Il Sindaco benzinaio e le aree interne: la sfida della transizione
Prima di tutto, una precisazione è necessaria: difendere un servizio essenziale non significa difendere i combustibili fossili. La transizione energetica deve portarci fuori dall’uso di petrolio, gas e carbone, a partire proprio dalla mobilità.
Per questo l’esperienza di Valle Castellana è interessante non perché il Comune venda benzina a buon prezzo, ma perché dimostra che un’amministrazione pubblica può intervenire direttamente quando il mercato non riesce più a garantire un servizio fondamentale.
E sarebbe auspicabile che questo intervento rappresentasse anche l’occasione per guardare oltre la benzina: colonnine per la ricarica delle auto elettriche, una Comunità Energetica Rinnovabile, più trasporto pubblico e, naturalmente, trasporti sempre più alimentati da energia fossile-free. In questo modo il presidio comunale potrebbe diventare non soltanto una risposta allo spopolamento, ma anche uno strumento per accompagnare la transizione energetica delle aree interne.
A Valle Castellana c’è il Sindaco benzinaio
Valle Castellana è un piccolo comune abruzzese di poco più di 800 abitanti, nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Qui l’unico distributore di carburante del territorio rischiava di chiudere.
Dopo il terremoto e il progressivo spopolamento delle aree interne, infatti, l’impianto non era più economicamente conveniente per il gestore privato.
Per un territorio composto da circa quaranta frazioni, perdere anche il distributore avrebbe significato molto più che dover percorrere qualche chilometro in più per fare rifornimento. Avrebbe significato perdere un altro servizio essenziale e rendere ancora più difficile vivere e lavorare in montagna.
Per questo il Comune ha deciso di rilevare l’impianto nel 2022 e di gestirlo direttamente.
Carburanti senza margine commerciale
Il modello è semplice: l’amministrazione acquista benzina e gasolio e li rivende senza applicare un margine commerciale.
La benzina viene venduta a circa 1,75 euro al litro, mentre il diesel si aggira sui 1,89 euro. Il vantaggio rispetto ad altri distributori può arrivare a circa 20 centesimi al litro.
L’impianto funziona in modalità self-service e non richiede quindi personale dedicato. Restano a carico del Comune i costi dell’energia elettrica, della manutenzione, della videosorveglianza e dell’approvvigionamento del carburante.
«Dobbiamo solo acquistare il carburante e distribuirlo al prezzo di costo, senza guadagno», ha spiegato il sindaco Camillo D’Angelo.
Da 75 mila a 500 mila euro
La scelta ha prodotto anche un effetto inatteso. Il prezzo competitivo ha attirato automobilisti dai territori vicini, dalla zona di Teramo fino alla provincia di Ascoli Piceno.
Secondo quanto riferito dall’amministrazione, gli incassi sono passati da circa 75 mila a 500 mila euro in un anno.
Il distributore è così diventato un punto di riferimento non soltanto per gli 800 abitanti del Comune, ma anche per chi attraversa il territorio.
Dal presidio contro lo spopolamento alla transizione energetica
La vicenda di Valle Castellana pone una questione che riguarda moltissimi piccoli comuni italiani, soprattutto nelle aree interne e montane.
Quando chiudono progressivamente negozi, servizi, trasporti e distributori, ogni perdita contribuisce a rendere più difficile vivere in quei territori. E quando vivere in un luogo diventa più difficile, aumenta anche il rischio di ulteriore spopolamento.
L’intervento del Comune dimostra che, in determinate condizioni, un servizio può avere un valore pubblico che va oltre la sua redditività commerciale.
Ma proprio per questo sarebbe interessante fare un passo ulteriore.
Il distributore comunale potrebbe diventare un punto di partenza per una nuova mobilità energetica: installare colonnine per la ricarica delle auto elettriche, promuovere una Comunità Energetica Rinnovabile capace di produrre localmente l’energia necessaria e chiedere un potenziamento del trasporto pubblico, puntando su mezzi sempre più elettrici e alimentati da fonti rinnovabili.
Perché il vero obiettivo non può essere vendere benzina più a buon mercato.
L’obiettivo deve essere fare in modo che, un giorno, di benzina se ne debba vendere sempre meno.
E se il Comune è riuscito a salvare un distributore quando il mercato voleva chiuderlo, potrebbe oggi utilizzare quella stessa capacità di iniziativa per costruire il passo successivo: un territorio più connesso, più autosufficiente dal punto di vista energetico e progressivamente libero dai combustibili fossili.
immagine: RAI Testata Giornalistica Regionale delle Marche
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