Cannabis: una legge di ordinaria follia
Storie che contano… poco – Cannabis: una legge di ordinaria follia. Contributo a cura di Nunzio Santalucia
Premessa
FARMACI: “ADELANTE CUM IUDICIO”
“I farmaci sono sostanze che conosciamo poco che introduciamo in organismi che conosciamo ancora meno”.
Questa brillante considerazione scientifica è contenuta in un vecchio Manuale di Tossicologia Medica ed esprime bene il mio legame profondo con la ricerca scientifica e il fascino delle scoperte. Tuttavia, allo stesso tempo, rimarca il pericolo della presunzione scientifica che purtroppo affligge molti scienziati. Il problema non è mai la scienza ma lo scienziato! Il “vero” scienziato è in genere cauto e modesto. L’arrivista scienziato è sempre presuntuoso e arrogante.
La farmacologia, come tutte le scienze, nasce da domande alle quali si cerca di dare delle risposte. L’entusiasmo che suscita una risposta trovata è sempre bilanciato dalle nuove domande che tale risposta pone. Ogni segreto svelato moltiplica i segreti da svelare È un vortice senza fine che insegna sempre qualcosa di nuovo. La scoperta scientifica in quanto relativa rende infinita e stimolante la ricerca. L’attribuzione di valore assoluto la squalifica e la invalida. L’applicazione pratica delle scoperte necessita però di certezze, ma anche queste, paradossalmente, non sono assolute, ma relative.
Occupandoci di sostanze con attività farmacologica dobbiamo opportunamente tenere ben presente che ogni essere umano è diverso dall’altro, non solo come impronte digitali, ma in tutti gli aspetti, fisici, metabolici, psichici ed anche emozionali. Quando assumiamo una sostanza che possiede una definita azione farmacologica tale azione si esplica nella maggioranza delle persone, ma non assolutamente in tutte o comunque non sempre con le stesse modalità. La valutazione, specie statistica, ci permette di acquisire delle relative certezze che ci consentono di utilizzare al meglio le conoscenze acquisite in un opportuno e vantaggioso equilibrio tra benefici e danni.
La diffusissima aspirina è notoriamente un’ottima medicina e utilizzata proficuamente da decenni come sintomatico in varie patologie o come medicina preventiva in altre condizioni patologiche, ma, non possedendo il dono del potere assoluto, annualmente provoca qualche migliaio di morti nel mondo. Questo rischio è comunque ben compensato dai vantaggi in termini di vite umane e sofferenze. Gli antibiotici, utilissimi e a volte indispensabili per salvare delle vite, se abusati o male utilizzati diventano controproducenti e dannosi.Iinoltre inducono lo sviluppo di resistenza nei germi con possibili risvolti drammatici. Tutti i farmaci vanno utilizzati oculatamente nei tempi, modi e dosaggi opportuni valutando caso per caso la risposta alla terapia.
Nella nostra legislazione i farmaci proibiti vengono definiti droghe con accezione negativa, senza alcuna motivazione scientifica. L’efficacia farmacologica di queste droghe è incontestabile e in situazione particolari ne è concesso l’utilizzo. Il pericolo deriverebbe dall’uso e dall’abuso voluttuario, o ludico che dir si voglia. Ma l’abuso dei farmaci legali, specie psicofarmaci, è molto più diffuso di quanto si possa immaginare, con conseguenze tossicologiche molto impegnative, mentre le conseguenze legali, sommate a quelle tossicologiche, rendono drammatiche gli usi e gli abusi delle droghe illegali.
Purtroppo, la legge spesso proibisce farmaci le cui potenzialità terapeutiche sono ben evidenti, superiori o simili a farmaci legali o con meno effetti collaterali. Non ho alcun dubbio che i farmaci siano presidi terapeutici o sintomatici di notevole importanza, spesso indispensabili. Ma sono altrettanto certo che il cattivo uso e l’abuso troppo spesso creino problemi maggiori di quelli che si volevano risolvere. La condizione d’illegalità di sostanze farmacologicamente attive, decisa in ambiti non sempre competenti o competenti in tutt’altre materie e a volte, malauguratamente o ingenuamente, complici di chissà quale diabolica strategia di torbidi interessi, non fa altro che moltiplicare i danni.
Introduzione
Professionalmente mi sono confrontato tutti i giorni per oltre 40 anni con quel particolare mondo da tutti scansato o ignorato. Il mondo degli emarginati: drogati, legali e illegali, e detenuti, colpevoli e incolpevoli.
Nei primi anni ’70 da studente di medicina ho frequentato l’ambulatorio tossicodipendenze presso il Servizio di Tossicologia dell’Università di Firenze guidato dal prof. Mannaioni. La polvere di eroina incominciava a farsi strada fra i miei coetanei, inconsapevoli dei fattori di rischio e delle conseguenze fisiche e mentali. Le macabre e dolorose immagini di giovani vittime, con l’ago infilato nella vena del braccio, distesi sulle panchine dei parchi pubblici, incominciavano ad occupare sempre più gli spazi dei telegiornali. Si moriva a causa della famosa “overdose”, sovradosaggio di eroina rispetto alla dose che l’organismo tollerava in quel momento. Oppure si moriva per la tossicità delle sostanze da taglio, cioè sostanze aggiunte per incrementare il peso.
La non conoscenza della percentuale di eroina contenuta nella dose acquisita clandestinamente è stata quasi sempre la causa di tali morti, escludendo i casi di suicidi da disperazione indotta dalla drammatica condizione sociale di “drogato”. Uno stigma che una cloacale cultura aveva magistralmente creato proponendo finalmente un nuovo capro espiatorio sul quale scaricare le proprie ignavie contraddizioni sociali.
L’eroina di strada era l’eroina dei poveri, di coloro che avevano venduto tutto o rubato di tutto. Scippi, furti, rapine ecc., costellavano la quotidianità delle vittime della dipendenza da una sostanza che comunque “sentivano” di dominare pur essendone completamente dominati. Nelle bustine vendute clandestinamente in genere di eroina ce n’era davvero poca. La maggior parte della “roba” era costituita da varie sostanze, spesso innocue, a volte mortali, comunque tossiche. Nella frequentazione di Medicina Legale ho preso atto del reperimento anche di intonaco grattato dai muri o di deiezioni di piccioni. “Quando devi vendere qualche busta non stai mica a badare cosa ci metti, ti regoli a seconda di dove ti trovi.” C’erano anche, e ci sono ancora, “drogati”, senza problemi economici e legali, serviti a domicilio con “roba buona”. I soliti raccomandati!!!
Ho conosciuto le avanguardie dei cosiddetti “tossici” fiorentini. Assumevano il metadone in compresse (phiseptone) per contrastare i sintomi astinenziali da eroina e inibire la forte tendenza alla recidiva. Ma il fallimento era quasi la norma. Alcuni, quando non “trovavano” la maledetta agognata polvere, polverizzavano le compresse di metadone per assumerle per via endovenosa con conseguenze trombo-emboliche in vari organi, più facilmente ai polmoni. Nelle visite ambulatoriali giuravano e spergiuravano di non ricascarci mai più… per qualche giorno, poi di nuovo lo stesso giuramento! La sostituzione delle compresse di metadone con lo sciroppo di metadone ha notevolmente ridotto l’assunzione di tale farmaco per via endovenosa, anche se qualcuno si iniettava comunque lo sciroppo.
Dopo la laurea in Medicina e Chirurgia all’Università di Firenze, ho svolto il Tirocinio Ospedaliero e due anni di internato in Ostetricia e Ginecologia. L’evento del parto, la nascita, la vita che si annuncia con musicali vagiti, hanno suscitato in me nuove emozioni e un forte interesse professionale. Per qualche anno ho provato ad essere ammesso alla Scuola di Specializzazione, ma non avevo la “chiave” per aprire il cancello d’accesso. Nel frattempo ho conseguito la specializzazione in Tossicologia Medica, anche in considerazione della precedente esperienza maturata presso il reparto e l’ambulatorio per le tossicodipendenze.
In seguito, ho frequentato per quattro anni l’Istituto Internazionale di Sessuologia di Firenze e ho poi conseguito il Perfezionamento in Bio-Psico-Sessuologia, frequentando per cinque anni l’Università di Modena. Questi studi, che comprendevano anche l’interessante approccio relazionale, si sono rivelati di grande utilità nel quotidiano confronto con le personali conflittualità legate a tutte le forme di dipendenza, fisica, psicologica o mentale, indipendentemente dall’assunzione o meno di sostanze.
Per alcuni anni ho svolto attività di volontariato con il Gruppo ‘80, un piccolo gruppo di medici e psicologi che si erano resi disponibili alla sperimentazione dell’utilizzo della morfina nella dipendenza da eroina, considerati i deludenti risultati della somministrazione del solo metadone. La sperimentazione era stata autorizzata soltanto in alcune città, tra le quali Firenze. Dopo qualche anno, la sperimentazione si è conclusa senza un’oggettiva valutazione, da parte del legislatore, degli interessanti risultati ottenuti. Pertanto, si è tornati all’utilizzo del solo metadone sciroppo.
Dopo alcuni anni di attività professionale saltuaria presso alcuni GOT (Gruppi Operativi Tossicodipendenze) – poi diventati Ser.T. (Servizi per le Tossicodipendenze) e infine Ser.D. (Servizi per le Dipendenze) – di Firenze, Scandicci e Sesto Fiorentino, vicende di vita e professionali mi hanno portato, nel 1989, al Servizio Tossicodipendenze di Pontedera, e successivamente a Volterra, Pistoia e Fucecchio, fino ad arrivare, dal 2000, al Ser.T. di Pisa.
Ho frequentato le Patrie Galere, come medico, dal 1983: “Sollicciano” 1 e 2 a Firenze, poi Pistoia, Empoli e il “Don Bosco” di Pisa.
Qualcuno ha detto che “Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni” (Dostoevskij). Le brutture, le ingiustizie, le assurdità del cosiddetto Mondo Civile si concentrano e si coacervano nelle prigioni, moltiplicando i danni sull’essere umano, pur se colpevole, ancor più se incolpevole. Se le cosiddette periferie degradate sono scuole di delinquenza, il carcere è l’università. Il carcere svela i segreti di una particolare cultura il cui apprendimento fuori dal carcere richiederebbe molto più tempo. Il carcere rilascia diplomi e lauree come tutte le scuole. Insegna linguaggi, norme, regolamenti, codici, compiti che consentono di superare esami sui generis per conseguire riconoscimenti sui generis. Essere stato in carcere può essere una vergogna o un vanto a seconda di come hai frequentato la “scuola” e dei titoli conseguiti.
Nella mia professione l’atto medico si confronta e stride quotidianamente con leggi assurde che sfornano criminali senza crimini. Se sono ammalati di dipendenza dalla droga alcool, li curiamo. Se sono ammalati di dipendenza da droghe proibite, li sbattiamo in galera. Praticamente trasformiamo giovani, e meno giovani, da persone innocenti, afflitti o meno da problematiche personali, in potenziali delinquenti. Il carcere lascia sempre il segno nella mente e molto spesso anche sul corpo. La rieducazione (?) è quasi sempre una pura illusione. E’ una presunzione del sistema, è una pezza normativa, è un comodo palliativo alle gravi carenze che perpetuano la cancrena sociale.
Dall’esperienza umana alla coscienza. Dalla coscienza all’impegno sociopolitico.
Socio fondatore di Forum Droghe, movimento per i diritti civili e la riduzione del danno, del Centro Culturale Canapa, movimento per il recupero della coltivazione e della cultura della canapa, e dell’Associazione per la Canapa Terapeutica, movimento per il diritto all’uso della canapa da parte di malati che ne traggono benefici.
Chi non vede i danni provocati dalle leggi proibizioniste non è cieco, non “vuole” vedere!
I danni delle droghe vengono moltiplicati dall’illegalità, ma le leggi non cambiano direzione. L’illegalità è la condizione che incide più di ogni altra sui danni farmacologici delle sostanze. La già citata non conoscenza della dose della sostanza attiva presente in quella acquistata. Le sconosciute sostanze, cosiddette da taglio, aggiunte per incrementare i guadagni. Le patologie indotte dalle sostanze, dagli inquinanti e dalle modalità di assunzione incrementano invece i costi del nostro “brillante” Sistema Sanitario Nazionale.
I reati connessi all’illegalità, quindi ai costi delle sostanze proibite, foraggiano meritevolmente le “persone per bene” dotate di raffinato intuito imprenditoriale. Gli affari sono affari e non ammettono scrupoli, mentre reclutiamo sempre più “matricole” da avviare all’università alternativa che la nostra società propone, incentivando e incrementando l’accesso alle nostre capienti (?) prigioni. La sicurezza sociale e la convivenza pacifica diventano obiettivi raggiungibili, basta aver fiducia(?). Gli imprenditori senza scrupoli, nazionali e internazionali, condividono e ringraziano i politici nazionali e internazionali illuminati.
Il tentativo di proporre un referendum per la depenalizzazione della cannabis è stato miseramente affossato dalla Corte costituzionale con motivazioni tutte da capire, per quel che c’è da capire!
Allontanare qualche milione di giovani e meno giovani da un mercato che offre “liberamente” di tutto e di più potrebbe essere un primo piccolo passo verso una ricerca di politiche alternative a quelle fallimentari sinora in auge in quasi tutto il mondo. A chi conviene? A chi non conviene?
Le Storie di malati che hanno subito pesanti “persecuzioni” legali con importanti sequele, a volte drammatiche, per aver tratto beneficio psico-fisico dalla pianta di canapa, non interessano i nostri eccelsi illuminati, o forse non le conoscono. (?)
Alcune delle tante “Storie” da me conosciute le ho raccolte negli anni, documentando gli atti sanitari e processuali. Esseri umani con gravi patologie invalidanti mi hanno contattato in vari modi chiedendomi, come medico, qualche spiegazione razionale all’assurdità normativa di dover rinunciare coattivamente ad un presidio farmacologico che mesi, o anni, di diretta sperimentazione su se stessi ne avevano inequivocabilmente dimostrato l’efficacia, confrontando i danni-benefici con altre terapie. Nelle perizie o nelle testimonianze in tribunale ho sempre di fatto dimostrato che tutto nasceva da uno stupido equivoco. Questi malati non assumevano marijuana, “pericolosa droga proibita”, ma cannabinoidi contenuti in una piantina di canapa che non ha di fatto una dose letale ed è annoverata tra i farmaci da millenni.
Ritengo sia il caso, in questo momento di ulteriore degrado culturale e politico, divulgare alcune di queste Storie. Non ho modificato le testimonianze dirette né le perizie giudiziarie, pertanto, possono essere presenti alcune ripetizioni nelle varie conclusioni peritali…
Continua nei prossimi articoli…
Leggi anche: I benefici della cannabismedica per i pazienti con dolore cronico – Ecquologia²
Siti da conoscere:
International Drug Policy Consortium (IDPC)
associazione cannabisterapeutica
Federcanapa | Federazione Italiana Canapa
Associazione Tutela Pazienti CannabisMedica A.P.S. E.T.S.
Associazione Canapa Sativa Italia – CSI
PazientiCannabis APS – Associazione per il diritto alla cura
Cannabislight, CBD e canapa in Italia | Notizie, normativa e guide – Canapalandia


