Transizione energetica: la Cina sorpassa gli USA

 Transizione energetica: la Cina sorpassa gli USA

Nell’autunno 2025 gli Stati Uniti si sono ritirati completamente dai negoziati climatici delle Nazioni Unite, segnando una svolta storica nella governance globale sul clima. Al loro posto, la Cina ha rilanciato annunciando un obiettivo vincolante di riduzione assoluta delle emissioni di almeno il 7% entro il 2035.

Se gli Stati Uniti restano il maggiore emettitore storico di gas serra, oggi è la Cina il primo emettitore mondiale. Con l’uscita di Washington dal tavolo negoziale e la fine del sostegno federale alle politiche di mitigazione e adattamento climatico, Pechino si trova di fatto in una posizione dominante nella definizione dei nuovi equilibri climatici internazionali.

La Cina domina le tecnologie pulite e guida la crescita economica verde

Secondo un’analisi di Carbon Brief, nel 2025 il solare, i veicoli elettrici e le tecnologie per l’energia pulita hanno contribuito a oltre un terzo della crescita del PIL cinese. Nello stesso periodo, l’economia statunitense ha registrato una crescita più debole e un’inflazione più elevata.

La Cina è oggi:

  • la seconda economia mondiale
  • il principale partner commerciale di decine di Paesi
  • il più grande produttore globale di tecnologie low-carbon
  • il maggiore installatore di energie rinnovabili

Solo nell’ultimo anno ha installato circa la metà di tutti i nuovi impianti rinnovabili realizzati a livello globale.

Pechino detiene inoltre una posizione quasi monopolistica su diverse tecnologie strategiche per la transizione energetica, grazie al controllo delle catene di approvvigionamento e alla capacità industriale su larga scala.

Perché la Cina costruisce ancora centrali a carbone?

Nonostante la leadership nelle rinnovabili, la Cina continua a costruire centrali a carbone. Le ragioni sono principalmente legate alla sicurezza energetica e agli equilibri politici interni.

Dopo la pandemia, il Paese ha vissuto blackout diffusi in due anni consecutivi, proprio mentre cercava di rilanciare l’economia. Per i governatori provinciali, garantire continuità energetica è fondamentale per rispettare gli obiettivi di crescita.

La Cina dispone di abbondanti riserve di carbone, concentrate in alcune province del nord fortemente dipendenti da questo settore. Chiudere rapidamente l’industria carbonifera significherebbe destabilizzare intere economie locali.

Oggi Pechino sostiene che le nuove centrali verranno utilizzate come capacità di riserva, con priorità alle energie rinnovabili nella rete elettrica. Resta però il dubbio sulla reale riduzione strutturale del carbone nel medio termine.

Dall’inquinamento alla leadership globale: come la Cina ha scelto le rinnovabili

La svolta cinese nasce da una combinazione di fattori economici, ambientali e strategici.

All’inizio del XXI secolo, il modello basato sulla produzione di beni a basso valore aggiunto stava esaurendo la propria spinta. Per evitare la cosiddetta “trappola del reddito medio”, la Cina doveva salire nella catena tecnologica globale.

Allo stesso tempo:

  • l’inquinamento atmosferico aveva raggiunto livelli insostenibili
  • le proteste sociali aumentavano
  • la consapevolezza dei rischi del cambiamento climatico cresceva

La leadership cinese ha quindi deciso di investire massicciamente nelle tecnologie del futuro: eolico, solare, batterie avanzate, veicoli elettrici, cattura del carbonio.

L’obiettivo era chiaro: diventare il principale fornitore mondiale delle tecnologie necessarie alla transizione energetica globale. Una scommessa industriale che, finora, si è rivelata vincente.

Stati Uniti contro Cina: la nuova competizione economica passa dalle rinnovabili

Mentre l’Occidente ha costruito la propria ricchezza sui combustibili fossili, la Cina sta costruendo la propria leadership sulle energie rinnovabili.

Gli Stati Uniti, con un forte settore fossile e interessi industriali consolidati, hanno adottato nel tempo un approccio discontinuo alle politiche climatiche. Questo stop-and-go ha rallentato la competitività nel settore delle tecnologie pulite.

Oggi la Cina:

  • produce a costi più bassi
  • controlla filiere strategiche
  • dispone di un enorme mercato interno
  • pianifica su scala nazionale

Il risultato è che l’energia rinnovabile è ormai più economica della produzione fossile in molte aree, e le tecnologie legate all’economia elettrica – inclusi i veicoli elettrici e le batterie di nuova generazione – sono dominate da aziende cinesi.

Recuperare il gap potrebbe diventare sempre più difficile per gli Stati Uniti se il disimpegno dovesse proseguire.

Auto elettriche cinesi e sicurezza energetica: le nuove tensioni geopolitiche

La leadership cinese nelle auto elettriche sta ridefinendo anche gli equilibri geopolitici. Il recente accordo con il Canada, che ha ridotto i dazi sui veicoli elettrici cinesi dal 100% al 6%, rappresenta un segnale forte sul piano commerciale.

Tuttavia emergono nuove preoccupazioni legate alla sicurezza nazionale.

Nell’era delle rinnovabili, la sicurezza energetica non riguarda più solo l’approvvigionamento di petrolio o gas, ma anche:

  • il controllo dei dati
  • l’accesso alle reti elettriche
  • la cybersicurezza
  • la possibilità di disattivare sistemi da remoto

Le auto elettriche sono dispositivi intelligenti, costantemente connessi al produttore per aggiornamenti software. Questo implica l’esistenza di sistemi di controllo remoto che, in teoria, potrebbero essere vulnerabili o utilizzati impropriamente.

La stessa Cina impone restrizioni ai veicoli stranieri sul proprio territorio, limitandone la circolazione in aree sensibili e imponendo che i dati restino all’interno del Paese.

La transizione energetica, quindi, non è solo una questione ambientale o economica, ma anche strategica e di sicurezza.

Il nuovo equilibrio globale del clima

Con il ritiro degli Stati Uniti dai negoziati ONU sul clima e la crescente leadership cinese nelle energie rinnovabili, il baricentro della transizione energetica mondiale si sta spostando.

La sfida non riguarda solo la riduzione delle emissioni, ma il controllo delle tecnologie, delle filiere industriali e delle infrastrutture critiche del futuro.

La competizione tra Cina e Stati Uniti si gioca ora sul terreno dell’energia pulita, dell’innovazione e della sicurezza tecnologica. E potrebbe determinare gli equilibri economici e geopolitici dei prossimi decenni.

Redazione

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