Metanizzazione Sardegna: espropri, caro bolletta e stop rinnovabili

 Metanizzazione Sardegna: espropri, caro bolletta e stop rinnovabili

La metanizzazione della Sardegna entra nella fase operativa, ma cresce lo scontro politico, economico e ambientale attorno al progetto. Da una parte l’avvio delle procedure per la rete Enura coordinata da Snam, dall’altra le critiche di associazioni e analisti che denunciano costi elevati, domanda incerta di gas e il rischio di rallentare ulteriormente la transizione energetica dell’isola.

Secondo i dati diffusi da ARERA, il piano infrastrutturale potrebbe costare complessivamente 1,45 miliardi di euro, con 157 milioni di costi operativi annui e un impatto in bolletta stimato in 285 milioni di euro l’anno, oltre a un aumento del 13-14% delle tariffe di trasporto del gas.

Enura avvia il progetto della rete gas in Sardegna

Il 15 maggio 2026 Enura, joint-venture tra Snam e Società Gasdotti Italia, ha avviato il procedimento amministrativo ed espropriativo per il tratto centro-sud della dorsale sarda. Il progetto coinvolge diversi territori tra Cagliari, Sulcis, Medio Campidano e Oristanese e prevede metanodotti, derivazioni industriali e circa 147 km di rete nazionale collegata al sistema gas italiano.

La cosiddetta “fase 1” comprende:

  • un FSRU (rigassificatore galleggiante) a Oristano
  • oltre 300 km di rete
  • infrastrutture di trasporto e stoccaggio GNL

Secondo ARERA, solo questa fase vale circa 540 milioni di euro di investimenti. La “fase 2”, relativa al nord Sardegna, resta invece sospesa perché legata alla possibile conversione a gas della centrale di Fiume Santo e alla realizzazione della FSRU di Porto Torres.

Il nodo dei costi: chi pagherà la metanizzazione?

Uno dei punti più controversi riguarda la copertura economica dell’opera. Secondo Energia per l’Italia, il rischio concreto è che i costi ricadano soprattutto sui cittadini sardi attraverso le bollette.

ARERA ha infatti istituito un “Ambito Sardegna” separato. La Regione aveva chiesto una tariffa nazionale unica, ma la proposta non è stata accolta.

Margherita Venturi, presidente dell’associazione Energia per l’Italia, parla di “un paradosso insostenibile”, perché mentre si investe nel gas, la Sardegna continua a frenare lo sviluppo delle energie rinnovabili.

Domanda di gas incerta e infrastrutture sovradimensionate

Un altro elemento emerso dal documento ARERA riguarda la reale necessità dell’opera. Gli scenari elaborati da Snam e Terna indicano consumi relativamente contenuti per il settore civile, mentre la crescita prevista dipenderebbe quasi esclusivamente dalle utenze industriali.

Gran parte della domanda futura sarebbe infatti collegata al polo industriale di Portovesme e alla raffineria Eurallumina.

Secondo uno studio RSE citato da ARERA, una dorsale estesa diventerebbe economicamente conveniente solo con consumi superiori a 1,5 miliardi di metri cubi annui, livelli considerati difficilmente raggiungibili.

Il “tubo virtuale” del gas

La metanizzazione sarda non passerà soltanto attraverso metanodotti terrestri. Il progetto include anche un articolato sistema logistico definito “virtual pipeline”, che comprende:

  • terminali GNL in Liguria e Livorno
  • trasporto navale con bettoline
  • depositi criogenici
  • trasporto su gomma
  • rigassificatori locali

Un’infrastruttura complessa che, secondo i critici, rischia di aumentare ulteriormente i costi del sistema.

Il paradosso delle rinnovabili bloccate

Mentre il gas avanza, le energie rinnovabili restano ostacolate dalle recenti norme regionali. La Legge Regionale 20/2024 ha classificato come “non idoneo” oltre il 99% del territorio sardo per nuovi impianti da fonti pulite.

Una scelta contestata dal Governo e in gran parte bocciata dalla Corte Costituzionale con la sentenza 184/2025.

Il paradosso è evidente: la Sardegna copre già circa il 24,5% del proprio fabbisogno energetico con fonti rinnovabili, ma continua a investire massicciamente nel gas.

Sardegna tra carbone, gas ed emissioni record

La situazione energetica dell’isola resta fortemente dipendente dalle fonti fossili. Le centrali a carbone di Fiume Santo e Portovesme resteranno operative almeno fino al 2027-2028, mentre continua il peso della centrale Saras di Sarroch, che da sola produce quasi metà del fabbisogno elettrico regionale.

Le emissioni pro capite della Sardegna raggiungono 11,84 tonnellate di CO₂, quasi il doppio della media italiana.

Secondo Vittorio Marletto, cofondatore di Energia per l’Italia “non una transizione, ma un doppio legame ai fossili”.

Le incognite sulla sicurezza energetica

Nel documento ARERA emerge inoltre che Terna non considera indispensabile nuova produzione termoelettrica a gas per la sicurezza elettrica dell’isola nei prossimi anni. Il sistema sardo dovrebbe infatti evolvere attraverso:

  • nuove rinnovabili
  • sistemi di accumulo
  • Tyrrhenian Link
  • Sardinian Link

Elementi che potrebbero ridurre ulteriormente la necessità di grandi infrastrutture gas.

Il rischio di bollette sempre più alte

Il think tank ECCO Climate ha evidenziato un ulteriore problema: costruire oggi nuove reti gas significa aumentare i costi fissi di un sistema destinato, secondo gli obiettivi climatici europei, a ridurre progressivamente i consumi.

Secondo le analisi citate da QualEnergia, le tariffe di trasporto del gas potrebbero più che triplicare entro il 2040, proprio a causa della diminuzione dei consumi a fronte di infrastrutture sempre più costose da mantenere.

Il futuro energetico della Sardegna

La partita sulla metanizzazione sarda è quindi molto più ampia di una semplice infrastruttura energetica. Riguarda il modello di sviluppo dell’isola, il rapporto tra autonomia energetica e dipendenza dai fossili, ma anche il futuro delle rinnovabili nel Mediterraneo.

La domanda posta dagli osservatori resta quindi aperta: ha senso investire miliardi nel gas mentre il sistema energetico europeo accelera verso elettrificazione, accumuli e fonti rinnovabili?

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Il Report video delle prime due giornate di Ecofuturo Festival 2026 – Focus su transizione ecologica come occasione concreta di sviluppo economico, riduzione delle bollette e rilancio dei territori

Redazione

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