Fitosensori in agricoltura: opportunità e rischi
Con l’aiuto della biotecnologia è possibile sviluppare colture in grado di emettere luce quando sono malate, solo per fare un esempio. Queste piante che emettono luce, chiamate anche fitosensori, offrono applicazioni promettenti in agricoltura. Tuttavia, prima che queste colture innovative possano essere utilizzate su larga scala, è essenziale una valutazione attenta dei possibili rischi. Lo affermano i ricercatori del Wageningen Food Safety Research nella pubblicazione “A green light for phytosensors?”.
Segnali luminosi
I fitosensori sono piante geneticamente modificate (non destinate al consumo) che emettono segnali luminosi quando sono malate, stressate o danneggiate, ad esempio. Questi segnali luminosi possono essere rilevati da un drone o da un sensore speciale. Le piante sono modificate in modo tale da individuare sintomi, come lo stress, prima di una pianta non modificata. Se i fitosensori vengono coltivati accanto a un campo con la stessa coltura ed emettono un segnale di stress, l’agricoltore può intervenire in tempo e in modo mirato sulle piante normali. I fitosensori delle colture alimentari non sono ancora in commercio, ma sono già in fase di sperimentazione sul campo negli Stati Uniti. Sebbene questa tecnologia offra grandi vantaggi pratici, solleva anche interrogativi in materia di sicurezza e regolamentazione.
Separare i fitosensori dalle colture normali
Un punto chiave della ricerca è che queste piante, come altri organismi geneticamente modificati (OGM), non possono semplicemente mescolarsi con colture destinate all’alimentazione umana o animale. Gli autori raccomandano di adottare misure in una fase precoce per separare adeguatamente la coltivazione e la distribuzione dei fitosensori dalla produzione, dalla raccolta e dalla trasformazione delle colture normali.
Un’altra raccomandazione è quella di testare la sicurezza di queste piante per l’uomo, gli animali e l’ambiente, anche se non sono destinate al consumo. Ciò consente di identificare tempestivamente i potenziali rischi.
La pubblicazione è apparsa sulla rivista scientifica “Trends in Biotechnology”.
Fonte articolo: Wageningen University & Research.
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