Geotermia, la Toscana impone uno stop di 6 mesi ai permessi di ricerca. Ricorsi in vista

La moratoria sulla geotermia asseconda le richieste dei comitati nimby e già si annunciano molti ricorsi delle aziende geotermiche. Le 31 autorizzazioni di ricerca già rilasciate – ha detto il presidente della Regione Toscana – sono troppe e sono “figlie della liberalizzazione” delle attività in questo settore arrivata nel 2010


Per sei mesi vengono sospese le procedure per il rilascio di nuovi permessi ricerca per la risorsa geotermica. Per i permessi già rilasciati si sospendono le proroghe così come le autorizzazioni per pozzi esplorativi che consistono nella fase più invasiva della ricerca. Lo ha annunciato il presidente Enrico Rossi illustrando i contenuti della proposta di legge approvata durante l’ultima giunta e che adesso sarà presentata in Consiglio.

La proposta di moratoria è stata stimolata dai comitati nimby e si basa su un calcolo del cosiddetto burden sharing (la divisione degli impegni ambientali fra le diverse Regioni) intesa dalla Toscana come tetto massimo, anziché come obiettivo minimo. L’annuncio ha messo in allarme numerose imprese del settore geotermico, le quali stanno studiando ricorsi al Tar contro il blocco delle attività.

“Il numero di 31 autorizzazioni di ricerca già rilasciate la dice lunga – ha detto Rossi – è figlio della liberalizzazione delle attività in questo settore arrivata nel 2010. Purtroppo esiste una legge del 1927, che risale quindi a quando c’era il monopolio di Enel, che prevede che la Regione sia obbligata a rilasciare permessi di ricerca. E questo contro ogni ragionevole distribuzione degli eventuali pozzi sul territorio con il conseguente legittimo esplodere di proteste in tutta la Toscana a causa dell’addensamento di ricerche. Ebbene, siccome nel Piano energetico regionale abbiamo previsto che nei prossimi 5 anni ci sia un aumento di non più di 150 megawatt da ricavare da energia geotermoelettrica, in questi sei mesi stabiliremo quali siano i crateri perché le ricerche non siano 31, ma siano semplicemente il numero funzionale alla programmazione che abbiamo fatto nel Piano energetico”.

La citazione errata di Rossi all’Enel del 1927 deve essere riferita a qualche altro fatto, poiché la nazionalizzazione elettrica e la nascita dell’Enel sono del 1962.

Obiettivo del provvedimento è evitare rischi di sostenibilità ambientale e socioeconomica nelle aree di produzione geotermica. La liberalizzazione delle attività in questo settore – sancita dalla normativa nazionale del 2010 – ha infatti determinato un cospicuo aumento delle richieste per la realizzazione di pozzi esplorativi.

Con questa legge la Regione si dà così tempo per valutare in quale misura occorra sviluppare la geotermia in Toscana per raggiungere i 150 megawatt di potenza, cioè l’obiettivo imposto al 2020 dal cosiddetto Burden sharing, la ripartizione degli oneri tra i Paesi imposta dall’Europa, e recepito dal Piano energetico regionale (Paer). Entro il termine di sei mesi – quelli della sospensione, che decorreranno dall’entrata in vigore della legge – verranno stabilite con ulteriori deliberazioni della giunta regionale il numero massimo dei pozzi che potranno essere autorizzati e i criteri di opportuna localizzazione. Lo scopo: garantire lo sviluppo della risorsa e al tempo stesso la sostenibilità ambientale e socio economica dei territori interessati dai permessi di ricerca relativi alle risorse geotermiche.

Nel Piano Regionale dell’Energia sullo sviluppo geotermoelettrico in Toscana al 2020 è previsto lo sviluppo dell’alta entalpia nelle aree tradizionali che avverrà subordinandolo all’impiego di tecnologie e pratiche gestionali altamente efficienti. Diverso il discorso relativo all’Amiata, dove con il riassetto della concessione di Piancastagnaio e l’autorizzazione rilasciata per la costruzione della centrale denominata Bagnore (giunta attorno ai 100 megawatt di potenza installata) si è raggiunto il punto di equilibrio tra lo sfruttamento della risorsa e la vocazione socio economica contribuendo agli obiettivi che con il Burden sharing lo Stato ha assegnato alla Regione Toscana.

Per quanto riguarda la media entalpia, a fronte delle numerose domande presentate alla Regione, il Paer introduce criteri di valutazione da usare già nella fase dei permessi di ricerca. In sede di valutazione della domanda di concessione dovrà essere assicurata una distribuzione delle centrali geotermoelettriche sul territorio regionale volta ad evitare eccessivi livelli di concentrazione, nello specifico il cosiddetto “effetto cumulo”, una valutazione sulle ricadute economiche e sociali che il progetto industriale comporta e la compensazione a vantaggio del territorio su cui insistono gli impianti.

In Toscana risultano operanti 34 impianti geotermici (le centrali di Bagnore e Piancastagnaio sull’Amiata e gli altri 32 nell’area geotermica di Larderello) con una potenza efficiente lorda istallata pari a 875,5 megawatt. Con la recente apertura della centrale di Bagnore 4 nel comune di Santa Fiora, che apporta 40 megawatt, adesso per centrare l’obiettivo al 2020 mancano 150 megawatt.

FONTE | Egazzette

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