Ice Memory: in Antartide nasce il santuario del ghiaccio

 Ice Memory: in Antartide nasce il santuario del ghiaccio

Dalle Alpi al cuore dell’Antartide, attraversando oceani e continenti per oltre cinquanta giorni. È il viaggio straordinario compiuto da due carote di ghiaccio alpine che oggi riposano a oltre 3.200 metri di altitudine, custodite nel gelo eterno del plateau antartico. Con l’inaugurazione del primo Ice Memory Sanctuary alla Stazione Concordia, la Ice Memory Foundation compie un passo storico nella conservazione della memoria climatica del pianeta.

Si tratta del primo archivio al mondo progettato per conservare per secoli campioni di ghiacciai montani destinati a scomparire a causa del cambiamento climatico. Vere e proprie capsule del tempo che racchiudono l’atmosfera del passato e che potranno essere studiate dalle generazioni future con tecnologie ancora da inventare.

Ice Memory: un progetto storico

Il progetto Ice Memory nasce nel 2015 su iniziativa del Consiglio Nazionale delle Ricerche e dell’Università Ca’ Foscari Venezia, insieme a prestigiose istituzioni scientifiche francesi e svizzere. L’obiettivo è ambizioso: salvare gli archivi climatici naturali contenuti nei ghiacciai montani, oggi minacciati da una fusione senza precedenti.

Ogni carota di ghiaccio conserva informazioni preziose su gas atmosferici, aerosol, inquinanti e polveri, consentendo agli scienziati di ricostruire il clima del passato e comprendere meglio quello futuro. La loro perdita significherebbe cancellare secoli, talvolta millenni, di dati insostituibili.

Dalle Alpi all’Antartide: il lungo viaggio delle carote di ghiaccio

I primi due campioni custoditi nel nuovo archivio provengono da ghiacciai alpini in forte ritiro: il Col du Dôme sul Monte Bianco (prelevato nel 2016) e il Grand Combin in Svizzera (2025). Quest’ultimo è stato estratto nell’ambito di una missione coordinata dal CNR e da Ca’ Foscari, con il supporto del progetto SEA BEYOND del Gruppo Prada in collaborazione con l’UNESCO.

A metà ottobre 2025, oltre 1,7 tonnellate di ghiaccio hanno lasciato il porto di Trieste a bordo della rompighiaccio italiana Laura Bassi. Il carico è stato mantenuto costantemente a –20 °C durante un viaggio che ha attraversato Mediterraneo, Atlantico, Pacifico e Oceano Meridionale, fino alla Stazione Mario Zucchelli. Da lì, un volo speciale operato da ENEA ha trasportato i campioni fino alla Stazione Concordia, nel cuore dell’Antartide.

Un archivio naturale scavato nel ghiaccio

L’Ice Memory Sanctuary non è un edificio nel senso tradizionale del termine, ma una grotta lunga 35 metri scavata direttamente nel ghiaccio, a circa cinque metri sotto la superficie. Non utilizza cemento, acciaio né sistemi di refrigerazione artificiale: la conservazione è garantita dalle temperature naturali antartiche, che restano stabili intorno ai –52 °C tutto l’anno.

Progettata dall’Unità Tecnica Antartica dell’ENEA in collaborazione con l’Istituto Polare Francese, la struttura rispetta rigorosamente il Protocollo di Madrid per la tutela ambientale dell’Antartide. Un’infrastruttura minima, ma estremamente efficace, pensata per durare nel tempo senza alterare uno degli ecosistemi più fragili del pianeta.

Salvare il ghiaccio è una corsa contro il tempo

Dal 2000 a oggi, i ghiacciai hanno perso fino al 39% della loro massa a livello regionale e circa il 5% a livello globale. Una velocità di fusione che mette a rischio non solo risorse idriche e stabilità ambientale, ma anche la possibilità stessa di studiare il clima del passato.

La paleoclimatologia glaciale è da decenni uno dei pilastri delle valutazioni scientifiche dell’IPCC, influenzando le decisioni politiche sul clima. In questo contesto, Ice Memory rappresenta una risposta concreta e lungimirante alla perdita irreversibile del patrimonio glaciale mondiale.

Un’eredità comune per l’umanità

Le due carote alpine sono solo l’inizio. Nei prossimi anni, campioni provenienti da Ande, Caucaso, Pamir e altre regioni montane del mondo si uniranno all’archivio antartico. L’obiettivo è creare un patrimonio scientifico globale, gestito come bene comune dell’umanità.

Nel quadro del Decennio delle Nazioni Unite per l’Azione nelle Scienze della Criosfera, sarà definita una governance internazionale che garantirà un accesso equo e trasparente ai campioni, basato esclusivamente su criteri scientifici.

“Siamo l’ultima generazione che può agire”

Il messaggio che arriva dall’Antartide è chiaro e urgente. “Siamo l’ultima generazione che può agire”, ha dichiarato la direttrice della Ice Memory Foundation, Anne-Catherine Ohlmann. Salvare la memoria dei ghiacciai non è solo una sfida scientifica, ma una responsabilità verso le generazioni future.

Nel silenzio gelido del plateau antartico, queste carote di ghiaccio raccontano già una storia. Sta a noi fare in modo che non sia l’ultima.

Ice Memory

Fonti articolo: Il primo archivio destinato a conservare per secoli campioni dei ghiacciai montani – The moving inauguration ot the Sanctuary

Leggi anche: Lo stato di contaminazione dei ghiacciai italiani

Redazione

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