La fioritura dei ciliegi ed il cambiamento climatico
I ciliegi in fiore sbocciano sempre prima: il cambiamento climatico riscrive la primavera in Giappone e negli Stati Uniti.
I celebri ciliegi ornamentali del Giappone e degli Stati Uniti stanno fiorendo sempre più in anticipo a causa dell’aumento delle temperature legato al cambiamento climatico. Un fenomeno che sta modificando uno degli appuntamenti più iconici della primavera e che potrebbe avere conseguenze anche sul turismo e sull’economia.
Nessun Paese è più strettamente associato ai ciliegi in fiore, o sakura, del Giappone. Ogni anno milioni di turisti pianificano il viaggio per ammirare la spettacolare fioritura dei delicati petali rosa. Ma il calendario naturale sta cambiando.
Secondo l’Agenzia Meteorologica Giapponese (JMA), dal 1953 la data media di inizio della fioritura si è anticipata di circa 1,2 giorni ogni decennio. A Tokyo, tra il 1961 e il 1990, i ciliegi iniziavano a fiorire mediamente il 29 marzo. Nel periodo compreso tra il 1991 e il 2020 la data media è invece passata al 24 marzo.
Nel 2024 i sakura della capitale hanno iniziato a fiorire già il 14 marzo, diventando i primi di tutto il Giappone. Un evento insolito, perché normalmente la fioritura parte dalle regioni meridionali e risale progressivamente verso nord seguendo quello che la JMA definisce il “fronte della fioritura dei ciliegi”.
Questo anticipo è dovuto sia al riscaldamento globale sia all’effetto isola di calore urbana, che porta le grandi città ad accumulare più calore rispetto alle aree circostanti. Nell’ultimo secolo Tokyo si è riscaldata di circa 3 °C.
Nel 2025 l’inizio della stagione a Tokyo è avvenuta il 21 marzo.

Temperature record e primavera anticipata
Esiste una correlazione diretta tra temperature più elevate e anticipo della fioritura primaverile. Numerosi studi scientifici mostrano infatti una tendenza consolidata verso temperature più alte e un anticipo delle attività biologiche tipiche della primavera.
Hanami, turismo ed economia a rischio
In Giappone la fioritura dei ciliegi è molto più di uno spettacolo naturale. Rappresenta una tradizione secolare conosciuta come hanami, durante la quale famiglie e amici si riuniscono nei parchi per ammirare gli alberi in fiore.
Secondo una ricerca della Kansai University, nel 2024 l’impatto economico della stagione dei sakura è stato pari a circa 616 miliardi di yen, equivalenti a oltre 4 miliardi di dollari. Esistono persino aziende specializzate nelle previsioni della fioritura, fondamentali per il settore turistico.
Un’ulteriore anticipazione della fioritura o una riduzione della durata della piena fioritura potrebbe però penalizzare molte destinazioni che basano parte della propria attrattività su questo evento.
Inverni troppo miti possono creare un effetto opposto
L’anticipo della fioritura non è però destinato a proseguire indefinitamente. I ciliegi, infatti, hanno bisogno di trascorrere un periodo sufficientemente freddo durante l’inverno per interrompere la dormienza vegetativa.
Se gli inverni diventeranno troppo miti, gli alberi potrebbero non accumulare il freddo necessario. In questi casi, spiegano gli esperti, si possono verificare fioriture ritardate, una minore produzione di fiori e frutti e uno sviluppo irregolare della pianta. Sebbene questo rischio non sia ancora evidente oggi, potrebbe diventare sempre più concreto nei prossimi decenni.
Anche Washington vede i ciliegi fiorire prima
Il fenomeno interessa anche gli Stati Uniti. A Washington D.C. circa 4.000 ciliegi ornamentali, donati dal Giappone nel 1912, rappresentano una delle principali attrazioni turistiche della capitale.
Ogni primavera la città ospita il National Cherry Blossom Festival, che richiama circa 1,5 milioni di visitatori da tutto il mondo e genera oltre 100 milioni di dollari di spesa turistica.
Il National Park Service monitora ogni anno il cosiddetto “peak bloom”, il momento in cui il 70% dei fiori è completamente aperto. Storicamente questa fase cadeva intorno al 4 aprile, ma dal 1921 la data si è anticipata mediamente di circa sette giorni.
Nel 2024 la piena fioritura è arrivata addirittura il 17 marzo, una delle date più precoci registrate nell’ultimo secolo.
L’innalzamento del livello del mare minaccia gli alberi storici
Oltre al caldo, i ciliegi di Washington devono fare i conti anche con gli effetti indiretti del cambiamento climatico. L’innalzamento del livello del fiume Potomac, insieme al deterioramento delle barriere di contenimento e al progressivo abbassamento del terreno, sta causando l’allagamento delle radici di alcuni alberi.
Per questo motivo il National Park Service avvierà un importante progetto di adattamento climatico: saranno rimossi oltre 150 ciliegi e circa altrettanti alberi di altre specie per consentire il rifacimento delle strutture di protezione lungo il Tidal Basin. Al termine dei lavori verranno piantati 455 nuovi alberi, di cui 274 saranno nuovi ciliegi, con l’obiettivo di preservare uno dei simboli più amati della primavera americana anche in un clima che cambia.
Fonte articolo: time.com
Immagine di copertina: Tomwsulcer – Opera propria, CC0 – Tabella: Our World in Data
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