Rinnovabili e Paesaggio: la Transizione Ecologica salva il Territorio
Andare oltre – Il conflitto ideologico tra energia rinnovabile e bellezza naturale deve essere superato. Articolo di Francesco Cancellieri, Presidente di AssoCEA Messina APS, per L’Ecofuturo Magazine.
L’urgenza di coniugare la transizione ecologica con la tutela del territorio è oggi al centro del dibattito pubblico, soprattutto in regioni come la Sicilia, caratterizzate da un elevato potenziale sia energetico sia paesaggistico. In questo contesto si inserisce l’iniziativa “Più rinnovabili per salvare il paesaggio dai cambiamenti climatici”, promossa da Legambiente Sicilia nell’ambito della quinta edizione di Sicilia Carbon Free e svoltasi sabato 27 giugno 2026.
L’evento ha avuto luogo presso il Museo d’Arte Contemporanea “Ludovico Corrao” di Gibellina (TP), città recentemente nominata Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea per il 2026. Il convegno ha rappresentato un’importante occasione di confronto tra istituzioni, mondo dell’arte e operatori del settore delle energie rinnovabili, con l’obiettivo di individuare un equilibrio tra la diffusione delle fonti energetiche pulite e la salvaguardia dei beni culturali e del paesaggio.
Come evidenziato dagli organizzatori, lo sviluppo degli impianti da fonti rinnovabili costituisce uno strumento fondamentale per affrontare congiuntamente la crisi climatica e quella energetica. Per questo motivo, tali tecnologie dovrebbero essere considerate parte integrante delle strategie di tutela del territorio. Ciò richiede un innalzamento della qualità progettuale degli interventi, ma anche un superamento dei frequenti, e spesso non adeguatamente motivati, dinieghi autorizzativi che rallentano la transizione energetica.
Il paesaggio di fronte alla sfida climatica
Il cambiamento climatico rappresenta oggi la minaccia più tangibile e irreversibile per il nostro patrimonio naturale e culturale. Difendere il paesaggio non significa chiuderlo in una campana di vetro impedendo qualsiasi sviluppo, ma piuttosto fornirgli gli strumenti strutturali per resistere agli stravolgimenti meteorologici in corso. In questo contesto, le energie rinnovabili non sono un intruso da combattere, bensì una soluzione vitale. Occorre superare la narrativa che contrappone lo sviluppo energetico pulito alla bellezza del territorio: il vero nemico dei nostri ecosistemi è l’uso prolungato dei combustibili fossili.
La linea della Corte Costituzionale: nessun divieto a tappeto
Il percorso verso una pacifica integrazione tra paesaggio e rinnovabili incontra spesso ostacoli burocratici o resistenze ideologiche. Negli ultimi anni, si è assistito a numerosi tentativi di frenare questo sviluppo attraverso blocchi amministrativi. La Corte Costituzionale Italiana si è espressa più volte sul tema, tracciando direttrici legali molto chiare a difesa della transizione ecologica.
La Consulta ha sistematicamente fermato i tentativi di diverse Regioni (in particolare sono citati i casi di Sardegna e Sicilia) di ostacolare in maniera generalizzata l’installazione di impianti eolici e fotovoltaici. La Corte ha sancito il principio fondamentale secondo cui le aree che non sono esplicitamente classificate come “idonee” non possono essere escluse a priori dalla realizzazione degli impianti. Tali divieti di natura regionale sono stati dichiarati illegittimi in quanto violano il principio comunitario che impone la massima diffusione delle energie rinnovabili. Importanti pronunciamenti, come la sentenza 28/2025 e la successiva sentenza 184/2025, hanno di fatto annullato le moratorie regionali che puntavano a sospendere d’ufficio le procedure autorizzative.
Rigetto dei ricorsi
Parallelamente, la giurisprudenza costituzionale ha affrontato le istanze di alcune associazioni ambientaliste, rigettando i loro ricorsi volti a imporre divieti indiscriminati e retroattivi. I giudici della Consulta hanno ritenuto tali ricorsi infondati, chiarendo in modo netto che le impellenti necessità dettate dalla transizione ecologica impongono di considerare le infrastrutture per le Fonti Energetiche Rinnovabili (FER) come opere di preminente interesse nazionale. Ne consegue che l’innegabile importanza di tutelare il paesaggio non può tradursi in un blocco totale e assoluto dello sviluppo energetico sostenibile.
Nei suoi verdetti, la Corte Costituzionale ha fatto leva sulle recenti integrazioni alla nostra Carta fondamentale. La spinta alle energie rinnovabili trova solidissime fondamenta nell’aggiornamento degli articoli 9 e 41 della Costituzione, i quali tutelano l’ambiente, la biodiversità, la salute dei cittadini e promuovono un’iniziativa economica di stampo sostenibile. Per garantire il rispetto di questi dettami costituzionali, l’impatto degli impianti sul territorio non deve sottostare a moratorie o divieti a tappeto, ma deve essere rigorosamente valutato caso per caso attraverso il consueto iter normativo della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA).
Il ruolo circoscritto delle regioni
Gli ultimi pronunciamenti in materia, come l’Ordinanza 115/2026 della stessa Corte Costituzionale, ribadiscono il perimetro entro cui le Regioni possono legiferare: le istituzioni locali mantengono la facoltà di individuare e delimitare le aree ritenute non idonee. Questa prerogativa, tuttavia, deve essere esercitata senza introdurre distanze minime ingiustificate o vincoli di carattere generale che finiscano per impedire in maniera aprioristica la costruzione di nuove infrastrutture energetiche.
Il ruolo cruciale delle valutazioni ambientali per la biodiversità e la rete Natura 2000
Se da un lato non sono ammissibili divieti pregiudiziali, dall’altro la corretta pianificazione territoriale esige un vaglio tecnico e ingegneristico rigoroso. Le Valutazioni Ambientali, e in particolare la Valutazione di Incidenza Ambientale (VIncA), rappresentano gli strumenti operativi cardine per garantire che l’espansione delle Fonti Energetiche Rinnovabili avvenga in totale sintonia con la specificità degli ecosistemi. Questo livello di analisi è assolutamente insostituibile all’interno delle aree della Rete Natura 2000 – Siti di Importanza Comunitaria (SIC) e Zone di Protezione Speciale (ZPS) – dove la priorità assoluta è il mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente degli habitat e delle specie di rilevanza europea.
Una progettazione lungimirante, infatti, non si limita a calcolare l’impronta spaziale dell’impianto fotovoltaico o eolico, ma ne esamina a fondo le possibili interferenze sulle reti ecologiche complesse, sui delicati sistemi delle dune costiere, sui corridoi migratori e sull’integrità del paesaggio rurale storico. In questa cornice, la VIncA smette di essere percepita come un mero adempimento burocratico per confermarsi come l’unica vera garanzia tecnico-scientifica affinché i nuovi poli energetici non frammentino i territori, ma vengano piuttosto affiancati da mirate e proporzionate misure di mitigazione ambientale a tutela irrinunciabile del nostro capitale naturale.
Integrazione sostenibile: come la Natura ringrazia
La decadenza giuridica dei divieti generalizzati impone, di contro, un altissimo livello di responsabilità progettuale. È qui che la biodiversità smette di essere un freno potenziale e diventa il centro nevralgico della pianificazione energetica. Le tecnologie rinnovabili, specialmente se integrate con lungimiranza, non sottraggono spazio alla natura ma lo riqualificano. Sopraelevando i moduli fotovoltaici sui terreni coltivati (con l’agrivoltaico), è possibile produrre elettricità pulita senza consumare un solo ettaro di suolo agricolo. L’ombreggiamento calibrato dei pannelli protegge le colture dalle ondate di calore, preserva l’umidità del terreno e favorisce il ritorno di insetti impollinatori che contribuiscono alla ricchezza ecologica dell’area.
La realizzazione di parchi fotovoltaici, se accompagnata dalla semina di prati polifiti e dalla dismissione dell’uso di pesticidi, trasforma le aree recintate in oasi ecologiche protette dalla caccia e dall’urbanizzazione aggressiva, veri e propri rifugi in cui la microfauna e la flora spontanea possono prosperare. Indirizzando le installazioni su aree da tempo compromesse (ex cave, discariche esaurite, poli industriali abbandonati), la costruzione degli impianti va di pari passo con la bonifica e la rinaturalizzazione dei luoghi, restituendo alle comunità locali un territorio risanato.
In questa riflessione non poteva mancare il contributo dell’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA), tramite il Direttore Generale Francesco La Camera – che in un recente studio “Local environmental impacts and benefits of large-scale solar PV plants”, conferma che gli impianti fotovoltaici correttamente gestiti generano benefici per suolo, acqua e biodiversità.
Conflitti
Il conflitto ideologico tra sviluppo energetico e bellezza naturale appartiene al passato. La tutela degli ecosistemi, da Gibellina fino alle vette sarde, richiede oggi risposte proattive per mitigare gli effetti ormai drammatici del riscaldamento globale. L’equilibrio tra biodiversità e fonti rinnovabili, caldeggiato sia dai princìpi costituzionali sia dai dibattiti contemporanei delle associazioni ambientaliste, dimostra che la vera sostenibilità passa attraverso la mediazione, la competenza ingegneristica e l’integrazione territoriale di alta qualità. Solo accettando le rinnovabili come infrastrutture essenziali alla sopravvivenza stessa dei nostri ecosistemi, saremo in grado di salvare e valorizzare appieno il nostro paesaggio inestimabile.
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