Amianto killer silenzioso e importazioni in Italia: una “brutta” storia infinita

Sono oramai passati quasi 23 anni, da quando in Italia, con la Legge del 27 marzo 1992, si pose fine alla utilizzazione di quello killer silenzioso che è stato, è e sarà ancora per molti anni l’amianto, e, proprio mentre una straordinaria donna simbolo nella lotta per le vittime dell’amianto, come Romana Blasotti Pavesi, passa la mano ma non certo il cuore come Presidente di AFEVA


(link sito), come presidente della storica associazione a tutela dei familiari e delle vittime dell’amianto di Casale Monferrato, incredibili documenti evidenziano ancora l’importazione di questa micidiale fibra da paesi in cui l’amianto è ancora utilizzato

Felice Casson, personaggio di riferimento in altre grandi inchieste per reati ambientali del lavoro, come quello della Montedison di Porto Marghera di cui ricordo un indimenticabile libro come “La fabbrica dei veleni” (link scheda libro), hanno presentato un atto di sindacato ispettivo ai ministri Galletti e Lorenzin. I senatori si sono mossi sulla base di quanto apparso su ben tre riviste internazionali, secondo le quali il nostro Paese continua a comprare asbesto nonostante non il divieto di utilizzo imposto dal 1992.

L’Italia compare infatti tra i primi importatori da paesi nei quali, e sono ancora la maggioranza nel mondo, nei quali il micidiale minerale non è stato ancora bandito.

Proprio in un mio vecchissimo post di alcuni anni fa (vedi post “Amianto: storia, pericoli e soluzioni“) avevo evidenziato come solo una minoranza di nazioni, appena 52, inclusi tutti gli Stati membri dell’Unione Europea, ha messo al bando l’amianto, con vastissime zone del mondo, spesso coincidenti con le aree con trend di sviluppo in crescita come tutti i paesi dell’Asia, dell’Europa Orientale, dell’Africa e dell’America Latina, continuano ad usare, esportano e importano amianto o prodotti con contenuto di amianto. Un contesto nel quale la Russia, figura come maggiore produttore mondiale di amianto, seguito da Cina, Kazakhstan, Brasile, Canada, Zimbawe, Colombia e grandi consumatori, con la Cina di gran lunga il maggiore al mondo, seguita da Russia, India, Kazakhstan, Brasile, Indonesia, Thailandia, Vietnam e Ukraina.

Proprio in questo contesto, sembra che l’Italia si collochi tra i primi importatori di asbesto dall’India, importando da quel paese ingenti quantità di amianto tra il 2011 e il 2012. Un attestazione di questo arriva dal “Indian Minerals Yearbook 2012”, scaricabile in calce al post, che attesta l’Italia come primo acquirente di asbesto indiano al mondo nei due anni citati, ha importato 1040 tonnellate di fibre d’amianto per un importo pari a circa 26mila euro.

Una vicenda che non si esaurisce al fronte indiano, dal momento che l’Italia importa asbesto anche dagli Stati Uniti, dal momento che proprio un altro raopporto, il “2013 Minerals Yearbook”, pubblicato dal Us Geological Surveys (USGS) del governo statunitense e scaricabile in calce al post, ci cita insieme all’India quali unici importatori di fibre d’amianto prodotte negli Usa, per un quantitativo pari a circa 16mila dollari di export certificato, con il nostro paese che, secondo i senatori interroganti, tra il 2011 e il 2012 l’Italia ha importato dagli Stati Uniti d’America anche 342 manufatti contenenti asbesto. Una attivazione, quella del gruppo di senatori PD guidati da Felice Casson, derivante da ONA, l’Osservatorio nazionale amianto (link sito), organizzazione che, in una lettera del 13 gennaio scorso, indirizzata alla Commissione Lavoro del Senato, nella quale è stato riportato lo stralcio della pubblicazione indiana insieme ad alcune note sui tre disegni di legge intorno al tema amianto e sue vittime, attualmente giacenti in Parlamento.

La cosa più misteriosa è ovviamente quale sia la destinazione d’uso dei quantitativi di amianto illegalmente importato, che dovrebbe in potrebbe rifornire prevalentemente il comparto edile, con particolare riferimento alla purtroppo grande componente legata alle organizzazioni criminali, capaci di gestire anche il commercio illegale delle fibre d’asbesto da e per l’Italia. Indizi basati su prove tangibili come quelle emerse a Finale Emilia, dove i magistrati stanno indagando su una ditta costruttrice, in ambiti di ‘ndrangheta, che stava portando materiale contaminato d’amianto nei cantieri delle scuole costruite dopo il sisma del 2012.

L’interpellanza dei senatori PD ai ministri dell’ambiente Galletti e della salute Lorenzin, richiede “per quali ragioni non siano stati fatti i dovuti controlli e l’amianto non sia stato rinviato al mittente” ma soprattutto “se non intendano prendere le dovute misure finalizzate ad eliminare l’amianto importato a spese dei suoi importatori e a determinare se, soprattutto nei porti, transitino merci contenenti amianto (che possono contaminare chiunque a qualunque titolo venga a contatto con loro), vigilando affinché simili fatti delittuosi non avvengano più”. Una notizia che giunge come un ulteriorepugno nello stomaco dopo la scandaloso esito del processo Eternit (vedi post “Processo Eternit: un ulteriore colpo mortale per questa nuova “vergogna di stato”).

Un’altra vicenda oscura per il nostro paese, già abbastanza oscurato dalla illegalità, proprio in una delle vicende più dolorose degli ultimi decenni, che ha come simbolo di questa lotta, quella straordinaria donna che è Romana Blasotti 86 anni il prossimo 3 marzo, con alle spalle un quarto di secolo speso alla ricerca di giustizia per le vittime di Eternit e una famiglia devastata proprio dal grigio killer silenzioso, con la perdita del marito Mario, della figlia Maria Rosa, della sorella Libera e del nipote Giorgio anch’essi decimati dal terribile mesotelioma pleurico, il micidiale tumore maligno provocato proprio dalla inalazione delle fibre di amianto.

• Scarica l’ “Indian Minerals Yearbook 2012”

• Scarica il “2013 Minerals Yearbook”di USGS

Sauro Secci

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