta!
Mantenere i contributi ai fossili è criminale!

Fabio Roggiolani, cofondatore Ecofuturo

Leggi anche: Cosa serve ORA all’Italia per fronteggiare il supercosto energetico? – Ecquologia²

Redazione

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