Bonifica e risanamento dei laghi e delle zone umide
Uno dei ruoli fondamentali delle ecotecnologie è quello di “riparare” i danni ambientali. Articolo di Giancarlo Busti, consulente ambientale.
«Signore e signori, benvenuti alla XII edizione di Ecofuturo festival. È il momento dedicato alla bonifica e al risanamento dei laghi e delle zone umide […]». Non so come Michele Dotti riesca a mantenere quel tono brillante e ironico per quattro giorni, ma ci riesce. In platea, pochi smoking, molti capelli bianchi e le inconfondibili bretelle di Fabio che sottolineano la sua corporatura massiccia. Sul palco, oltre a me — etichettato per l’occasione come storico — il Prof. Marco Rosa-Clot dell’Università di Firenze, Roberto Gualandi, presidente di Borghi e Sentieri della Laga e Franco Boschi, ricercatore in scienza del territorio.
L’atmosfera è serena, amichevole. Nonostante le telecamere e i milioni di visualizzazioni promessi, mi sento perfettamente a mio agio. È pur sempre un festival, mi ero detto, e forse avrei dovuto azzardare qualcosa di più nel look. Non trovando nell’armadio il completo in lamé di Elton John, ho optato per un ordinato vestito blu, ritrovandomi un po’ fuori registro rispetto ai miei correlatori, decisamente più informali. Peccato mancasse l’On. Marco Simiani, che avrebbe sicuramente arricchito il dibattito con la sua esperienza, essendo stato il promotore della legge per la salvaguardia della Laguna di Orbetello.
Proprio su questo argomento ho impostato il mio intervento, ampiamente analizzato anche dal Prof. Rosa-Clot, che ha aperto i lavori mostrando un grafico eloquente: il fotovoltaico ha ormai superato le altre fonti rinnovabili per produzione, grazie a costi e manutenzione più contenuti. Ha spiegato come, per superare il problema dell’occupazione di suolo, si possa puntare sugli impianti flottanti da installare nei bacini idroelettrici a monte delle dighe, soluzione che non solo evita il consumo di terra, ma riduce anche l’evaporazione, migliora la qualità delle acque e si integra con le infrastrutture elettriche già esistenti. Una proposta intelligente, ancora poco valorizzata. Ha aggiunto che questo sistema si potrebbe applicare anche ai laghi di cava dismessi e ai bacini agricoli, offrendo così alle comunità rurali una certa autonomia energetica. A seguire, ha presentato il caso di Orbetello, suggerendo un intervento combinato di fotovoltaico, dragaggio e ossigenazione per risanare la laguna.
Valore territoriale.
Devo ammettere di essere rimasto positivamente colpito: dopo avergli inviato alcune settimane prima un estratto del mio progetto, ho scoperto che le nostre proposte, pur basandosi su tecnologie differenti, andavano nella stessa direzione. La sua decisione di integrare alcune delle mie idee nel suo lavoro mi ha confermato la validità di quanto mi apprestavo a presentare.
Il nostro, in realtà, non è solo un progetto tecnologico, ma la proposta di una vera infrastruttura ambientale capace di ridare valore a un territorio, rilanciandone l’economia a partire dal risanamento. La laguna, compromessa dall’eutrofizzazione dovuta all’eccesso di alghe, alte temperature e bassi fondali, ha bisogno di un approccio nuovo.
A suo tempo l’assessore all’ambiente di Orbetello, quando gli illustrai l’idea, si mostrò entusiasta delle fontane tipo Jet d’Eau di Ginevra (vd. immagine articolo) — sei, ma di dimensioni molto più contenute rispetto ai suoi 140 metri di altezza, come ho precisato a Michele che temeva, scherzando, per l’incolumità degli incauti uccelli locali. Il progetto ruota intorno a queste fontane, capaci di ossigenare e muovere enormi quantità d’acqua, coadiuvate da canali ripristinati grazie all’ecodragaggio Limpidho di Decomar, in grado di separare inerti e inquinanti restituendo acqua pulita senza sollevare i sedimenti.
Abbiamo immaginato un ciclo agricolo a basso impatto, eliminando i concimi chimici a favore del biochar prodotto con il trattamento HTC delle alghe in eccesso, e riducendo il dilavamento dei terreni grazie a pratiche agricole più sostenibili. Il tutto affiancato da un monitoraggio continuo e dalla gestione del granchio blu, oltre alla realizzazione di un grande impianto fotovoltaico flottante da 240 ettari per coprire i consumi e attrarre investitori.
Mentre io e il Prof. Rosa-Clot ci scambiavamo una pacca sulle spalle, è salito sul palco Roberto Gualandi. Ha raccontato le difficoltà della ricostruzione nelle aree colpite dai terremoti del 2009 e 2016, dove mancano ancora scuole, servizi e infrastrutture. Ha parlato con orgoglio della rete creata dalle comunità locali e di un festival diffuso che anima anche i borghi più remoti, spingendo le amministrazioni a lavorare insieme. Gualandi ha insistito sull’urgenza di trovare soluzioni energetiche sostenibili, considerando l’impatto delle dighe costruite nel secolo scorso. Ha proposto, per esempio, di sfruttare il fotovoltaico per uno scambio di energia tra attività produttive e seconde case nei borghi, migliorando così la resilienza energetica locale. Ha concluso invitando tutti a visitare il festival culturale più lungo d’Europa, ringraziando le comunità e le reti territoriali per la loro ospitalità.
Laghi rinnovabili.
Infine, Franco Boschi — capirete alla fine perché è stato il più simpatico sul palco, dopo Michele ovviamente — ha portato i saluti dalla Toscana e dall’Umbria. Ha raccontato la storia dei laghi di Chiusi e di Montepulciano, residui della Valdichiana, bonificati a partire dal XVI secolo e recuperati nel secondo dopoguerra. Ha ricordato anche il lago Trasimeno, il suo legame con la Valdichiana e con Roma, e il ruolo vitale delle antiche idrovie. Con 39 anni da ufficiale idraulico alle spalle, Boschi ha parlato anche degli invasi della Penna e dell’Evani, utilizzati negli anni ’50 per alimentare le industrie del Valdarno. Ha spiegato come oggi l’idroelettrico potrebbe tornare protagonista, soprattutto di notte, integrandosi con il fotovoltaico. Ha affrontato il problema dello sfangamento delle dighe e dei dragaggi necessari per la navigazione, soprattutto al Trasimeno, e del riuso dei materiali dragati nel settore edilizio… Continua a leggere l’articolo gratis su L’ECOFUTURO MAGAZINE
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