Donne, Discipline STEM ed Intelligenza Artificiale
Il ruolo delle donne nelle discipline STEM è ancora limitato. L’intelligenza artificiale potrebbe migliorare la situazione. O peggiorarla. Un articolo di Sergio Ferraris, giornalista scientifico, caporedattore “L’Ecofuturo Magazine”.
Le donne continuano a essere sottorappresentate nei settori scientifici e tecnologici. Secondo il World Economic Forum (WEF), meno del 29,2% della forza lavoro nelle discipline STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) è femminile. Nel campo dell’intelligenza artificiale (AI), la percentuale scende al 12%. Questa disparità non è solo un dato statistico, ma un fenomeno che rischia di autoalimentarsi attraverso i modelli IA che, se sono addestrati su dataset che riflettono le disuguaglianze sociali, rischiano di perpetuarle.
Un caso emblematico è quello di un algoritmo di reclutamento sviluppato da Amazon, che ha scartato i curricula femminili per posizioni tecniche. Il motivo? L’algoritmo aveva imparato da dati storici in cui gli uomini erano predominanti in questi ruoli e ha quindi riprodotto questo schema discriminatorio. Tutto ciò contrasta con il ruolo chiave che le donne ricoprono nelle strategie ambientali, soprattutto nei paesi in via di sviluppo.
Il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) sottolinea che circa il 70% delle donne nelle aree rurali dei paesi a basso reddito dipende direttamente dalle risorse naturali per il proprio sostentamento. Inoltre, l’impatto del cambiamento climatico ha un peso sproporzionato in base al genere: secondo l’UNDP, l’80% delle persone sfollate a causa delle crisi climatiche appartiene al genere femminile. Questa vulnerabilità è legata a fattori socio-economici e culturali che limitano l’accesso a risorse, istruzione e opportunità economiche.
Se fosse garantito un maggiore coinvolgimento femminile, l’intelligenza artificiale potrebbe rappresentare uno strumento per migliorare la gestione ambientale. I modelli climatici avanzati possono prevedere disastri naturali, ottimizzare l’uso delle risorse nei processi produttivi per ridurre le emissioni e monitorare la biodiversità attraverso l’analisi di dati provenienti da sensori e satelliti.
Tra le iniziative che coniugano intelligenza artificiale, genere e clima, spicca il Gender Climate Tracker, lanciato nel 2016 dalla Women’s Environment and Development Organization (WEDO). Questa piattaforma sfrutta big data e algoritmi per mappare la partecipazione femminile nelle politiche climatiche globali. Contiene oltre 500 documenti su strategie, politiche e report relativi a genere e cambiamento climatico e monitora le politiche di oltre 190 paesi. Dai dati emerge che solo il 30% delle delegazioni nazionali presenti nei negoziati climatici globali è guidato da donne. E va peggio nei ruoli chiave, come capi delegazione, che sono ricoperti da donne solo nel 15-20% dei casi… LEGGI GRATIS TUTTI GLI ARTICOLI DE L’ULTIMO NUMERO DEL L’ECOFUTURO MAGAZINE
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