Intelligenza consapevole: i risvolti sociali dell’Intelligenza Artificiale
Intelligenza consapevole. Spesso si sottovalutano i risvolti sociali dell’Intelligenza Artificiale. Articolo a cura di Andrea Degl’Innocenti, giornalista ambientale, socio fondatore di Italia che Cambia.
L’intelligenza artificiale generativa sta cambiando il nostro modo di vivere, trasformando profondamente le nostre abitudini e il tessuto sociale. In diversi casi, destando preoccupazione. Qualche settimana fa, su Italia che Cambia, Kiria Zunica ha raccontato le polemiche legate a Character.AI, piattaforma di intelligenza artificiale che permette di chattare con personaggi reali e immaginari e che è balzata agli onori della cronaca per via di alcuni utenti che avevano creato chatbot di vittime di femminicidio, come Jennifer Ann Crecente e Giulia Cecchettin, senza il consenso delle famiglie.
Le inchieste di “The Washington Post” e di “SkyTG24” hanno evidenziato il problema, mostrando come queste chatbot riproducessero persino la voce delle vittime e fornissero risposte inquietanti, normalizzando o giustificando la violenza.
Certo, c’è intelligenza artificiale e intelligenza artificiale. Qualche mese fa, su Sardegna che Cambia, Lisa Ferreli ha raccontato la storia di Open Azienda, società nata nel 2018 a Macomer, con l’obiettivo di favorire la trasformazione digitale di piccole e medie imprese, sviluppando tecnologie proprie che rispettano i princìpi di sostenibilità, sicurezza e inclusività.
L’azienda sviluppa soluzioni hardware e software integralmente progettate sull’isola, creando una filiera completa del dato che copre raccolta, elaborazione e utilizzo, anche tramite sensori proprietari. Inoltre, propone un’intelligenza artificiale “sostenibile”, che non dipende da infrastrutture pesanti (come il Cloud), è a basso impatto ambientale e supporta le imprese senza sostituirle. Per esempio, aiuta a identificare malattie delle piante, con un focus sull’agricoltura e la biodiversità.
Quindi, un uso consapevole dell’IA è possibile. Ciononostante, l’ansia legata all’avvento della nuova tecnologia sta esplodendo. Un altro articolo sul nostro giornale, a firma di Mirella Madeo, racconta che la cosiddetta AI Anxiety nel mondo del lavoro è un fenomeno diffuso a livello globale e in Italia il 77% dei professionisti teme l’impatto dell’IA, vedendola come una minaccia piuttosto che un’opportunità.
Ciò è comprensibile soprattutto in una società basata sulla competizione. Come io stesso ho ipotizzato di recente, sempre su Italia che Cambia, l’unico modo per non soccombere come specie all’avvento (inevitabile) dell’IA è uscire da una società competitiva… CONTINUA A LEGGERE GRATIS L’ARTICOLO SU L’ECOFUTURO MAGAZINE


