Agricoltura e Rinnovabili: un’alleanza da rafforzare
Agricoltura e rinnovabili. Il frutto si rinnova. Articolo a cura di Alessandro Visalli
Oxy Eos.
La relazione tra il mondo agricolo e quello delle rinnovabili deve essere rafforzata.
Durante la giornata del Festival Ecofuturo che ha trattato l’importante e decisivo rapporto tra la produzione di energia rinnovabile e la produzione di cibo e altri servizi fondamentali derivanti dalla terra, sono stati approfonditi due temi centrali: il biogas e l’agrivoltaico, sotto l’aspetto della produzione energetica, e le migliori pratiche legate al biologico, alla corretta gestione dell’acqua e alla connessione profonda tra cibo di qualità e territori.
Tra i protagonisti di questa discussione sono intervenuti: Piero Gattoni, presidente del CIB – Consorzio Italiano Biogas, Mariagrazia Mammuccini, presidente di Federbio, Rosario Montuschi del Consorzio di Bonifica della Romagna Occidentale, Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia, Alessandra Raponi di Green Square e, infine, Alessandro Visalli di Oxy Eos, autore dell’articolo.
La giornata ha visto un fecondo dialogo tra le migliori pratiche nella produzione di energia e nella coltivazione del cibo, alla ricerca di un giusto equilibrio tra l’efficienza concreta delle azioni e l’amore per i territori, la terra e la salute del Pianeta.
Per primo, Piero Gattoni ha illustrato come il concetto di “Biogas fatto bene” sia ormai una realtà consolidata, rappresentando un efficace esempio di bilanciamento tra la necessità di gestire correttamente i prodotti derivanti dagli allevamenti e gli scarti agricoli per la chiusura dei cicli produttivi. Gli impianti a biogas, infatti, possono integrarsi perfettamente nei sistemi agricoli e zootecnici, trasformando i sottoprodotti in una risorsa preziosa per riportare il carbonio nel suolo, fertirrigare in modo naturale e restituire a ogni componente di materia ed energia il giusto valore e ruolo.
Mariagrazia Mammuccini, presidente di Federbio, ha raccontato della sfida ormai consolidata del biologico, un modello di agricoltura sana e responsabile che riduce drasticamente l’impronta ambientale. In un contesto in cui, tra il 2015 e il 2023, le produzioni agricole sono scese dal 30% al 12%, con picchi di riduzioni della produzione di frutta al Nord superiori al 50% e con l’areale vitivinicolo che si sposta verso Nord, i segnali di un cambiamento climatico in accelerazione sono evidenti. Mentre le produzioni agricole calano drasticamente, cresce in parallelo sia l’export che l’import, e le aziende agricole si fanno sempre più piccole, con i territori marginali che rischiano di indebolirsi progressivamente.
Soluzioni bio–
In questo scenario, il biologico rappresenta una soluzione, poiché la sua applicazione rinforza notevolmente la capacità del suolo di trattenere il carbonio.
Su questi temi è intervenuta Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia, mettendo in evidenza come i sistemi locali di produzione di cibo ed energia rappresentino una delle principali strade per rafforzare le aree interne, con un impatto positivo sul tessuto sociale ed economico delle comunità.
Slow Food, da oltre quarant’anni, è impegnata in un’attenta riflessione sul cibo, con una particolare attenzione al cambiamento politico e culturale. In questo contesto, la conversione ecotecnologica, essendo essenziale, deve andare di pari passo con una trasformazione del pensiero e con il superamento dell’accentramento nel controllo delle risorse e dell’economia, valorizzando invece le risorse locali e decentrate, e creando una connessione tra la transizione ecologica e una rinnovata coesione sociale.
Questo approccio si concretizza nella promozione delle comunità energetiche, dell’economia locale e nella costruzione di “beni relazionali”. La produzione di cibo e quella di energia devono essere anche strumenti per garantire la libertà e la sovranità delle comunità locali.
Inserendosi in questo approfondito discorso, Rossano Montuschi del Consorzio di Bonifica della Romagna Occidentale, ha condiviso la straordinaria esperienza della creazione del Consorzio stesso, un processo che si è sviluppato nell’arco di venticinque anni. Montuschi ha raccontato come l’aggregazione di 850 aziende agricole abbia permesso di realizzare importanti infrastrutture idriche, comprendenti 21 consorzi, 3 milioni e mezzo di metri cubi di invasi idrici, 6 impianti fotovoltaici flottanti e lo sforzo di costruire una comunità energetica.
Alessandra Raponi, invece, ha contribuito con una prospettiva giuridica sul settore dell’agrivoltaico, fornendo un’analisi delle normative e delle pratiche che sottendono al crescente sviluppo della sinergia tra produzione agricola ed energia elettrica. In particolare, ha illustrato come il Green Deal europeo abbia spinto politiche integrate, con la promozione di nuove direttive che sono state recepite nell’ordinamento italiano. Tali direttive delineano il quadro per l’uso duale del terreno, consentendo l’installazione di impianti agrivoltaici, che sono stati inclusi nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) sebbene finanziati in misura ridotta.
Infine, Alessandro Visalli ha presentato un progetto concreto e una piattaforma di coinvestimento tra il mondo agricolo e quello energetico. Oxy Eos è una società agricola, nata come start-up innovativa, che unisce la vocazione industriale di un gruppo italo-portoghese con l’esperienza di un operatore storico dell’olio italiano. La missione è chiara e ambiziosa: sviluppare nuove piantagioni di olive ad alta efficienza, promuovendo un’agricoltura integrata, tecnologicamente avanzata e capace di autosostenersi, anche in ambito biologico. Il progetto si concentra sull’uso efficiente dell’acqua e sulla creazione di una linea di olio italiano tracciato.
Oxy Eos ha già avviato, in Toscana e oltre, una serie di accordi di co-investimento con partner affidabili nel settore fotovoltaico, tra cui Tages/Delos. Nel 2023, l’azienda ha presentato un progetto ambizioso (Le Due P) insieme a Proteggere Paesaggio e Natura, e Produrre Energia e Cibo, che mira a coniugare la protezione del paesaggio e della natura con la produzione di energia e cibo. Questo progetto prevede l’uso del 30% del terreno per aree di continuità ecologica e fasce boscate, che possono arrivare fino a settanta metri di spessore, con un numero di piante di olivo che supera quello dei pannelli fotovoltaici. Un’iniziativa che prevede investimenti per la natura — tra boschi e piantagioni — per quasi due milioni di euro. Il progetto ha ottenuto il pieno supporto da parte del Ministero della Cultura e del Ministero dell’Ambiente, ricevendo il Decreto di Compatibilità Ambientale in circa un anno e mezzo.
Chiudere il cerchio.
Fabio Roggiolani ha quindi sottolineato come lo stoccaggio della CO2, elemento centrale per il CIB, rappresenti il punto di chiusura del cerchio. Un impianto fotovoltaico, combinato con migliaia di alberi di grande dimensione e centinaia di migliaia di olivi a spalliera, può stoccare fino a tremila tonnellate di carbonio… CONTINUA A LEGGERE L’ARTICOLO GRATIS SU L’ECOFUTURO MAGAZINE
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