Gli alberi nella nostra cultura: un patrimonio da proteggere
Di seguito riportiamo un estratto dell’editoriale pubblicato da The Guardian “The cultural life of trees: we must protect our natural heritage”. Una riflessione sul profondo legame culturale tra gli esseri umani e gli alberi. Ed un invito urgente a proteggerli come parte integrante del nostro patrimonio storico, artistico e identitario.
L’abbattimento sconsiderato ed illegale dell’albero Sycamore Gap (o “albero di Robin Hood”) ha messo in luce una verità spesso trascurata: non esiste nulla che possa essere definito semplicemente “un albero”. Tale definizione è stata utilizzata dinanzi alla giuria da uno degli imputati, Adam Carruthers, nel tentativo di minimizzare la portata del gesto. Egli stesso ha poi riconosciuto che la reazione pubblica è stata paragonabile a quella suscitata da un omicidio. Per una parte significativa dell’opinione pubblica, tale paragone è apparso tutt’altro che inappropriato.
Nel rapporto tra esseri umani e mondo arboreo è rintracciabile una forma profonda e radicata di animismo culturale. Gli alberi sono stati per secoli oggetto di personificazione nella produzione letteraria, dai boschi profetici del Macbeth di Shakespeare alle creature semoventi e coscienti – gli Ent – ne Il Signore degli Anelli di Tolkien. Parimenti, le rappresentazioni pittoriche, dalla campagna inglese di Constable alle colline dello Yorkshire ritratte da Hockney, hanno contribuito a consolidare gli alberi quale elemento strutturale del paesaggio identitario britannico.
Questo patrimonio culturale è attualmente al centro dell’iniziativa UK Tree of the Year 2025, promossa dal Woodland Trust. L’albero di Sycamore Gap era stato insignito di tale riconoscimento nel 2016. La rosa dei candidati annunciata questa settimana comprende riferimenti a figure quali William Wordsworth, i Beatles, Virginia Woolf e i Radiohead, ciascuno dei quali è associato ad alberi che hanno assunto un ruolo nella costruzione del paesaggio culturale nazionale. Tra gli esemplari selezionati figura anche l’Albero della Pace e dell’Unità, sito nella contea di Antrim, in prossimità del luogo in cui fu firmato l’Accordo del Venerdì Santo nel 1998.
La storia britannica è, in molti sensi, inscritta nei suoi alberi: il tasso millenario di Ankerwycke a Runnymede, legato alla figura di Enrico VIII e al corteggiamento di Anna Bolena; la Royal Oak nello Shropshire, che offrì rifugio al futuro Carlo II; o ancora l’albero dei martiri di Tolpuddle nel Dorset, simbolo della lotta sindacale e dei diritti civili.
Al pari degli anelli concentrici che ne marcano la crescita, gli alberi fungono da custodi della memoria storica. Non a caso forniscono anche il materiale – la carta – attraverso cui tali narrazioni si perpetuano. È su questa intersezione fra natura, tempo e letteratura che si fonda il progetto Future Library dell’artista concettuale scozzese Katie Paterson. A partire dal 2014, ogni anno un autore o un’autrice (la prima fu Margaret Atwood) deposita un manoscritto inedito nella foresta di Nordmarka, a Oslo. Questi testi verranno pubblicati nel 2114, utilizzando carta ricavata dai mille pini piantati specificamente per tale finalità.
Nell’immaginario narrativo occidentale, il bosco assume spesso connotazioni ambivalenti: luogo di pericolo e disorientamento, ma anche di protezione e rinascita. Si pensi alla pratica giapponese dello shinrin-yoku – “bagno nella foresta” – fondata sull’idea che l’immersione nel paesaggio boschivo generi benefici psichici e fisici. Anche nella letteratura infantile si ritrovano questi temi: Peter Coniglio si rifugia in una tana ai piedi di un albero, mentre Robin Hood trova nei boschi di Sherwood non solo asilo, ma anche il contesto per un’educazione etica fondata sul senso di giustizia e comunità, principio ripreso dall’approccio pedagogico delle scuole forestali nordiche.
Fin dalla prima infanzia, il nostro rapporto con gli alberi si sviluppa attraverso la loro antropomorfizzazione. L’albero magico di Enid Blyton o il salice picchiatore nella saga di J.K. Rowling non sono semplici scenografie naturali, ma veri e propri agenti narrativi. In effetti, la scienza ha dimostrato che gli alberi sono capaci di “memoria biologica” – adattandosi ai traumi climatici del passato – e di strategie parentali sofisticate, trasmettendo nutrienti alle proprie piantine attraverso le radici in modo selettivo e funzionale.
Tuttavia, queste straordinarie capacità non bastano a proteggerli dalle sfide sistemiche del presente. Studi recenti evidenziano che, dal 2000, la sopravvivenza delle giovani piantine nei boschi britannici è in declino accelerato. Nell’arco di un secolo, il Regno Unito ha perso o danneggiato il 70% delle sue foreste antiche. Dopo la distruzione del Sycamore Gap e dell’antica quercia di Enfield – abbattuta nei pressi di un ristorante Toby Carvery – il governo britannico ha annunciato un piano d’azione volto a garantire tutela giuridica agli alberi più antichi e culturalmente significativi.
I boschi vetusti costituiscono un patrimonio insostituibile. Vanno salvaguardati, poiché svolgono un ruolo essenziale nella nostra stessa sopravvivenza ecologica e culturale. Come ha osservato Judi Dench, madrina del Woodland Trust, gli alberi più antichi del Regno Unito “fanno parte del nostro patrimonio tanto quanto la letteratura”. Meritano dunque riconoscimento, tutela e celebrazione. Per dirla con le parole del poeta W. H. Auden: “Una cultura non è migliore dei suoi boschi.”
Immagine di copertina: Veduta dell’albero di Sycamore Gap nell’ottobre 2020, prima che fosse abbattuto nel 2023.
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