Blackout spagnolo: colpa delle rinnovabili o propaganda fossile?

 Blackout spagnolo: colpa delle rinnovabili o propaganda fossile?

Il blackout spagnolo è stato imputato alle rinnovabili, ma è propaganda fossile. Articolo di Sergio Ferraris, giornalista scientifico e caporedattore “L’Ecofuturo Magazine”.

Il 28 aprile 2025 uno dei più grandi blackout in Europa ha colpito Spagna e Portogallo, ed è stata l’ennesima occasione sfruttata da certi media nostrani in prima fila nell’accusare la transizione energetica di tutti i mali possibili. Tradotto: le energie rinnovabili sono inaffidabili, meglio il fossile o il nucleare.

E quale occasione migliore se non quella di colpire la Spagna che, con una percentuale di produzione elettrica nei primi mesi del 2025 da rinnovabili del 57,5%, ha registrato giornate in cui il 100% della domanda elettrica nazionale è stata coperta da fonti rinnovabili? Che il 29 luglio 2024 ha dato il via libera a oltre 28 GWe di nuova potenza rinnovabile, di cui circa il 90% fotovoltaica, approvando 283 progetti (239 fotovoltaici, 43 eolici e 1 idroelettrico di pompaggio)? Che ha una Banca di Stato che ha ratificato il fatto che le rinnovabili hanno contribuito alla diminuzione del 20% del prezzo dell’elettricità consentendo al Paese iberico un +3,2% di Pil nel 2024, superando le previsioni del Governo che ha indicato un +2,7% e ha previsto l’uscita dal nucleare entro il 2035? Un “paradiso energetico con le rinnovabili”?

E invece arriva l’inferno del blackout. Questa è stata la logica di giornali come ”Libero” e “La Verità”, alla quale si sono associati, anche se con toni diversi, anche “La Repubblica” e “Il Corriere della Sera”.

Il blackout iberico non è stato causato dal solare o dall’eolico, bensì da una pianificazione miope, da reti poco interconnesse e da un cronico sotto investimento in tecnologie di supporto. Secondo Red Eléctrica de España, il blackout è stato innescato da due eventi in rapida sequenza che hanno portato al distacco di 15 GWe (pari al 60% del fabbisogno spagnolo) a quell’ora e che in quel momento erano in produzione, seguiti da una forte oscillazione sull’interconnessione con la Francia.

E si faccia attenzione: l’interconnessione attuale tra Spagna e Francia vale appena il 2% della capacità europea e la Francia, probabilmente, ha ritardato progetti strategici di connessione, come il cavo sottomarino nel Golfo di Biscaglia, per evitare che una eccessiva penetrazione delle rinnovabili iberiche abbassasse il prezzo del costoso nucleare francese. Tutto ciò ha portato all’isolamento della rete iberica e al collasso a cascata. Tradotto: la rete si è spenta non a causa dei pannelli fotovoltaici o delle pale eoliche, ma per carenze strutturali della rete, in primis l’isolamento elettrico della Penisola Iberica dal resto d’Europa.

Grave è il ritardo spagnolo nell’accumulo: appena 0,06 GW installati contro i 0,9 del Sud Australia (che ha una rete 16 volte più piccola) e gli 11 GW del Texas. Le batterie, non il nucleare e il fossile come il carbone, garantiscono una risposta in millisecondi. Bisogna ricordare che una delle centrali più lente a ripartire dopo il blackout del 2003 in Italia fu la Federico II di Brindisi, che all’epoca aveva quattro gruppi a carbone per 2.640 MW di capacità. Del resto, in un’economia di puro mercato, come la nostra, gli investimenti infrastrutturali di rete sono visti come dei costi. Buona parte delle reti elettriche sono profondamente obsolete rispetto all’aumento della domanda che è previsto.

Quindi, se analizziamo il contesto, ci si rende conto che alle radici del blackout spagnolo non ci sono le rinnovabili, ma la scarsa pianificazione dell’adeguamento dell’infrastruttura di rete, unita alle liti da cortile riguardo al mercato elettrico tra Francia e Spagna per l’interconnessione. E pochi giorni dopo, il 1°maggio, in Italia abbiamo avuto condizioni simili di fornitura e produzione elettrica a quella spagnola, con il fotovoltaico che, con i suoi 38 GWp di capacità installata, nelle ore centrali del giorno è diventato la fonte elettrica principale e ha portato per ben otto ore il prezzo dell’elettricità a zero. Complice una domanda di 26-30 GW rispetto ai 40-45 GW tipici dei giorni feriali. Ci sono stati diversi distacchi d’impianti fotovoltaici, ma nessun blackout.

Ovviamente, visto che «fa molto più rumore un albero abbattuto che una foresta che cresce», frase attribuita al filosofo cinese Lao Tzu, il mancato blackout non ha fatto notizia… LEGGI L’ARTICOLO GRATIS SU L’ECOFUTURO MAGAZINE

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Redazione

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