Le “Mamme No PFAS”
L’inquinante perfetto. I PFAS sono anche responsabilità della filiera tessile e sono estremamente dannosi e persistenti. Articolo a cura di Maria Secco, membro fondatore del “Movimento No PFAS del Veneto”.
Nel 2017, a seguito di un piano di sorveglianza sanitario indetto dalla Regione Veneto, si scoprì che nel sangue dei ragazzi nati nel 2002 (me compresa) c’era una sostanza sconosciuta: i PFAS.
Quando le nostre madri hanno ricevuto l’esito delle analisi hanno compreso che la situazione era grave e che la nostra salute era in pericolo, perciò si sono unite in gruppo per comprendere il problema e trovare un modo per risolverlo. Dalle poche che andarono a chiedere spiegazioni al comune, con il tempo tanti altri genitori delle zone contaminate (Verona, Vicenza e Padova) si unirono creando gruppi di lavoro per seguire la problematica in tutti i suoi aspetti. I molteplici obiettivi del gruppo comprendono la salute, nuove fonti acquedottistiche, l’irrigazione dei campi e abbeveramento degli animali, quindi alimenti sicuri, limiti regionali, nazionali ed Europei, propongono la messa al bando dei PFAS, la messa in sicurezza e bonifica del sito Miteni, l’azienda di Trissino che nel 2019 è stata chiamata a processo, che si concluderà quest’anno e vede indagati i quindici manager per disastro ambientale innominato, avvelenamento delle acque e bancarotta fraudolenta.
Nel tempo, il gruppo delle “Mamme No PFAS” ha incontrato tutte le istituzioni, da quelle comunali a quelle Europee, fino ad arrivare a Bruxelles. Loro non parlano di lotta ma di comunicazione; creare ponti e consapevolezza le caratterizza. Sono state innumerevoli le manifestazioni, gli incontri pubblici, i presidi ed altri eventi di sensibilizzazione che le hanno portate a creare una rete con genitori di tutto il mondo.
Se da un lato le madri hanno dato voce a un problema locale, il fenomeno dei PFAS si inserisce in un contesto molto più ampio.
Attenzione in crescita
Negli ultimi decenni, l’inquinamento causato da sostanze chimiche è diventato un tema di crescente attenzione. Tra queste, spiccano i composti perfluoroalchilici (PFAS), ampiamente impiegati in diversi settori, tra cui il tessile, l’industria alimentare, i beni di consumo e le tecnologie industriali. Conosciuti anche come eternal chemicals, i PFAS si distinguono per la loro straordinaria persistenza nell’ambiente, nonché per la loro tossicità, capacità di bioaccumulo e potenziale cancerogenicità. Queste caratteristiche hanno sollevato serie preoccupazioni per la salute umana e gli ecosistemi. Invisibili e privi di colore, sapore e odore, rappresentano inquinanti insidiosi e difficili da individuare.
Questa vasta famiglia di composti chimici contiene legami tra atomi di carbonio e fluoro i quali, essendo estremamente resistenti, conferiscono ai PFAS una notevole stabilità chimica che li rende ideali per una serie di applicazioni industriali, tra cui il trattamento di tessuti per renderli resistenti all’acqua, all’olio, al calore e alle macchie. Tuttavia, i rischi derivanti dall’uso di PFAS nel tessile non si limitano alla produzione, al consumo e al lavaggio ma si estendono anche alla fase di smaltimento dei capi trattati, gli inceneritori non arrivano a temperatura tale da degradarli, contaminando così tutte le matrici ambientali, creando problemi anche con il riciclaggio degli scarti tessili.
Gli effetti nocivi sulla salute umana sono oggetto di numerosi studi scientifici. Queste sostanze sono interferenti endocrini, cancerogene riconosciute dallo IARC, sono correlate a una serie di gravi problemi di salute, tra cui: diabete, malattie cardiovascolari, Alzheimer e demenza, infertilità, cardiopatia ischemica, basso peso alla nascita, ipertensione, ipercolesterolemia, tumore al rene e ai testicoli. Il rischio maggiore riguarda soprattutto l’esposizione cronica, poiché i PFAS si accumulano nel corpo umano e nell’ambiente, rimanendo presenti per decenni.
In risposta a questa crescente preoccupazione, diversi paesi e aziende stanno iniziando a ridurre l’uso dei PFAS nel settore tessile e ad utilizzare materiali alternativi, ma non è abbastanza. A livello normativo, l’Unione Europea ha iniziato a regolamentare l’uso dei PFAS, imponendo limiti più severi alla loro presenza nei prodotti di consumo, compreso l’abbigliamento. Comunque, la strada da percorrere è ancora lunga, e il coinvolgimento dei consumatori rimane cruciale per creare una domanda di prodotti più sicuri per noi e per l’ambiente.
Tessile inquinato
L’inquinamento di queste sostanze nel settore tessile è una problematica che merita attenzione urgente, non solo per la salute delle persone, ma anche per quella del nostro Pianeta.
Il movimento delle “Mamme No PFAS” ha fatto luce sulla realtà del Veneto ma questo problema riguarda milioni di persone, esposte a rischi invisibili ma concreti. Solo attraverso la divulgazione e l’impegno collettivo che coinvolga istituzioni, imprese e consumatori, sarà possibile proteggere la salute delle generazioni future e ridurre l’impatto devastante sull’ambiente e sulla vita umana.
Avendo vissuto questa esperienza da vicino – come figlia di una delle mamme che, otto anni fa, scoprirono il disastro ambientale – ho assistito in prima persona al duro lavoro necessario per portare alla luce la verità. Questo impegno è stato possibile anche grazie al supporto di numerose associazioni, gruppi, professori ed esperti, che hanno contribuito in modo determinante… continua a leggere gratis l’articolo su L’ECOFUTURO MAGAZINE
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