Chimica Verde Bionet compie vent’anni!

 Chimica Verde Bionet compie vent’anni!

Chimica Verde Bionet, l’associazione nazionale della quale sono vicepresidente, compie vent’anni. Vent’anni di impegno per far conoscere e affermare – tanto in ambito agricolo quanto lungo la filiera ittica, nel ciclo tessile come in quello degli imballaggi – un’idea e un’etica fondate sulla scienza e non su aspetti che, ancora in troppi, pensano solo “romantici”, improduttivi e non profittevoli.

L’affermazione del biologico in campo agricolo e commerciale, di cui l’Italia resta un leader europeo, dimostra che è possibile investire in agricoltura con metodi efficaci e sviluppare e utilizzare prodotti chimici a ridotto impatto ambientale e climalterante. Un percorso fatto di ricerca, confronti, convegni, articoli, individuazione di soluzioni, relazioni nazionali e internazionali.

L’associazione Chimica Verde nasce intorno al 2000 per volontà di illuminati: Luca Lazzeri del CREA di Bologna e Beppe Croce, responsabile Agricoltura di Legambiente. Si consolida l’anno successivo grazie al sostegno dell’Agenzia Regionale Toscana Arsia e dell’allora presidente nazionale di Legambiente Roberto Della Seta. Illustri esponenti della ricerca italiana ne sono stati membri attivi, provenienti dalla Scuola Superiore Sant’Anna e dall’Università di Pisa, quest’ultima rappresentata dalla prof.ssa Luciana Angelini, oltre a ricercatori come Lorenzo Davino del CREA e tanti altri, contribuendo a dare significato e concretezza a un concetto che allora appariva astruso: la chimica “verde”.

Questo è un terreno fertile per l’innovazione tecnologica, industriale e culturale, come dimostrano lo sviluppo e l’uso consapevole delle bioplastiche con attori del calibro di Novamont. La Chimica Verde non è un’invenzione italiana, ma l’Associazione ne rappresenta una spalla tecnologica e un’immagine pubblica capace di favorire il dialogo tra le parti. Affonda le proprie radici nella storia dello sviluppo civile, culturale e scientifico della società e degli individui, nella biodiversità intesa come ricchezza universale da preservare, perché scrigno di sapienza che nasce dalla conoscenza e dall’interazione tra le parti.

Nel 2012 viene lanciato il Manifesto della Chimica Verde e con la presidenza della biologa Sofia Mannelli, il quadro di intervento dell’associazione si amplia. Dal 2016 l’associazione è impegnata nello sviluppo del progetto Capraia Smart Island, modello per lo sviluppo sostenibile delle piccole isole minori, premiato nel 2023 con il riconoscimento della Commissione Europea “Mediterranean Blue Islands”.

Oggi la Chimica Verde significa uso consapevole delle biomasse, con Matteo Monni di Itabia, e sviluppo delle bioenergie da scarto agricolo con il CIB. E’ anche più vicina ai cittadini attraverso la cosmesi naturale, con Fabrizio Zago, autore del biodizionario della cosmesi, e Domitilla Pulcini del CREA. Chi scrive è impegnato sul fronte dell’impronta ambientale del tessile/moda, promuovendo il riciclo delle fibre e l’uso di prodotti chimici compatibili, per evitare il ripetersi di errori e negligenze come il caso PFAS. Sugli imballaggi esistono soluzioni tecniche, ma mancano ancora normative adeguate, una criticità che l’UE sta affrontando e che nel fast fashion ha assunto dimensioni drammatiche.

Chimica Verde Bionet è oggi anche Green Chemistry Asia-Pacific, grazie all’ingresso nel 2025 di Well-Shine Biopolymers di Taiwan, titolare di brevetti per l’estrazione di chitosano da funghi per applicazioni in cosmesi, medicina e sicurezza alimentare.

Guardando al futuro, l’intelligenza artificiale diventa uno strumento centrale per una migliore gestione di suoli, foreste e mari. Ma se l’etica non potrà mai appartenere all’AI, resta patrimonio dell’uomo. Ed è il suo strumento più potente.

Marco Benedetti – vicepresidente Ass. Chimica Verde Bionet, R&D manager Green Evolution

Leggi gratis l’ultimo numero di ECOFUTURO MAGAZINE

LEGGI ANCHE: Recupero e riciclo dei tessili tra tecnologia e nuove regole UE

Redazione

Related post