Uno schiaffone al greenwashing o solo altra burocrazia?

 Uno schiaffone al greenwashing o solo altra burocrazia?

Il Consiglio dei ministri, riunitosi il 5 novembre 2025, ha approvato in via preliminare un decreto legislativo che recepisce la direttiva (UE) 2024/825, volta a rafforzare la tutela dei consumatori nella transizione verde. Il provvedimento punta a contrastare il greenwashing, sanzionando dichiarazioni ambientali false o non comprovate, e a combattere l’obsolescenza precoce dei prodotti, introducendo un’etichetta armonizzata che indichi chiaramente la garanzia di durabilità.

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Il commento di Fabio Roggiolani, cofondatore Ecofuturo

Si tratta del recepimento di un’importante direttiva europea pensata per evitare che il “verde” sbandierato da certo marketing furbo resti solo facciata — magari persino dipinta con una vernice tossica.

A prima vista è un buon passo avanti, soprattutto per l’introduzione di un’etichettatura ambientale unificata, ma nel complesso resta una norma più raccomandativa che vincolante, con poche sanzioni reali.

In ogni caso, è un segnale positivo nella giusta direzione: verso un’economia più trasparente e sostenibile

Di seguito proviamo ad analizzare il testo per capirlo davvero, andando oltre il linguaggio complicato delle norme.

Cosa cambia nel Codice del Consumo

Il decreto aggiorna il D.lgs. 206/2005 (Codice del Consumo) introducendo nuove regole, definizioni e obblighi per imprese e venditori.

Nuove definizioni

Entrano nel linguaggio normativo concetti fondamentali come:

  • Asserzione ambientale: ogni messaggio che suggerisce un impatto positivo sull’ambiente;
  • Asserzione generica: claim vaghi come “eco”, “verde”, “sostenibile” senza prove verificabili;
  • Marchio di sostenibilità: valido solo se basato su certificazioni indipendenti e trasparenti;
  • Durabilità e indice di riparabilità: nuovi indicatori per valutare la qualità e la riparabilità dei prodotti;
  • Aggiornamenti software: obbligo di chiarezza sugli aggiornamenti che influenzano la funzionalità dei beni digitali.

Pratiche commerciali vietate

Saranno banditi:

  • claim ambientali futuri o vaghi senza basi concrete e verificabili;
  • marchi “green” inventati o privi di certificazione reale;
  • l’uso di frasi come “carbon neutral” basate solo su compensazioni CO₂;
  • omissioni sulle reali durate o riparabilità dei prodotti;
  • strategie che spingono alla sostituzione prematura di beni o componenti.

Più trasparenza e nuove etichette

I venditori dovranno fornire:

  • un promemoria sulla garanzia legale di 2 anni;
  • una nuova etichetta armonizzata UE che indichi:
    • la durata della garanzia commerciale di durabilità (se superiore a 2 anni);
    • l’indice di riparabilità o la disponibilità dei pezzi di ricambio.

Le informazioni dovranno essere chiare anche sugli aggiornamenti software, i servizi post-vendita e le garanzie aggiuntive.

Strumenti standard UE

Due nuovi strumenti renderanno la comunicazione più uniforme in tutta Europa:

  • Avviso armonizzato UE sulla garanzia legale;
  • Etichetta armonizzata UE sulla garanzia commerciale, con QR code collegato al portale europeo “La tua Europa”.

Tempistiche e costi

Le norme entreranno in vigore dal 27 settembre 2026.
Non sono previsti nuovi oneri per la finanza pubblica: le amministrazioni utilizzeranno risorse già disponibili.

Cosa cambia in pratica

Per le imprese

Le aziende dovranno:

  • usare claim ambientali solo se dimostrabili e verificabili da soggetti indipendenti;
  • evitare termini generici come “eco” o “a impatto zero” senza dati concreti;
  • dichiarare chiaramente durata, riparabilità e disponibilità dei ricambi;
  • aggiornare etichette, siti web e confezioni entro settembre 2026.

Per i consumatori

I cittadini troveranno:

  • etichette uniformi in tutta l’UE con informazioni chiare su durata, garanzie e riparabilità;
  • più protezione dalle pubblicità ingannevoli e dai marchi “verdi” inventati;
  • prodotti più longevi e riparabili, con vantaggi economici e ambientali.

Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 148 | www.governo.it

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Redazione

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