Le illusioni tossiche del fast fashion
L’illusione va di moda. Oggi il cittadino di fronte al sistema moda diventa sempre più compulsivo. Articolo a cura di Espedito De Leonardis, chiropratico.
Se produttori e consumatori fossero più consapevoli dal punto di vista sociale ed etico, l’acquisto e la produzione di vestiti seguirebbero solo il naturale ciclo di usura, evitando sprechi e consumismo eccessivo. Tuttavia, la moda si basa su un’illusione che inganna chi compra, spingendolo a desiderare nuovi abiti indipendentemente dalla reale necessità.
Un tempo, l’abbigliamento aveva una funzione essenziale: coprire il corpo e indicare chiaramente l’appartenenza a una determinata classe sociale. Oggi, invece, il modo di vestire è spesso ingannevole e crea un’illusione di status o appartenenza. In passato, i vestiti avevano un valore simbolico preciso all’interno di un sistema codificato di segni che comunicavano il ruolo sociale di chi li indossava.
Per esempio, le figure autorevoli vestivano in modo solenne e imponente, con abiti pesanti e senza variazioni, per sottolineare la loro posizione di potere. I militari indossavano uniformi rigide e inamidate, simbolo di ordine e disciplina. L’abbigliamento religioso rimaneva immutato nel tempo, riflettendo l’idea che la religione trascende le epoche. Le vesti di sacerdoti e suore, invariabili nel loro stile, rappresentavano l’eternità e l’immutabilità dei principi a cui si ispiravano. Le persone più povere, invece, si vestivano con ciò che avevano a disposizione, e il loro abbigliamento semplice rispecchiava la modestia e la scarsità della loro vita quotidiana.
Poi, gradualmente, la moda ha iniziato a far parte della vita quotidiana delle persone, diventando un modo per segnare il tempo. Gli accessori e i dettagli dell’abbigliamento si associavano alle stagioni: alcuni elementi richiamavano la primavera, altri l’autunno, creando un legame costante tra corpo, vestiti e ambiente. A quel punto, uomini e donne hanno smesso di essere protagonisti attivi del proprio stile, adattandosi invece a convenzioni che rispondono al bisogno di apparire e sentirsi parte di un gruppo.
Successivamente, la moda ha iniziato a rifiutare rigidamente tutto ciò che l’aveva preceduta, giocando con il concetto di tempo e affermando il primato assoluto del presente. È in questo scenario che nasce e si impone la fast fashion, un sistema che promuove il consumo rapido e superficiale, portando le persone a dimenticare il valore degli abiti e rendendole incapaci di scegliere in modo consapevole. Il consumatore diventa sempre più compulsivo, vittima di un meccanismo che genera una sorta di “shock tossico”, dove il piacere estetico offerto dalla moda è solo un’illusione.
La fast fashion ha trasformato i vestiti in prodotti usa e getta, basandosi su un sistema che produce e distrugge senza sosta. Dietro ai prezzi stracciati si nasconde una realtà fatta di gravi conseguenze ambientali, sociali ed economiche: lo sfruttamento di lavoratori, comprese donne e bambini, nei paesi in via di sviluppo e un impatto devastante sull’ecosistema. Dal punto di vista ambientale, i dati sono allarmanti: si stima che circa l’85% dei capi prodotti finisca in discarica e che la fast fashion, nella fase di produzione, sia tra i principali responsabili dell’inquinamento di aria e acqua. Inoltre, ogni anno una quantità enorme di microplastiche derivanti da questi tessuti si deposita nei fondali oceanici. Per questo, non è solo necessario, ma ormai indispensabile adottare un nuovo approccio all’acquisto, basato su scelte più etiche e consapevoli… LEGGI GRATIS L’ULTIMO NUMERO DE L’ECOFUTURO MAGAZINE – CLICCA QUI
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