CER SOLE: a Genova la prima comunità energetica solidale ligure
Comunità al Sole. Con le Cers si riducono le emissioni ma si aumenta il valore sociale dell’energia. Articolo a cura di Andrea Degl’Innocenti, vicedirettore Italia che Cambia.
A Genova, tra palazzi che guardano il mare dei quartieri popolari, il Sole bacia i tetti ma le bollette energetiche pesano come macigni sui bilanci familiari. Qui però è nata una comunità che ha deciso di cambiare le regole del gioco. Si chiama CER SOLE – acronimo di Solidale, Libera, Ecologica – ed è la prima comunità energetica solidale (Cers) della Liguria. Dietro questo nome semplice c’è un’idea radicale: produrre energia pulita non solo per ridurre le emissioni, ma per redistribuire valore, contrastare la povertà energetica e rafforzare i legami sociali.
Il meccanismo è intuitivo: sui tetti degli edifici vengono installati impianti fotovoltaici, l’energia prodotta viene condivisa tra famiglie, enti e imprese del quartiere, e i risparmi economici generati vengono reinvestiti nella comunità. Non si tratta, dunque, soltanto di ridurre le bollette, ma di far sì che l’energia diventi bene comune, strumento per finanziare attività culturali, progetti sociali, sostegno a chi è più in difficoltà.
La sua Presidente Elena Putti, intervistata da Valentina D’Amora per Italia che Cambia, ha raccontato che i ristori della Cers (ovvero i benefici economici derivanti dall’energia condivisa) vengono usati per vari scopi, «dalla manutenzione del verde pubblico di alcune aiuole della città all’installazione di rastrelliere elettriche in Corso Italia, ma anche per finanziare un’associazione in difficoltà o anche per sostenere cittadini in fragilità economica».

Scopri di più – il sito web di CER SOLE – Comunità Energetica Rinnovabile Genova: LINK
Mentre esperienze come questa crescono, sperimentano e già oggi portano benefici concreti, il governo italiano ha scelto di rilanciare con decisione la carta del nucleare. Lo ha fatto prima di tutto con una campagna istituzionale di comunicazione: 7,5 milioni di euro investiti tra il 2025 e il 2026 per raccontare agli italiani che i nuovi reattori modulari sarebbero “puliti, sicuri, innovativi e orientati alla decarbonizzazione”. Peccato che, nei fatti, la cornice legislativa non sarà pronta prima della fine del 2027 e che le prime centrali non potranno entrare in funzione prima della metà del prossimo decennio.
I numeri parlano chiaro: i piani ipotizzano 0,4 Gigawatt di potenza nucleare installata entro il 2035, con la prospettiva di arrivare a 7,6 gigawatt nel 2050. Nel frattempo, nel solo 2024, in Italia sono stati installati 7,48 Gigawatt di impianti rinnovabili. In un anno, le fonti pulite hanno già prodotto più capacità di quanta il nucleare, nella sua versione più ottimistica, potrà offrire nei prossimi dieci anni.
In questo articolo, tuttavia, non entriamo nei dettagli tecnici della scelta tra rinnovabili e nucleare, che trovate in altri pezzi presenti in questo numero di Ecofuturo. Qui ci limitiamo ad evidenziare un aspetto semplice, apparentemente minore: una comunità energetica come CER SOLE restituisce immediatamente benefici ambientali, sociali ed economici al territorio che la ospita. Una centrale nucleare no.
Il nucleare concentra risorse, rischi e decisioni in poche mani; le rinnovabili, quando adottate con un modello partecipato, distribuiscono valore e responsabilità. Da una parte un’infrastruttura gigantesca, centralizzata, che richiede decenni e miliardi, dall’altra un insieme di piccole esperienze che si moltiplicano sui tetti delle città, nei paesi di montagna, nelle campagne, e che trasformano i cittadini da consumatori passivi in protagonisti della transizione… Continua a leggere gratis l’articolo su L’ECOFUTURO MAGAZINE – CLICCA QUI
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